Infertilità femminile: cause, sintomi, diagnosi e cure

- Cos'è l'infertilità femminile e quando parlarne
- Le cause principali dell'infertilità nella donna
- Fattori di rischio: stile di vita e patologie correlate
- Sintomi: come riconoscere i segnali di una possibile infertilità
- Diagnosi: quali esami e valutazioni sono necessari
- Trattamenti e soluzioni per l'infertilità femminile
- Prevenzione: come preservare la fertilità
- Quando consultare un medico specialista
- Con Elty, trovare lo specialista giusto è più semplice
- Domande frequenti sull'infertilità femminile
- Fonti
Ci sono domande che si portano dentro in silenzio, mese dopo mese. Il test negativo, l'attesa, la speranza che si rinnova e poi si smorza di nuovo. Se stai vivendo questa situazione, o semplicemente vuoi capire meglio cosa succede quando una gravidanza non arriva, sei nel posto giusto. L'infertilità femminile è un tema complesso, spesso carico di ansie e domande, ma su cui la medicina ha fatto passi importanti.
Parlarne con chiarezza, senza tecnicismi inaccessibili, è il primo modo per trasformare la preoccupazione in consapevolezza. Secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 1 coppia su 6 nel mondo affronta difficoltà a concepire. In Italia, il fenomeno è in crescita, con un numero sempre più alto di coppie che si rivolgono a centri specializzati. Eppure molte persone aspettano anni prima di chiedere aiuto, spesso perché non sanno da dove cominciare.
Questo articolo vuole accompagnarti attraverso i concetti fondamentali: cosa si intende per infertilità, quali sono le cause più comuni, come si arriva a una diagnosi e quali strade esistono per affrontarla. Ogni percorso è individuale, e una valutazione specialistica resta sempre il passo più importante.
Cos'è l'infertilità femminile e quando parlarne
L'infertilità femminile è la condizione per cui una donna non riesce a portare a termine una gravidanza dopo un periodo di rapporti sessuali regolari e non protetti. Per convenzione clinica consolidata, si parla di infertilità dopo 12 mesi di tentativi senza successo. Questa soglia si abbassa a 6 mesi per chi ha superato i 35 anni, perché la finestra di fertilità si restringe con l'avanzare dell'età.
È importante distinguere tra infertilità e sterilità. La sterilità è una condizione definitiva, in cui la gravidanza è biologicamente impossibile. L'infertilità, invece, indica una difficoltà a concepire che nella maggior parte dei casi può essere indagata, compresa e affrontata. Molte persone che ricevono questa diagnosi riescono comunque a ottenere una gravidanza con il supporto medico adeguato.
Esiste anche una distinzione tra infertilità primaria, quando non si è mai riusciti a concepire, e infertilità secondaria, che si verifica dopo una o più gravidanze precedenti, anche se non portate a termine. In entrambi i casi, il percorso diagnostico e le possibili cause possono essere molto diversi tra loro.
Le cause principali dell'infertilità nella donna
Le cause dell'infertilità femminile sono numerose e spesso si sovrappongono. Comprenderne l'origine è il punto di partenza per qualsiasi percorso di cura.
Tra le cause più frequenti rientrano i problemi ovulatori, che riguardano circa il 25-30% dei casi di infertilità femminile. Quando l'ovulazione è irregolare, rara o assente, le possibilità di concepimento si riducono drasticamente. La sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) è la causa ormonale più comune in questo gruppo, ma anche l'insufficienza ovarica prematura e i disturbi della tiroide possono interferire con il ciclo ovulatorio.
Un'altra causa rilevante riguarda le tube di Falloppio. Se le tube sono ostruite o danneggiate, per esempio a causa di infezioni pregresse, malattia infiammatoria pelvica o interventi chirurgici addominali, l'ovocita non riesce a incontrarsi con gli spermatozoi. Questa condizione è responsabile di circa il 20-30% dei casi.
L'endometriosi è un'altra causa importante. Si tratta di una patologia in cui il tessuto simile all'endometrio cresce al di fuori dell'utero, causando infiammazione, aderenze e alterazioni anatomiche. Si stima che colpisca tra il 30 e il 50% delle donne con difficoltà a concepire, secondo i dati della Società Europea di Riproduzione Umana ed Embriologia (ESHRE).
Anche i fattori uterini possono compromettere la fertilità. Polipi, miomi, setti uterini o malformazioni congenite possono impedire l'impianto dell'embrione o aumentare il rischio di aborto spontaneo. Infine, esistono cause di origine cervicale, legate alla qualità del muco cervicale, e cause idiopatiche, cioè casi in cui, nonostante una valutazione accurata, non si identifica una causa specifica.
Fattori di rischio: stile di vita e patologie correlate
Oltre alle cause dirette, esistono fattori di rischio che possono ridurre la fertilità nel tempo o aggravare condizioni già presenti. Conoscerli aiuta anche a capire come agire prima che il problema diventi più complesso.
L'età è il fattore biologico più significativo. La riserva ovarica, cioè il numero e la qualità degli ovociti disponibili, diminuisce progressivamente a partire dai 30 anni, con un calo più marcato dopo i 35. Questo non significa che sia impossibile concepire dopo quella soglia, ma che i tempi di attesa possono aumentare e le possibilità di successo delle tecniche di riproduzione assistita possono variare.
Il peso corporeo incide in modo rilevante sulla produzione ormonale. Sia il sovrappeso sia il sottopeso alterano il ciclo mestruale e possono compromettere l'ovulazione. Anche il fumo di sigaretta è associato a una riduzione della riserva ovarica e a un aumento del rischio di aborto spontaneo. L'alcol, se consumato in quantità elevate, può interferire con l'equilibrio degli ormoni femminili.
Lo stress cronico è un altro elemento da non sottovalutare. Se è difficile stabilire un rapporto causale diretto tra stress e infertilità, è noto che alterazioni prolungate dell'asse ipotalamo-ipofisi-ovaio possono disturbare l'ovulazione. Alcune infezioni sessualmente trasmissibili non trattate, come la clamidia, possono causare danni permanenti alle tube. La diagnosi e il trattamento precoce di queste infezioni rappresentano quindi una forma di protezione della fertilità futura.
Sintomi: come riconoscere i segnali di una possibile infertilità
Uno degli aspetti più delicati dell'infertilità femminile è che, nella maggior parte dei casi, non produce sintomi visibili. Molte persone scoprono di avere un problema solo quando iniziano a cercare attivamente una gravidanza. Tuttavia, alcuni segnali possono indicare la presenza di una condizione che merita attenzione.
I cicli mestruali irregolari sono tra i segnali più comuni. Cicli molto ravvicinati, distanziati oltre 35 giorni, o del tutto assenti (amenorrea) possono indicare un problema ovulatorio. Anche cicli particolarmente abbondanti o dolorosi, soprattutto se il dolore è pelvico e si irradia alla schiena o alle gambe, possono essere spia di endometriosi o fibromi uterini.
Un altro segnale da tenere in considerazione sono le perdite intermestruali, cioè sanguinamenti al di fuori del ciclo, o la presenza di dolore durante i rapporti sessuali. Questi sintomi non sono specifici dell'infertilità, ma indicano spesso la presenza di una patologia ginecologica che vale la pena indagare. Anche una storia di infezioni pelviche ripetute o di interventi chirurgici all'addome può aumentare il rischio di compromissione della fertilità.
Vale la pena ricordare che l'assenza di sintomi non esclude l'infertilità. Per questo, una valutazione periodica con uno specialista in ginecologia resta uno strumento prezioso, anche in assenza di segnali evidenti.
Diagnosi: quali esami e valutazioni sono necessari
Quando si decide di avviare un percorso diagnostico per l'infertilità femminile, il punto di partenza è una visita con uno specialista in ginecologia o in medicina della riproduzione. La valutazione riguarda sempre entrambi i partner, perché in circa il 30-40% dei casi le cause dell'infertilità di coppia sono maschili o condivise.
Sul fronte femminile, gli esami ormonali sono tra i primi a essere richiesti. Il dosaggio di FSH, LH, estradiolo, progesterone e ormone antimülleriano (AMH) permette di valutare la riserva ovarica e la qualità della funzione ovulatoria. L'AMH in particolare è considerato un indicatore affidabile della quantità di ovociti ancora disponibili.
L'ecografia pelvica transvaginale è lo strumento di imaging di primo livello. Permette di valutare l'utero, le ovaie, la presenza di cisti, fibromi o polipi, e di contare i follicoli antrali, un parametro utile per stimare la riserva ovarica. Per valutare la pervietà delle tube di Falloppio, si ricorre all'isterosalpingografia, un esame radiologico che visualizza il percorso del mezzo di contrasto attraverso l'utero e le tube.
In casi selezionati, lo specialista può proporre una laparoscopia diagnostica, un intervento minimamente invasivo che permette di visualizzare direttamente gli organi pelvici e di identificare condizioni come l'endometriosi o le aderenze. Possono essere richiesti anche esami sulla funzionalità tiroidea e altri dosaggi ormonali se si sospettano squilibri specifici.
Trattamenti e soluzioni per l'infertilità femminile
Le opzioni disponibili per affrontare l'infertilità femminile variano in base alla causa identificata, all'età della persona e alla storia clinica complessiva. Non esiste un approccio unico: il percorso viene costruito insieme allo specialista, tenendo conto di tutti questi elementi.
Quando la causa è ormonale, come nella PCOS o nei disturbi ovulatori, il primo approccio può essere la stimolazione ovarica con farmaci specifici che favoriscono lo sviluppo dei follicoli e l'ovulazione. Questo trattamento viene monitorato con ecografie ravvicinate per ridurre il rischio di complicanze come la sindrome da iperstimolazione ovarica.
Se le tube sono ostruite o sono presenti aderenze, polipi o fibromi, può essere indicato un intervento chirurgico in laparoscopia per ripristinare l'anatomia pelvica o rimuovere le strutture che interferiscono con la fertilità. Nei casi di endometriosi, la chirurgia può migliorare le possibilità di concepimento naturale, anche se la valutazione va fatta caso per caso.
Quando gli approcci di primo livello non risultano efficaci, o quando la causa lo richiede fin dall'inizio, si ricorre alla procreazione medicalmente assistita (PMA). Le tecniche disponibili in Italia, regolate dalla Legge 40 del 2004, includono l'inseminazione intrauterina (IUI), la fecondazione in vitro (FIVET) e l'iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI). La scelta della tecnica più adatta varia in base alla causa e alle caratteristiche della coppia.
Un aspetto spesso sottovalutato è il supporto psicologico. Il percorso per affrontare l'infertilità può essere emotivamente intenso, e avere un supporto professionale non è un segno di debolezza: è parte integrante di un approccio alla persona completo e rispettoso. Puoi trovare uno psicologo online anche da casa, in modo semplice e riservato.
Prevenzione: come preservare la fertilità
Non tutte le cause di infertilità sono prevenibili, ma alcune azioni concrete possono aiutare a preservare la fertilità nel tempo e a ridurre i rischi legati a fattori modificabili.
Mantenere un peso corporeo nella norma è una delle misure più efficaci, perché il tessuto adiposo in eccesso altera la produzione di ormoni sessuali. L'attività fisica regolare è utile, ma l'esercizio fisico eccessivo o molto intenso può avere l'effetto opposto, sopprimendo l'ovulazione. L'obiettivo è l'equilibrio.
Smettere di fumare e limitare il consumo di alcol sono scelte che tutelano non solo la fertilità ma la salute generale. Trattare tempestivamente le infezioni sessualmente trasmissibili ed effettuare controlli ginecologici periodici permette di intercettare precocemente condizioni come l'endometriosi, che spesso rimane silente per anni prima di essere diagnosticata.
Per chi sa di voler posticipare la maternità, esiste la possibilità di crioconservare gli ovociti, una tecnica che permette di preservare ovociti raccolti in giovane età per un utilizzo futuro. È una scelta personale che va discussa con uno specialista, valutando tempi, costi e aspettative realistiche.
Quando consultare un medico specialista
Se stai cercando una gravidanza da più di 12 mesi senza successo, o da più di 6 mesi se hai superato i 35 anni, è il momento di richiedere una valutazione specialistica. Non aspettare che il tempo passi nella speranza che le cose si sistemino da sole: una consulenza precoce non impegna a nulla, ma può fare la differenza.
Ci sono situazioni in cui vale la pena rivolgersi a uno specialista in ginecologia anche prima di quella soglia temporale. Se hai cicli mestruali molto irregolari o assenti, se hai avuto diagnosi di endometriosi, PCOS o malattia infiammatoria pelvica, se hai subito interventi chirurgici all'addome o alle ovaie, o se hai avuto più di un aborto spontaneo, un percorso diagnostico tempestivo è consigliabile.
Lo stesso vale se il tuo partner ha già ricevuto una valutazione andrologica con risultati anomali. La fertilità è una questione di coppia, e affrontarla insieme, con il supporto di professionisti competenti, è sempre la scelta più efficace.
Con Elty, trovare lo specialista giusto è più semplice
Sapere da dove cominciare è già metà del percorso. Trovare il momento, il professionista e la struttura giusta, però, può sembrare complicato. Con Elty puoi prenotare una visita ginecologica o una consulenza in medicina della riproduzione in modo rapido, scegliendo lo specialista più adatto alle tue esigenze, nei tempi che fanno per te.
Non devi affrontare questo percorso da solo. Elty è qui per accompagnarti, passo dopo passo, verso la cura che meriti.
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Domande frequenti sull'infertilità femminile
Come capire se si è sterili?
Per capire se esiste un problema di sterilità o infertilità è necessaria una valutazione specialistica. Dopo un anno di rapporti non protetti senza concepimento, uno specialista in ginecologia o medicina della riproduzione avvia un percorso diagnostico che include dosaggi ormonali, ecografie e, se necessario, esami strumentali più approfonditi. Solo alla fine di questo percorso è possibile fare chiarezza.
Quali sono i primi sintomi di infertilità?
L'infertilità femminile spesso non produce sintomi evidenti, ed è per questo che molte persone la scoprono solo quando cercano attivamente una gravidanza. Alcuni segnali che possono far sospettare un problema sono i cicli mestruali irregolari o assenti, il dolore pelvico intenso e i sanguinamenti anomali. Questi non sono sintomi esclusivi di infertilità, ma meritano sempre una valutazione ginecologica.
Cosa fare se non si riesce a rimanere incinta?
Se dopo 12 mesi di rapporti regolari non protetti non si ottiene una gravidanza, è utile rivolgersi a uno specialista in ginecologia o in medicina della riproduzione. Il percorso inizia con una valutazione di entrambi i partner, per individuare eventuali cause e definire le opzioni più adatte. Aspettare ulteriormente senza una consulenza non è generalmente la scelta più vantaggiosa, soprattutto dopo i 35 anni.
Quali sono gli esami da fare per l'infertilità femminile?
Gli esami per valutare la fertilità femminile includono il dosaggio degli ormoni FSH, LH, estradiolo e AMH per stimare la riserva ovarica, l'ecografia pelvica transvaginale, e l'isterosalpingografia per valutare la pervietà delle tube di Falloppio. In alcuni casi lo specialista può richiedere anche una laparoscopia diagnostica o esami della funzione tiroidea.
Quando una donna è considerata infertile?
Una donna è considerata infertile quando, dopo 12 mesi di rapporti sessuali regolari senza contraccezione, non si verifica una gravidanza. La soglia si abbassa a 6 mesi per chi ha più di 35 anni, poiché la riserva ovarica si riduce con l'età e una valutazione precoce aumenta le possibilità di successo del percorso diagnostico e terapeutico.
L'endometriosi causa infertilità?
L'endometriosi è una delle cause più frequenti di infertilità femminile: si stima che riguardi circa il 30-50% delle donne con difficoltà a concepire, secondo i dati ESHRE. La patologia altera l'anatomia pelvica, può danneggiare le tube e compromettere la qualità degli ovociti. Tuttavia, non rende impossibile la gravidanza in tutti i casi, e le opzioni terapeutiche oggi disponibili sono diverse.
La PCOS può causare infertilità?
La sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) è la causa ormonale più comune di infertilità femminile. Altera l'ovulazione rendendola irregolare o assente, riducendo le possibilità di concepimento. Con un percorso appropriato, che può includere modifiche dello stile di vita, terapie ormonali o tecniche di riproduzione assistita, molte donne con PCOS riescono a ottenere una gravidanza.
La procreazione medicalmente assistita è sempre necessaria?
La procreazione medicalmente assistita (PMA) non è sempre necessaria. In molti casi, la causa dell'infertilità si affronta efficacemente con terapie ormonali, interventi chirurgici o modifiche dello stile di vita. La fecondazione in vitro (FIVET) e le altre tecniche di PMA vengono proposte quando altri approcci non hanno avuto successo o quando la causa identificata lo richiede fin dall'inizio.
Fonti
Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), Infertility prevalence estimates, 1990–2021, 2023.
Istituto Superiore di Sanità (ISS), Infertilità e procreazione medicalmente assistita, Epicentro, aggiornamento 2022.
European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE), Guideline on endometriosis, 2022.
Ministero della Salute, Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 40/2004 in materia di procreazione medicalmente assistita, 2023.
National Institute for Health and Care Excellence (NICE), Fertility problems: assessment and treatment. Clinical guideline CG156, 2013, aggiornamento 2023.
Zegers-Hochschild F. et al., The International Glossary on Infertility and Fertility Care, Human Reproduction, Oxford University Press, 2017.
Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), Linee guida sulla fertilità e la procreazione medicalmente assistita, 2021.
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