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Fischio orecchio: perché succede, quando preoccuparsi e cosa puoi fare

~January 30, 2026
11 minuti
fischio all'orecchio

Sentire un fischio orecchio, un ronzio o un sibilo “dal nulla” è un’esperienza più comune di quanto si pensi. Può durare pochi secondi (magari dopo un concerto), comparire a fasi, oppure diventare una presenza costante. In medicina questo sintomo viene spesso chiamato acufene: non è una malattia in sé, ma un segnale che l’apparato uditivo (o i circuiti nervosi che elaborano i suoni) sta reagendo a qualcosa. La buona notizia è che molte cause sono banali e risolvibili; la parte importante è capire quando è il caso di farsi valutare con calma e quando, invece, serve una visita rapida.

In questa guida troverai una panoramica chiara e pratica: cosa significa davvero “fischio all’orecchio”, quali sono le cause più frequenti, quali esami possono essere utili e quali strategie quotidiane possono ridurre il fastidio. Non sostituisce una valutazione medica individuale, ma ti aiuta a orientarti e a riconoscere i campanelli d’allarme.

Cos’è il fischio all’orecchio (acufene) e come si manifesta

Il fischio orecchio è la percezione di un suono in assenza di uno stimolo esterno. Il suono può essere un fischio, un ronzio, un fruscio, un “sibilo elettrico”, un pulsare a tempo col battito, oppure una combinazione di più rumori. Può interessare un solo orecchio o entrambi, essere continuo o intermittente, più evidente nel silenzio (ad esempio la sera) o aumentare in momenti di stanchezza e tensione.

Dal punto di vista pratico, molte persone descrivono due scenari tipici: un episodio breve e isolato che scompare da solo, oppure un sintomo che dura giorni o settimane e inizia a influire su sonno, concentrazione e umore. Quando l’impatto sulla qualità di vita diventa significativo, il passo più utile è parlarne con il medico e, se indicato, con uno specialista.

Cause comuni del fischio orecchio: le più frequenti nella vita di tutti i giorni

Le cause del fischio orecchio sono molte e spesso si sovrappongono. In generale, il sintomo può nascere da un problema “locale” dell’orecchio (come un’ostruzione o un’infiammazione), da un’alterazione dell’udito (anche lieve), oppure da fattori sistemici (stress, disturbi del sonno, problemi di pressione, alcune terapie farmacologiche). L’obiettivo della valutazione medica è capire se c’è una causa trattabile e, quando non c’è un singolo “colpevole”, impostare strategie di gestione che riducano il fastidio.

Una delle cause più semplici è il tappo di cerume. Quando il condotto uditivo si occlude, i suoni esterni arrivano attenuati e il cervello può “amplificare” rumori interni percepiti come fischi o ronzii. Anche un lavaggio improprio o l’uso di cotton fioc può spingere il cerume in profondità, peggiorando la situazione.

Un’altra causa frequente è l’infiammazione dell’orecchio, come l’otite. In questi casi il fischio può associarsi a dolore, senso di pressione, febbre o riduzione dell’udito. A volte il disturbo nasce non dall’orecchio in sé, ma da un problema di ventilazione legato a naso e gola (ad esempio durante raffreddori o allergie), con la sensazione di “ovattamento”. Se ti capita spesso di avvertire orecchie tappate, vale la pena segnalarlo al medico, perché può orientare verso una causa meccanica o infiammatoria.

Molte persone notano un peggioramento dopo esposizione a rumori intensi: musica ad alto volume, cuffie usate troppo forte, lavoro in ambienti rumorosi. Il fischio in questi casi è un campanello d’allarme: l’orecchio si sta “difendendo” da uno stress acustico. Proteggere l’udito non è un consiglio generico, è una vera prevenzione: puoi approfondire anche nella guida proteggi il tuo udito.

Un capitolo a parte riguarda i cali uditivi, anche lievi o progressivi. Il cervello, ricevendo meno informazioni sonore dall’esterno, può aumentare la sensibilità dei circuiti uditivi e far emergere un rumore interno percepito come acufene. In alcuni casi il fischio può comparire in modo improvviso insieme a un calo dell’udito: quando succede, è importante non aspettare, perché può trattarsi di ipoacusia improvvisa, una condizione che richiede valutazione tempestiva.

Non vanno dimenticati i disturbi dell’equilibrio. Se al fischio si associano nausea, instabilità o vertigini “forti”, può essere coinvolto l’orecchio interno, come accade in alcune forme di labirintite. Anche qui la regola è semplice: se i sintomi sono intensi o nuovi, meglio farsi vedere, soprattutto se interferiscono con le normali attività.

Infine ci sono fattori “trasversali” che non partono dall’orecchio ma possono amplificare il sintomo: stress, ansia, insonnia, affaticamento, abuso di stimolanti, periodi di tensione prolungata. Non significa che “è tutto nella testa”: significa che il sistema nervoso può aumentare l’attenzione verso il rumore e renderlo più invadente. Se senti che lo stress gioca un ruolo, può essere utile leggere anche la guida su ansia, perché strategie di regolazione emotiva e del sonno spesso riducono la percezione del fischio.

Fischio orecchio e pressione: c’è un legame?

È una domanda molto cercata online, e ha senso: alcune persone notano il fischio quando la pressione sale o scende. In realtà la relazione non è sempre diretta, ma può esserci. Il sintomo “pulsante” sincronizzato col battito, per esempio, merita attenzione perché può dipendere da flussi sanguigni percepiti vicino all’orecchio o da condizioni che modificano la circolazione locale. Se hai già una diagnosi di ipertensione o valori ballerini, controllare la pressione alta con il medico è una buona idea: non perché sia la causa più frequente, ma perché è un fattore di rischio importante per la salute generale e può contribuire al benessere complessivo.

Detto questo, nella maggior parte dei casi il fischio non è “solo pressione”: spesso entrano in gioco orecchio, abitudini di ascolto, stress e qualità del sonno. Per questo la valutazione più utile è quella completa, non basata su un singolo parametro.

Quando preoccuparsi: segnali d’allarme da non ignorare

Il fischio orecchio è spesso benigno, ma ci sono situazioni in cui è prudente chiedere un parere medico in tempi rapidi. È consigliabile contattare il medico o programmare una visita se il fischio compare all’improvviso e non passa, se è presente in un solo orecchio, se si accompagna a riduzione dell’udito, senso di ovattamento importante, dolore, secrezioni, febbre o vertigini. Anche un fischio pulsante persistente o la comparsa dopo un trauma acustico significativo meritano attenzione.

Serve invece una valutazione urgente (ad esempio in pronto soccorso) se compare un calo uditivo improvviso, se hai vertigini molto intense con difficoltà a camminare, se ci sono sintomi neurologici nuovi (debolezza, difficoltà nel parlare, asimmetrie del viso), o se il dolore è molto forte e associato a febbre alta. Questi scenari non sono i più comuni, ma è importante saperli riconoscere.

Come si fa la diagnosi: visita, esami e cosa aspettarsi

La diagnosi del fischio orecchio parte quasi sempre da un colloquio accurato: quando è iniziato, se è continuo o intermittente, se è bilaterale o monolaterale, se ci sono fattori che lo scatenano (rumore, stress, infezioni), quali farmaci stai assumendo e come va l’udito. Poi si passa all’esame dell’orecchio e, se necessario, a test specifici dell’udito.

Lo specialista di riferimento è l’otorinolaringoiatra: una visita otorinolaringoiatra permette di controllare condotto uditivo e timpano e di valutare eventuali cause locali. Spesso viene consigliata anche un’audiometria (un test che misura la capacità uditiva a diverse frequenze). In alcuni casi si possono richiedere altri esami per approfondire, ma non sono automatici per tutti: dipende dal tipo di sintomo e dal quadro clinico. L’obiettivo è evitare sia l’allarmismo sia il “lasciar perdere” quando invece serve un controllo.


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Cosa puoi fare a casa: strategie utili e realistiche

Quando il fischio orecchio non dipende da una causa facilmente rimovibile (come cerume o infezione), la gestione si basa su un insieme di strategie. La prima è ridurre l’esposizione a rumori intensi e, quando non è possibile, usare protezioni adeguate. Anche l’uso delle cuffie merita un po’ di attenzione: volume moderato, pause regolari e attenzione ai segnali del corpo (se compare un fischio dopo l’ascolto, è un messaggio chiaro che il livello era troppo alto).

Molte persone notano che il fischio si sente di più nel silenzio totale. Per questo può aiutare un “rumore di fondo” leggero, soprattutto la sera: suoni naturali, rumore bianco a basso volume, ventilatore, oppure un’app con suoni rilassanti. Non è una cura, ma un modo per ridurre il contrasto tra silenzio e acufene e alleggerire l’attenzione su quel suono.

Sonno e stress contano più di quanto sembri. Quando sei stanco, il cervello filtra peggio gli stimoli e il rumore interno può diventare più invadente. Curare routine serali regolari, limitare alcol e stimolanti nelle ore serali, e inserire momenti di decompressione durante la giornata può fare la differenza. Se ti accorgi che preoccupazione e ipervigilanza stanno alimentando il disturbo, parlarne con un professionista può aiutare a interrompere il circolo vizioso senza “colpevolizzarti”.

Un ultimo punto importante riguarda i farmaci da banco: alcune persone cercano soluzioni rapide, ma è sempre meglio evitare il fai-da-te, soprattutto se il sintomo è nuovo o persistente. Se stai pensando di assumere un antinfiammatorio o un analgesico per un dolore associato, chiedi consiglio al medico o al farmacista, soprattutto se li usi spesso o hai altre condizioni. Per informarti in modo corretto, puoi leggere le guide su ibuprofene e paracetamolo: ricordano quando hanno senso e quando è meglio fare attenzione.

Trattamenti medici: cosa può proporre lo specialista (senza promesse “miracolose”)

Non esiste un unico trattamento valido per tutti i casi di fischio orecchio, perché il sintomo può avere cause diverse. Se viene identificata una causa specifica, si lavora su quella: rimozione del cerume, gestione di un’infiammazione, trattamento di un problema nasale o di una disfunzione che crea ovattamento, correzione di fattori che peggiorano il disturbo.

Quando il fischio è legato a un calo uditivo, la riabilitazione uditiva può aiutare anche l’acufene: migliorare l’ingresso di suoni esterni spesso riduce la percezione del rumore interno. In alcuni casi si valuta l’uso di apparecchi acustici o soluzioni dedicate; se vuoi capire come funzionano i percorsi di supporto, può esserti utile la guida sul noleggio apparecchi acustici.

Esistono anche approcci di “rieducazione” all’acufene (in cui rientrano programmi di habituation e supporto psicologico mirato) che non cancellano il suono, ma riducono l’impatto sulla vita quotidiana. L’obiettivo realistico è tornare a dormire meglio, concentrarsi di più e vivere il sintomo con meno allarme, perché l’allarme costante lo rende più forte.

Prevenzione: come proteggere l’udito e ridurre il rischio che il fischio torni

La prevenzione del fischio orecchio coincide spesso con la prevenzione dei danni uditivi. Rumore eccessivo, ascolto prolungato in cuffia ad alto volume e mancata protezione sul lavoro sono tra i fattori più importanti. Ridurre l’esposizione non significa rinunciare a concerti o musica: significa gestirli in modo più intelligente, con tappi adeguati e con attenzione alla durata. Anche controllare periodicamente l’udito è un gesto di cura, soprattutto se lavori in ambienti rumorosi o hai già notato difficoltà a capire le conversazioni.

Un altro aspetto spesso sottovalutato è la salute “di contorno”: pressione, sonno, stress, abitudini (come fumo e alcol) e gestione delle infezioni delle vie aeree superiori. Curare questi elementi non garantisce che l’acufene sparisca, ma riduce le probabilità che diventi più intenso o difficile da sopportare.

Fischio orecchio nei bambini e negli adolescenti: cosa sapere

Nei più giovani il fischio è meno raccontato, ma può esserci. A volte è legato a infezioni ricorrenti dell’orecchio o a tappi di cerume; altre volte può comparire dopo esposizione a musica molto alta in cuffia. In età scolare è importante ascoltare il racconto del bambino e osservare segnali indiretti: alzare troppo il volume della TV, chiedere spesso di ripetere, difficoltà di attenzione. In caso di dubbio, è ragionevole parlarne con il pediatra o con il medico di famiglia e valutare un controllo ORL, soprattutto se il sintomo è persistente o associato a dolore o calo uditivo.

Quando parlare con il medico e come prepararti alla visita

Se il fischio orecchio dura più di qualche giorno, torna spesso, o ti sta disturbando nel sonno e nelle attività, ha senso fissare un appuntamento. Arrivare alla visita con alcune informazioni può aiutare: da quando lo senti, se è sempre uguale o varia, se è solo da un lato, se hai avuto raffreddore, febbre, trauma acustico, cambi di farmaci, o se ci sono sintomi associati (dolore, ovattamento, vertigini). Questo permette al medico di orientarsi meglio e scegliere gli eventuali esami più adatti.

Ricorda: l’obiettivo non è “trovare una diagnosi online”, ma costruire un percorso ragionevole. In molti casi, già con visita e controllo dell’udito si ottengono indicazioni concrete per stare meglio.

FAQ sul fischio orecchio

Il fischio orecchio passa da solo?

Può succedere, soprattutto se è comparso dopo rumore intenso, stress o un episodio transitorio (come un raffreddore). Se però dura più di qualche giorno, è monolaterale o associato a calo uditivo, è prudente parlarne con il medico.

Perché lo sento soprattutto di notte?

Di sera c’è più silenzio e il cervello “nota” di più il rumore interno. Un leggero suono di fondo e una buona routine del sonno possono ridurre la percezione e l’ansia associata.

Il tappo di cerume può causare fischio all’orecchio?

Sì, è una delle cause più comuni e anche tra le più facilmente risolvibili. Evita manovre fai-da-te con cotton fioc o strumenti improvvisati: se sospetti un tappo, meglio farlo valutare e rimuovere in sicurezza.

Fischio orecchio e vertigini: devo preoccuparmi?

Se le vertigini sono intense, nuove o ti impediscono di camminare bene, è consigliabile una valutazione rapida. Se invece sono lievi e intermittenti, può comunque essere utile un controllo, soprattutto se il sintomo persiste.

Il fischio in un solo orecchio è più “serio”?

Non sempre, ma merita più attenzione rispetto a un disturbo bilaterale, soprattutto se è comparso all’improvviso o se c’è un calo dell’udito. In questi casi è indicata una visita ORL.

Cosa posso fare subito per non peggiorarlo?

Riduci l’esposizione a rumori forti, abbassa il volume delle cuffie, cura il sonno e cerca di non “controllare” continuamente il suono. Se il sintomo è nuovo, persistente o associato ad altri segnali, programma una valutazione medica.


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AutoreElty

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