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Disidrosi mani: cos’è, sintomi, cause e cosa fare

~January 22, 2026
11 minuti
disidrosi mani

Se ti sono comparse piccole bollicine trasparenti sui palmi o ai lati delle dita, accompagnate da prurito intenso e pelle che poi si screpola o si desquama, è possibile che si tratti di disidrosi mani, chiamata anche eczema disidrosico o pompholyx. È una forma di dermatite che tende ad andare “a ondate”: periodi di miglioramento si alternano a riacutizzazioni, spesso legate a fattori come caldo, sudore, stress o contatto con sostanze irritanti. La buona notizia è che, anche se può essere molto fastidiosa, nella maggior parte dei casi si può gestire con una strategia quotidiana e con l’aiuto del medico quando serve.

In questa guida Elty troverai informazioni pratiche e affidabili: come riconoscere la disidrosi, cosa può scatenarla, come si differenzia da altre condizioni della pelle delle mani, quali trattamenti vengono usati più spesso e quali abitudini possono ridurre le ricadute. Non sostituisce una visita: se i sintomi persistono, peggiorano o compaiono segni di infezione, è importante rivolgersi al medico.

Cos’è la disidrosi alle mani (eczema disidrosico)

La disidrosi è un’infiammazione della pelle che colpisce soprattutto mani e talvolta piedi. Si presenta con vescicole (micro-bolle) spesso profonde, piene di liquido chiaro, che possono dare prurito o bruciore. Dopo alcuni giorni le vescicole tendono a seccarsi, la pelle può diventare più ruvida, comparire desquamazione e ragadi (taglietti dolorosi), rendendo difficili gesti quotidiani come lavarsi, cucinare o usare detergenti.

Nonostante il nome possa far pensare al sudore, oggi non si ritiene che la disidrosi dipenda da un “malfunzionamento” delle ghiandole sudoripare. È più corretto considerarla una forma di eczema influenzata da predisposizione individuale e da fattori ambientali o irritativi. Non è una malattia contagiosa: non si trasmette con il contatto.

Sintomi: come riconoscere la disidrosi mani

Il segnale più tipico della disidrosi mani è la comparsa di vescicole piccole, spesso molto ravvicinate tra loro, localizzate su palmi, lati delle dita e talvolta sul dorso delle mani. Spesso vengono descritte come “bollicine sotto pelle”. In alcuni casi possono comparire anche sulla pianta del piede o tra le dita dei piedi.

I sintomi più comuni includono prurito (che può essere molto intenso), bruciore o sensazione di tensione cutanea. Quando le vescicole si rompono o si seccano, la pelle può diventare arrossata e irritata, poi iniziare a spellarsi. Nelle fasi successive possono comparire fissurazioni e dolore, soprattutto se la pelle si secca molto o se si continua a esporre le mani ad acqua e detergenti.

La durata di un episodio è variabile: alcune persone migliorano in 2–3 settimane, altre hanno recidive frequenti. La tendenza a ripresentarsi è uno degli aspetti più frustranti: per questo, oltre a “spegnere” la fase acuta, è importante lavorare sulla prevenzione.

Disidrosi o altro? Le condizioni che possono somigliarle

Capire se si tratta davvero di disidrosi è utile perché alcune condizioni simili richiedono approcci diversi. Per esempio, un’allergia o una dermatite da contatto possono dare arrossamento e prurito, soprattutto dopo esposizione a nickel, profumi, conservanti, guanti o detergenti. In questi casi spesso l’area coinvolta coincide con la zona di contatto e il disturbo può migliorare eliminando il trigger. Se vuoi approfondire, trovi una guida dedicata alla dermatite da contatto.

Un’altra condizione che può creare confusione è la scabbia, che causa prurito molto intenso (spesso notturno) e può coinvolgere spazi tra le dita; a differenza della disidrosi, è contagiosa e richiede terapia specifica. Anche alcune infezioni fungine (micosi) delle mani possono imitare un eczema, soprattutto se colpiscono una mano sola o sono associate a lesioni ai piedi.

Infine, alcune forme di psoriasi palmo-plantare o altre dermatiti possono dare ispessimento e fissurazioni. Per questo, se i sintomi sono atipici, molto estesi o non rispondono alle cure di base, la valutazione medica è fondamentale: una diagnosi corretta evita trattamenti inutili e accelera il miglioramento.

Cause e fattori scatenanti: perché viene la disidrosi mani

Non esiste una singola causa valida per tutti. La disidrosi mani è spesso il risultato di una combinazione di predisposizione e fattori scatenanti. In molte persone c’è una storia personale o familiare di eczema, pelle sensibile o allergie. In altre, la disidrosi compare in periodi specifici e poi tende a recidivare con gli stessi trigger.

Tra i fattori più frequentemente associati ci sono stress e cambiamenti emotivi, che possono peggiorare molte condizioni della pelle. Non significa che “sia tutto nella testa”: significa che la pelle e il sistema immunitario rispondono anche ai periodi di tensione, sonno scarso e carico mentale elevato. Se senti che lo stress sta incidendo sul tuo benessere, può essere utile parlarne con un professionista; su Elty trovi anche risorse su ansia e gestione dei sintomi correlati.

Un altro trigger importante è la sudorazione, soprattutto con caldo-umido, attività fisica o uso prolungato di guanti. Le mani “in ambiente chiuso” (guanti in lattice o vinile, guanti da lavoro) tendono a macerarsi: la barriera cutanea si indebolisce e il rischio di riacutizzazione aumenta. Anche lavaggi frequenti con saponi aggressivi, gel idroalcolici molto profumati o prodotti sgrassanti possono aggravare il problema.

In alcune persone contribuiscono allergeni (come nickel o cobalto), irritanti chimici, esposizione professionale (parrucchieri, sanitari, addetti alle pulizie, ristorazione) o infezioni micotiche dei piedi che “influenzano” la pelle di mani e piedi. Il medico può aiutarti a capire quali fattori, nel tuo caso, hanno un ruolo maggiore.

Disidrosi mani e dermatite atopica: c’è un legame?

Molte persone con disidrosi riferiscono pelle secca, sensibile e una storia di eczema in altre sedi. Questo può ricordare la dermatite atopica, una condizione cronica che altera la barriera cutanea e rende la pelle più reattiva. Non sempre le due cose coincidono, ma la predisposizione “atopica” può facilitare irritazioni e riacutizzazioni anche alle mani.

Se ti riconosci in questo profilo (pelle molto secca, prurito ricorrente, eczema in pieghe di gomiti o ginocchia, allergie), può essere utile leggere anche la guida Elty sulla dermatite atopica, perché molte regole di prevenzione sono simili: proteggere la barriera cutanea, ridurre i trigger e intervenire presto nelle fasi iniziali.


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Diagnosi: quando serve la visita e quali esami possono essere utili

Spesso il medico (o il dermatologo) riconosce la disidrosi con la sola visita, guardando la distribuzione delle vescicole e la storia dei sintomi. Tuttavia, in alcuni casi può essere utile escludere allergie da contatto o infezioni. Se la disidrosi è frequente, resistente alle misure di base o legata al lavoro, lo specialista può proporre test allergologici (come patch test) per identificare eventuali sostanze responsabili.

Se c’è il sospetto di micosi, può essere richiesto un esame micologico (prelievo di squame cutanee) prima di impostare terapie specifiche. È importante non “andare a tentativi” con troppi prodotti: sovraccaricare la pelle con creme diverse, disinfettanti e rimedi non mirati può peggiorare l’irritazione.

Cosa fare: rimedi pratici quotidiani per la disidrosi mani

La gestione quotidiana è una parte centrale, perché la pelle delle mani è continuamente esposta. L’obiettivo è doppio: ridurre l’infiammazione nella fase acuta e rinforzare la barriera cutanea tra una riacutizzazione e l’altra. In pratica, questo significa trattare la pelle con delicatezza, limitare gli irritanti e idratare in modo costante.

Per i lavaggi, meglio acqua tiepida e detergenti delicati, senza profumo, evitando lo “sgrassante forte” se non è indispensabile. Asciuga tamponando, senza strofinare. Dopo ogni lavaggio, applica una crema emolliente semplice e senza troppi ingredienti: la costanza, più che il “prodotto miracoloso”, è ciò che fa la differenza. Se ti lavi spesso le mani per esigenze di lavoro, valuta con il medico strategie di protezione aggiuntive e tempi di recupero della pelle.

Per le attività domestiche o professionali che richiedono contatto con detergenti, usa guanti adeguati e, se possibile, limita i tempi di occlusione. In alcune persone è utile indossare un guanto di cotone sotto il guanto impermeabile per ridurre sudore e macerazione. Se noti che i guanti peggiorano i sintomi, parlane con il medico: può esserci irritazione da materiale o da sudorazione.

Trattamenti: cosa può prescrivere il medico (con prudenza e senza fai-da-te)

Nelle fasi acute, quando prurito e vescicole sono importanti, il medico può valutare terapie antinfiammatorie locali e altre opzioni a seconda della gravità. In molti casi si usano creme o pomate a base di cortisone per periodi limitati e con istruzioni precise, per ridurre rapidamente l’infiammazione. È importante non usarle “a intermittenza casuale” o per tempi lunghi senza controllo medico, perché un uso improprio può assottigliare la pelle o creare altri problemi. Se vuoi capire meglio come funziona e quali sono le cautele, puoi leggere la guida Elty sul cortisone.

In alcune situazioni lo specialista può proporre alternative non cortisoniche o strategie di mantenimento per ridurre le recidive, soprattutto se la disidrosi è frequente. Se c’è sovrainfezione batterica (per esempio dopo grattamento intenso), il medico può valutare trattamenti specifici: non è consigliabile usare antibiotici o antisettici a caso, perché possono irritare ulteriormente la pelle e non sempre sono necessari.

Quando il prurito disturba molto il sonno o la qualità di vita, il medico può considerare anche farmaci sintomatici. In ogni caso, la scelta dipende dal quadro clinico, da eventuali altre patologie e da ciò che ha già funzionato in passato: la terapia “giusta” è quella costruita su di te, non quella copiata da internet.

Disidrosi mani: cosa evitare per non peggiorare

Quando la pelle è in fase infiammata, alcune abitudini peggiorano il quadro anche se sembrano innocue. Per esempio, grattarsi rompe le vescicole e aumenta il rischio di fissurazioni e infezioni: può essere utile tenere le unghie corte e usare impacchi freschi o emollienti lenitivi (se tollerati) per ridurre lo stimolo. Anche l’uso frequente di gel idroalcolici profumati o “aggressivi” può seccare e irritare: se devi usarli spesso, compensa con idratazione regolare e prodotti delicati.

Attenzione anche ai rimedi fai-da-te: oli essenziali, limone, aceto, bicarbonato o sostanze “naturali” non testate possono irritare ulteriormente una pelle già fragile. Naturale non significa automaticamente sicuro, soprattutto su cute lesa.

Disidrosi mani e alimentazione: c’è una dieta da seguire?

Molte persone si chiedono se esista una “dieta per la disidrosi”. In generale non c’è un’alimentazione unica valida per tutti. Alcuni pazienti riferiscono peggioramenti con alimenti ricchi di nickel o in periodi di alimentazione più infiammatoria, ma le prove non sono uguali per tutti e le restrizioni fai-da-te rischiano di diventare inutilmente stressanti.

Se sospetti un legame con determinati alimenti, la strada più utile è parlarne con il medico: si può valutare un diario dei sintomi o un percorso con professionisti, evitando eliminazioni drastiche. Un’alimentazione equilibrata, idratazione adeguata e un buon sonno restano alleati importanti per la salute della pelle, anche se non “curano” da soli la disidrosi.

Quanto dura e può tornare? Il decorso nel tempo

Un episodio di disidrosi mani può durare da pochi giorni a qualche settimana. Spesso si osserva un ciclo: vescicole, poi secchezza e desquamazione, infine riparazione. In molte persone però la condizione tende a recidivare, soprattutto nelle stagioni calde, in periodi stressanti o quando le mani sono sottoposte a lavaggi frequenti e irritanti.

La prevenzione è quindi parte del trattamento: proteggere la barriera cutanea anche quando “sembra tutto passato” riduce la probabilità e l’intensità delle riacutizzazioni. Se le ricadute sono molto frequenti o impattano sul lavoro, vale la pena chiedere una valutazione dermatologica per un piano di gestione più strutturato.

Quando preoccuparsi e contattare il medico

È consigliabile sentire il medico se il prurito è intenso, se le vescicole sono diffuse o dolorose, se non vedi miglioramento in 1–2 settimane con misure di protezione e idratazione, o se la disidrosi interferisce con il lavoro. Contatta rapidamente un professionista anche se noti segni compatibili con infezione, come aumento del dolore, arrossamento marcato, calore, pus, cattivo odore o febbre.

Chiedi una valutazione anche se le lesioni sono sempre monolaterali, se compaiono croste importanti o se hai dubbi diagnostici (per esempio sospetto di scabbia o micosi). Un inquadramento corretto è il modo più rapido per tornare a stare bene e prevenire recidive.

Consigli finali “salva-mani” per convivere meglio con la disidrosi

Con la disidrosi spesso funziona un approccio semplice e costante: detergenza delicata, idratazione frequente, protezione da irritanti e intervento precoce ai primi segnali. Anche piccoli cambiamenti fanno la differenza, come scegliere prodotti senza profumo, usare guanti in modo intelligente e ridurre l’attrito. Se lo stress è un trigger per te, prenderti cura del sonno e ritagliarti pause reali può riflettersi anche sulla pelle.

Se ti sembra di “non venirne fuori”, non è un fallimento: la disidrosi può essere ostinata e richiedere aggiustamenti nel tempo. Un medico o un dermatologo possono aiutarti a costruire un piano realistico e sostenibile, in modo da ridurre sia i sintomi sia le ricadute.

FAQ sulla disidrosi mani

La disidrosi mani è contagiosa?

No. La disidrosi mani non è contagiosa e non si trasmette con il contatto, a differenza di alcune condizioni come la scabbia. Tuttavia, se la pelle si lesiona e si sovrainfetta, può servire una valutazione medica.

La disidrosi è legata al sudore?

Il sudore e il caldo possono essere fattori scatenanti o aggravanti, ma non sono considerati l’unica causa. Più che “un problema delle ghiandole sudoripare”, la disidrosi è un eczema influenzato da irritanti, stress, predisposizione e condizioni ambientali.

Quanto dura un episodio di disidrosi alle mani?

Spesso dura da 2 a 3 settimane, ma la durata può variare. Le vescicole tendono a seccarsi e lasciare desquamazione e secchezza, con possibile formazione di ragadi. Se non migliora o ricorre spesso, è utile una visita.

La disidrosi mani può dipendere da allergia o detergenti?

Sì, in molte persone detergenti aggressivi, disinfettanti, guanti o allergeni (come nickel o profumi) possono peggiorare o scatenare le riacutizzazioni. Se il problema è frequente, il medico può valutare test specifici per allergie da contatto.

Si può usare il cortisone per la disidrosi?

In alcuni casi il medico può prescrivere trattamenti a base di cortisone per ridurre l’infiammazione, di solito per periodi limitati e con indicazioni precise. È importante evitare il fai-da-te e seguire la durata e le modalità consigliate.

Quando è necessario il dermatologo?

Quando la disidrosi è ricorrente, estesa, molto dolorosa, non migliora con le misure di base o ci sono dubbi diagnostici (micosi, scabbia, psoriasi, allergia da contatto). Una valutazione specialistica aiuta a impostare un piano più mirato e preventivo.


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AutoreElty

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