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Sclerodermia: cos’è, sintomi, cause, diagnosi e come si gestisce

~January 13, 2026
11 minuti
sclerodermia

La sclerodermia è una malattia rara e complessa che può spaventare già dal nome. Capirla, però, aiuta a sentirsi meno “inermi”: sapere cosa succede nel corpo, quali segnali ascoltare e quali strumenti esistono oggi per controllare i sintomi è il primo passo per affrontarla con più serenità. In questa guida ti accompagniamo in modo chiaro e affidabile tra definizione, sintomi, diagnosi e gestione quotidiana, con un’attenzione particolare a ciò che può fare davvero la differenza nella vita di tutti i giorni.

È importante chiarire subito un punto: la sclerodermia non è una singola malattia “uguale per tutti”. Esistono forme che riguardano principalmente la pelle e forme che possono interessare anche vasi sanguigni e organi interni. Proprio per questa variabilità, è fondamentale rivolgersi a un medico quando i sintomi sono persistenti o in peggioramento.

Che cos’è la sclerodermia (definizione semplice)

Con il termine sclerodermia si indica un gruppo di condizioni accomunate da un processo di “indurimento” dei tessuti, legato a un’alterazione del sistema immunitario e a una produzione eccessiva di collagene. In parole semplici: il corpo, per motivi non sempre chiari, tende a “costruire” troppo tessuto connettivo, che può rendere la pelle più dura e meno elastica e, in alcune forme, influenzare la circolazione e il funzionamento di alcuni organi.

La sclerodermia rientra tra le malattie autoimmuni: significa che il sistema immunitario, che normalmente ci protegge, può diventare iperattivo e contribuire a infiammazione e danno in alcuni distretti del corpo. Non è contagiosa e non dipende da un singolo comportamento o scelta personale.

Tipi di sclerodermia: localizzata e sistemica

Quando si parla di sclerodermia si distinguono soprattutto due grandi categorie, che cambiano per sintomi, controlli necessari e strategie di cura.

Sclerodermia localizzata (morfèa e lineare)

La sclerodermia localizzata interessa prevalentemente la pelle e, talvolta, i tessuti sottostanti (come il grasso o i muscoli). Le lesioni possono presentarsi come chiazze più dure, lucide, con alterazione di colore, oppure come bande lineari, più frequenti in età pediatrica. In genere non coinvolge gli organi interni, ma può richiedere comunque un inquadramento specialistico, soprattutto se le aree sono estese o in zone “delicate” (viso, articolazioni), dove può limitare il movimento o lasciare esiti estetici importanti.

Sclerodermia sistemica (o sclerosi sistemica)

La sclerodermia sistemica, spesso chiamata anche sclerosi sistemica, può coinvolgere pelle, vasi sanguigni e organi interni. È la forma che richiede un monitoraggio più attento nel tempo e un lavoro di squadra tra diversi specialisti. L’impatto è molto variabile: alcune persone hanno una malattia più “cutanea”, altre sviluppano sintomi gastrointestinali, respiratori o cardiaci che necessitano di controlli regolari e terapie mirate.

In questa forma, uno dei segnali più tipici è il fenomeno di Raynaud (dita che diventano bianche o blu al freddo o con lo stress), spesso presente anche anni prima di altri sintomi. È un segnale che merita attenzione, soprattutto se associato a dolore, ulcerazioni alle dita o cambiamenti persistenti della pelle.

Cause e fattori di rischio: perché viene la sclerodermia?

Le cause della sclerodermia non sono ancora completamente chiarite. La ricerca indica un’origine multifattoriale: una predisposizione individuale (anche genetica, ma non nel senso di “ereditarietà diretta” nella maggior parte dei casi) può combinarsi con fattori ambientali e con un’alterazione della risposta immunitaria.

Tra i possibili elementi associati si citano esposizioni lavorative a particolari sostanze, infezioni o microtraumi ripetuti, ma è importante essere prudenti: nella singola persona raramente si può indicare “la causa” con certezza. La sclerodermia è più frequente nel sesso femminile e spesso compare tra i 30 e i 60 anni, anche se può presentarsi in altre fasce d’età.

In alcune persone con sclerodermia si riscontra la presenza di altre malattie autoimmuni o di familiarità per autoimmunità. Ad esempio, può coesistere con condizioni come lupus o problemi tiroidei autoimmuni. Questo non significa che “se hai un disturbo autoimmune allora avrai anche la sclerodermia”, ma che il medico potrebbe valutare con più attenzione il quadro immunologico complessivo.

Sintomi della sclerodermia: segnali iniziali e manifestazioni più comuni

I sintomi della sclerodermia possono essere molto diversi da persona a persona. Alcuni sono evidenti (come cambiamenti della pelle), altri più sfumati (come stanchezza o disturbi digestivi). Conoscerli è utile per non sottovalutare campanelli d’allarme, ma anche per evitare allarmismi inutili: molti sintomi, presi da soli, possono avere altre cause più comuni.

Fenomeno di Raynaud (dita che cambiano colore)

È uno dei segnali più tipici: con il freddo o lo stress emotivo le dita (più spesso delle mani, talvolta dei piedi) diventano bianche, poi bluastre e infine rosse quando il sangue torna a circolare. Può essere accompagnato da formicolio o dolore. Non tutto il Raynaud è legato alla sclerodermia, ma quando è intenso, recente, asimmetrico, doloroso o associato a ulcere digitali, è importante parlarne con il medico.

Pelle: ispessimento, rigidità, cambiamenti di colore

Nella sclerodermia la pelle può diventare più dura, tesa, lucida e meno elastica. Alcune persone notano gonfiore alle dita (dita “a salsicciotto”) che può precedere l’ispessimento vero e proprio. Possono comparire chiazze con colore diverso o piccoli puntini rossi (teleangectasie). Le mani possono perdere parte della loro finezza nei movimenti quotidiani: aprire un barattolo, abbottonare, scrivere a lungo può diventare faticoso.

Dolori articolari e rigidità

Dolore e rigidità di mani, polsi, gomiti o ginocchia possono essere presenti, talvolta con infiammazione. Alcuni sintomi possono sovrapporsi a quelli di altre malattie reumatologiche, come artrite reumatoide. Per questo la valutazione reumatologica è spesso centrale: non solo per “dare un nome” ai sintomi, ma per impostare il monitoraggio e una gestione adeguata.

Apparato digerente: reflusso e difficoltà digestive

Nella sclerodermia sistemica l’esofago e lo stomaco possono essere coinvolti. Un segnale comune è il bruciore retrosternale o il rigurgito acido, cioè un quadro simile al reflusso gastroesofageo. Possono comparire anche gonfiore, senso di pienezza precoce, alterazioni dell’alvo e difficoltà a deglutire. Sono sintomi che meritano attenzione perché, se persistenti, influiscono sulla qualità di vita e, in alcuni casi, sulla nutrizione.

Polmoni e respiro: quando preoccuparsi

In alcune persone la sclerodermia può interessare i polmoni, per esempio con infiammazione o fibrosi interstiziale, o con ipertensione polmonare. Il segnale da non ignorare è la mancanza di fiato che compare o peggiora nel tempo, soprattutto durante sforzi che prima erano tollerati. Se noti dispnea persistente, fiato corto o affanno non spiegato, è importante parlarne presto con il medico: una valutazione tempestiva può cambiare l’andamento della malattia.

Cuore, reni e altri distretti

Più raramente, la sclerodermia può coinvolgere cuore e reni. Alcuni segnali generali che richiedono attenzione medica includono: pressione che sale improvvisamente, mal di testa forte, gonfiore importante, riduzione della quantità di urine o peggioramento rapido delle condizioni generali. In presenza di questi sintomi, soprattutto se la diagnosi di sclerodermia è già nota, è consigliabile contattare tempestivamente il medico o il pronto soccorso, perché alcune complicanze richiedono valutazione urgente.

Come si fa diagnosi di sclerodermia: visite ed esami utili

La diagnosi di sclerodermia si basa su un insieme di elementi: la storia clinica (quali sintomi, da quanto tempo), l’esame obiettivo (osservazione della pelle, delle mani, della circolazione) e alcuni test mirati. È normale che serva tempo: i sintomi possono essere inizialmente sfumati e l’inquadramento richiede spesso un reumatologo.

Tra gli esami che possono essere considerati, a seconda del sospetto clinico, ci sono analisi del sangue con autoanticorpi specifici e indici di infiammazione.

Altri accertamenti dipendono dai distretti coinvolti: test della funzione respiratoria (spirometria), ecocardiogramma, TAC ad alta risoluzione del torace, valutazioni gastroenterologiche o capillaroscopia (un esame non invasivo che osserva i capillari alla base delle unghie, spesso molto informativo nei fenomeni di Raynaud sospetti).

Decorso e prognosi: cosa aspettarsi nel tempo

La sclerodermia ha un decorso molto variabile. Alcune persone hanno una forma localizzata che tende a stabilizzarsi; altre convivono con sintomi sistemici che richiedono controlli regolari e terapie continuative. Non esiste un unico “destino” della malattia, ed è un punto importante: oggi la gestione è molto più strutturata rispetto al passato, grazie a diagnosi più precoci, follow‑up multidisciplinari e farmaci mirati a specifiche manifestazioni.

Quello che spesso aiuta di più, in termini pratici, è costruire insieme al team curante un piano di monitoraggio personalizzato: visite periodiche, esami programmati e attenzione ai sintomi nuovi. Questo permette di intervenire precocemente se compaiono segnali di interessamento d’organo.


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Terapie e trattamento della sclerodermia: cosa si può fare

Non esiste una cura unica che “guarisce” la sclerodermia in ogni caso, ma esistono molte strategie per controllare i sintomi, rallentare alcune complicanze e migliorare la qualità di vita. Il trattamento viene scelto in base al tipo di sclerodermia, alla gravità e ai distretti coinvolti.

In generale, il medico può proporre farmaci che modulano la risposta immunitaria, trattamenti per migliorare la circolazione (soprattutto se il Raynaud è importante), terapie per il reflusso e la protezione dell’esofago, e trattamenti specifici se sono coinvolti polmoni o altri organi. In alcuni casi possono essere utilizzati anche farmaci antinfiammatori o analgesici: è essenziale non assumere in autonomia, perché possono avere controindicazioni e interazioni. Se vuoi capire meglio indicazioni e limiti di un comune antinfiammatorio, può essere utile leggere una guida su ibuprofene, ma la scelta terapeutica per la sclerodermia va sempre discussa con il medico.

Accanto ai farmaci, spesso fanno parte della gestione: fisioterapia o esercizi mirati per mantenere mobilità e forza delle mani, protezione cutanea, strategie contro il freddo, supporto nutrizionale se i disturbi gastrointestinali sono importanti, e in alcuni casi supporto psicologico per affrontare stress e cambiamenti nella quotidianità.

Gestione quotidiana: consigli pratici per convivere meglio

La quotidianità con la sclerodermia è fatta di piccoli accorgimenti che, messi insieme, possono ridurre i fastidi e dare una sensazione di maggiore controllo. Il primo obiettivo è proteggere mani e piedi dal freddo: guanti caldi, strati, scaldamani, evitare sbalzi termici improvvisi e curare la pelle con creme emollienti. Se il Raynaud è importante, può aiutare anche imparare a riconoscere i trigger: non solo freddo, ma anche stress e compressione prolungata delle dita.

Muovere le mani con regolarità, senza forzare, aiuta a preservare funzionalità e destrezza. In alcune persone, esercizi dolci e costanti riducono rigidità e dolore. Anche la cura delle unghie e delle piccole ferite è importante: una pelle più fragile o meno ben perfusa può guarire più lentamente.

Se sono presenti sintomi digestivi, spesso è utile rivedere abitudini alimentari e postura dopo i pasti: pasti più piccoli e frequenti, evitare di sdraiarsi subito dopo mangiato, limitare alimenti che peggiorano il bruciore. Quando il disturbo è persistente, però, è meglio parlarne con il medico: trattare bene il reflusso non è solo “comfort”, ma anche prevenzione di irritazioni croniche.

Infine, vale la pena ricordare che la stanchezza è un sintomo reale e comune nelle malattie autoimmuni. Darsi tempi realistici, alternare attività e pause e chiedere supporto in famiglia o sul lavoro non è un fallimento: è un modo intelligente per proteggere energie e benessere.

Quando contattare il medico (segnali da non ignorare)

Se sospetti una sclerodermia o hai già una diagnosi, ci sono situazioni in cui è particolarmente importante confrontarsi con il medico. Ad esempio: fenomeno di Raynaud che peggiora rapidamente, comparsa di ulcere alle dita, fiato corto progressivo, dolore toracico, gonfiore importante, difficoltà a deglutire in aumento, perdita di peso non intenzionale, pressione alta improvvisa o mal di testa intenso e nuovo. In questi casi è consigliabile contattare il medico di base o lo specialista; se i sintomi sono severi o improvvisi, è prudente rivolgersi al pronto soccorso.

Prevenzione e stile di vita: cosa ha senso fare (e cosa no)

Non esiste una prevenzione certa della sclerodermia, perché non conosciamo una causa unica. Ha senso però parlare di prevenzione delle complicanze e di protezione della qualità di vita. Smettere di fumare (se si fuma) è uno dei consigli più importanti, perché il fumo peggiora la circolazione periferica e può amplificare il Raynaud. Anche tenere sotto controllo pressione, colesterolo e altri fattori cardiovascolari è utile, soprattutto nelle forme sistemiche.

È comprensibile cercare “diete miracolose” o integratori che promettono risultati rapidi. In generale, conviene diffidare di promesse assolute: l’alimentazione può aiutare a stare meglio (energia, digestione, peso), ma non sostituisce i trattamenti. Se stai valutando integratori o cambi alimentari importanti, parlane con il medico, soprattutto se assumi farmaci o hai coinvolgimento di organi.

Vivere con la sclerodermia: supporto, follow-up e risorse

Convivere con la sclerodermia significa spesso imparare a fare squadra: medico di base, reumatologo, dermatologo, pneumologo o gastroenterologo quando necessario. Il follow‑up non serve a “cercare problemi”, ma a intercettare precocemente segnali di cambiamento e a gestire meglio i sintomi giorno per giorno.

Può essere utile anche il supporto di associazioni di pazienti e gruppi di sostegno, perché condividere esperienze pratiche riduce l’isolamento e aiuta a trovare soluzioni concrete. Se ansia o umore basso diventano persistenti, chiedere un aiuto psicologico è una scelta di cura a tutti gli effetti, non un “di più”.

FAQ sulla sclerodermia

La sclerodermia è curabile?

Oggi non esiste una cura unica che elimini definitivamente la sclerodermia in ogni caso, ma esistono terapie efficaci per controllare sintomi e complicanze, e programmi di follow‑up che migliorano molto la gestione nel tempo. La strategia dipende dalla forma (localizzata o sistemica) e dagli organi coinvolti.

La sclerodermia è una malattia mortale?

Non necessariamente. La sclerodermia può essere lieve o più impegnativa a seconda dei casi. Le forme sistemiche richiedono monitoraggio perché alcune complicanze (soprattutto polmonari o renali) possono essere serie, ma la prognosi è molto variabile e negli ultimi anni diagnosi precoce e trattamenti mirati hanno migliorato gli esiti.

Quali sono i primi sintomi della sclerodermia?

Uno dei segnali iniziali più frequenti è il fenomeno di Raynaud (dita che cambiano colore al freddo o con stress). Possono comparire anche gonfiore e rigidità delle dita, pelle più tesa o lucida, stanchezza e disturbi come reflusso. Se questi sintomi persistono, è opportuno parlarne con il medico.

La sclerodermia è ereditaria?

Di solito non è ereditaria nel senso stretto. Può esserci una predisposizione familiare alle malattie autoimmuni, ma nella maggior parte dei casi non si osserva una trasmissione diretta. Se in famiglia sono presenti più condizioni autoimmuni, il medico potrebbe valutare con più attenzione alcuni sintomi.

Che medico bisogna consultare per la sclerodermia?

Il punto di riferimento è spesso il reumatologo, in collaborazione con altri specialisti (dermatologo, pneumologo, gastroenterologo) se necessario. Il medico di base è fondamentale per riconoscere i segnali iniziali, impostare i primi esami e indirizzare al percorso più adatto.

Con la sclerodermia posso fare attività fisica?

Nella maggior parte dei casi sì, con adattamenti in base ai sintomi e alle condizioni generali. L’attività fisica moderata e regolare può aiutare mobilità, energia e benessere. È consigliabile concordare il tipo di esercizio con il medico o con un fisioterapista, soprattutto se ci sono dolore importante, limitazioni articolari o interessamento polmonare.


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AutoreElty

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