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Paleodieta: cos’è, come funziona e cosa sapere prima di iniziare

~February 20, 2026
11 minuti
paleodieta

La paleodieta (o “dieta paleo”) è un approccio alimentare che si ispira, in modo moderno, a ciò che si presume mangiassero i nostri antenati del Paleolitico. In pratica propone di privilegiare cibi non industriali e poco processati, puntando su ingredienti “semplici” come carne, pesce, uova, verdure, frutta, frutta secca e semi, e limitando o escludendo alimenti tipici dell’agricoltura e dell’industria alimentare più recente.

È importante dirlo subito: la paleodieta non è una “cura” e non è adatta a tutti allo stesso modo. Alcune persone la trovano utile per ridurre il consumo di ultra-processati e imparare a leggere meglio ciò che mangiano; altre possono incontrare difficoltà pratiche o nutrizionali. L’obiettivo di questa guida è aiutarti a capire cos’è la paleodieta, cosa si mangia, quali promesse sono realistiche e quali aspetti richiedono più attenzione, così da fare scelte informate e sicure.

Cos’è la paleodieta e quali sono i principi

La paleodieta si basa sull’idea che il nostro organismo si sia evoluto per funzionare bene con un’alimentazione composta soprattutto da cibi integrali, mentre l’introduzione recente (in termini evolutivi) di cereali, legumi e latticini, insieme all’aumento dei prodotti industriali, avrebbe contribuito a squilibri metabolici e infiammatori. È un’ipotesi affascinante, ma va letta con prudenza: la “dieta del Paleolitico” non era uguale ovunque e non abbiamo un unico modello alimentare ancestrale.

Detto questo, molte versioni moderne della paleodieta condividono alcuni principi pratici, spesso più importanti delle etichette:

  • Preferire alimenti minimamente processati: Il focus è su ingredienti riconoscibili, cucinati in casa, riducendo snack confezionati, dolci industriali e bevande zuccherate.

  • Ridurre zuccheri aggiunti e farine raffinate: Questo punto, più che “paleo”, è un buon pilastro di educazione alimentare per molte persone, perché aiuta a controllare l’introito calorico e a migliorare la qualità della dieta.

  • Mettere al centro proteine e vegetali: Carne, pesce e uova (per chi li consuma) vengono spesso accompagnati da porzioni generose di verdure, con frutta come scelta “dolce” naturale.

  • Escludere o limitare cereali, legumi e latticini: È l’aspetto più caratteristico e anche quello più discusso: l’eliminazione di interi gruppi alimentari richiede attenzione per non creare carenze o eccessi.

Cosa si mangia nella paleodieta

Quando si cerca “paleodieta cosa mangiare”, la risposta più corretta è: dipende dalla versione scelta e dai tuoi obiettivi. In generale, però, la paleo “classica” tende a includere:

  • Carne e pollame: Spesso si preferiscono tagli non eccessivamente lavorati. La qualità complessiva della dieta conta più di una singola scelta: alternare fonti e non basare tutto su carni rosse e insaccati (di solito non “paleo”) è un criterio sensato.

  • Pesce e frutti di mare: Utili per variare e per l’apporto di grassi insaturi. Se ti interessa approfondire il tema, puoi leggere la guida sugli omega 3.

  • Uova: Alimento versatile, utile per colazione o pasti rapidi. In caso di ipercolesterolemia o patologie specifiche, la scelta va personalizzata con un professionista.

  • Verdure: Di fatto sono uno dei “pilastri” migliori della paleo: aumentano sazietà e varietà, e aiutano a bilanciare i pasti.

  • Frutta: Di solito concessa, con attenzione alle porzioni se l’obiettivo è il controllo del peso o se si ha difficoltà con la gestione della glicemia.

  • Frutta secca e semi: Buone fonti di grassi e micronutrienti, ma dense di calorie: porzioni moderate e scelta di prodotti senza zuccheri o sale aggiunti.

  • Oli e grassi “paleo-friendly”: Spesso si usano olio extravergine d’oliva, avocado, frutta secca. Alcune varianti includono anche olio di cocco.

Alimenti vietati o da limitare nella paleodieta

La paleodieta è nota anche per ciò che toglie. A seconda delle interpretazioni, gli alimenti più spesso esclusi o fortemente ridotti sono:

  • Cereali: Frumento, riso, avena, mais e derivati (pane, pasta, crackers). È l’esclusione che più cambia la quotidianità e che può ridurre l’apporto di fibre se non si compensa con molte verdure e semi.

  • Legumi: Fagioli, ceci, lenticchie, piselli. Dal punto di vista nutrizionale sono un gruppo prezioso (fibre e proteine vegetali), quindi eliminarli richiede un piano alternativo ben pensato.

  • Latticini: Latte, yogurt, formaggi. In alcune versioni “paleo flessibili” sono concessi in parte, soprattutto fermentati. Se il motivo dell’esclusione è un sospetto disturbo digestivo, può essere utile approfondire l’intolleranza al lattosio.

  • Zuccheri aggiunti e dolci: Una delle limitazioni più utili sul piano pratico: riduce picchi calorici e spuntini “automatici”.

  • Prodotti ultra-processati: Snack, merendine, bibite zuccherate, molti cibi pronti e insaccati ricchi di additivi. Questo punto è spesso più rilevante della questione “cereali sì o no”.

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Paleodieta e dimagrimento: funziona davvero?

Molte persone arrivano alla paleodieta per dimagrire. In diversi casi la perdita di peso può avvenire, soprattutto perché:

  • Aumenta la sazietà: Più proteine e più verdure possono aiutare a sentirsi pieni con meno calorie complessive.

  • Riduce cibi iper-palatable: Eliminando dolci, snack e farine raffinate, spesso si abbassa l’introito calorico “inconsapevole”.

  • Semplifica le scelte: Regole chiare possono aiutare chi tende a “sgranocchiare” o a improvvisare pasti sbilanciati.

Detto questo, il dimagrimento non è garantito. Anche con la paleo si può eccedere con porzioni di frutta secca, oli, tagli molto grassi o ricette “paleo” altamente caloriche. Inoltre, se la restrizione diventa troppo rigida, alcune persone oscillano tra fasi di controllo e fasi di abbandono, con effetto boomerang. Se hai notato un aumento di peso improvviso o fluttuazioni importanti, è utile valutare anche sonno, stress, farmaci, tiroide e stile di vita, non solo la dieta.

Paleodieta e salute metabolica: glicemia, insulina e colesterolo

Un motivo frequente per cui la paleodieta viene presa in considerazione è il desiderio di migliorare alcuni parametri “metabolici”, come glicemia e profilo lipidico. Ridurre zuccheri aggiunti e farine raffinate può aiutare alcune persone a stabilizzare l’energia durante la giornata e a gestire meglio la fame.

Se l’obiettivo riguarda la risposta ai carboidrati, un concetto utile è l’indice glicemico: non è l’unico parametro, ma può orientare scelte più consapevoli. In chi ha insulino resistenza o diabete, qualsiasi cambiamento importante nella dieta andrebbe concordato con il medico o con un dietista/nutrizionista, perché può influenzare terapia e monitoraggi.

Capitolo colesterolo: alcuni migliorano trigliceridi e HDL perché riducono zuccheri e alcol, ma altri possono peggiorare LDL se aumentano troppo grassi saturi e carni grasse. Se ti interessa approfondire, trovi una guida dedicata al colesterolo e alle sue varianti.

Paleodieta e intestino: gonfiore, stitichezza e benessere digestivo

Molti riportano un miglioramento del “pancia piatta”, altri invece notano l’opposto, soprattutto nelle prime settimane. Il motivo è semplice: cambiando fibre, quantità di verdure crude, frutta e grassi, anche il microbiota e la motilità intestinale devono adattarsi.

Se compaiono gonfiore addominale o maggiore produzione di gas, può essere utile verificare quante crucifere, cipolle, frutta molto zuccherina o dolcificanti (nelle versioni “paleo” industriali) si stanno introducendo. Alcune persone, togliendo cereali e legumi, rischiano anche di ridurre troppo l’apporto di fibre e di andare verso stitichezza. In questi casi la soluzione non è “mangiare meno”, ma costruire pasti più ricchi di verdure cotte, semi e idratazione adeguata.

Se invece sospetti una sensibilità specifica, o se hai diagnosi come colon irritabile o malattie infiammatorie intestinali, serve una valutazione personalizzata: eliminare gruppi alimentari “a caso” può confondere il quadro e non risolvere il problema.

Benefici potenziali della paleodieta

Parlare di benefici della paleodieta ha senso solo se restiamo sul piano “potenziale” e contestuale: dipende da cosa mangiavi prima, da come imposti la paleo e da quanto è sostenibile per te. Detto ciò, ecco i vantaggi più plausibili quando la dieta è ben costruita:

  • Migliore qualità degli alimenti: Molte persone, passando a un modello “paleo”, cucinano di più e riducono prodotti industriali: questo da solo può cambiare molto.

  • Maggiore attenzione alle porzioni e alla fame: Pasti più proteici e ricchi di fibre possono aiutare a riconoscere sazietà e a ridurre spuntini impulsivi.

  • Riduzione di zuccheri aggiunti: Un punto utile per energia, salute dentale e controllo del peso.

  • Più verdure nella routine: È uno degli aspetti più “trasferibili” anche se poi scegli un modello meno restrittivo.

Rischi e controindicazioni: quando la paleodieta può non essere la scelta migliore

La paleodieta può diventare problematica soprattutto quando è molto rigida o quando porta a sostituire carboidrati complessi con grandi quantità di grassi saturi. I principali punti di attenzione sono:

  • Possibili carenze nutrizionali: Eliminare latticini può ridurre l’apporto di calcio; eliminare cereali e legumi può ridurre fibre e alcune vitamine del gruppo B, se non si compensa con varietà di vegetali, frutta secca e fonti alternative.

  • Stitichezza o alterazioni dell’alvo: Se l’apporto di fibre cala o se si eccede con proteine e grassi, l’intestino può risentirne.

  • Rischio di eccesso di grassi saturi: Una paleo “sbilanciata” può peggiorare alcuni profili lipidici in persone predisposte.

  • Difficoltà di sostenibilità: Escludere intere categorie alimentari può essere impegnativo socialmente e psicologicamente; per chi ha una relazione complessa con il cibo, la rigidità può aumentare stress e senso di colpa. In presenza di comportamenti alimentari problematici, vale la pena informarsi anche su segnali come il binge eating.

  • Non è “per forza” più sana della dieta mediterranea: Molti obiettivi (meno processati, più vegetali) si possono ottenere anche con un modello come la dieta mediterranea, spesso più flessibile e sostenibile a lungo termine.

Paleodieta vs chetogenica vs digiuno intermittente

Nel web è facile confondere approcci diversi. La paleodieta non coincide necessariamente con una dieta a bassissimo contenuto di carboidrati: dipende da quanta frutta, tuberi e verdure amidacee includi. Alcune persone finiscono per fare una “paleo low carb”, altre una paleo più bilanciata.

La dieta chetogenica invece ha un obiettivo metabolico specifico (chetoni) e regole più precise sui macronutrienti. Il digiuno intermittente riguarda soprattutto “quando” mangi, non tanto “cosa” mangi: si può fare con diversi stili alimentari, ma non è obbligatorio abbinarlo alla paleo. In generale, più strategie sommi, più serve una guida professionale per evitare squilibri o eccessi di restrizione.

Esempio di menu paleodieta per una giornata

Un esempio può aiutare a capire la logica, senza trasformarlo in una prescrizione. Le quantità vanno adattate a età, attività fisica, obiettivi e condizioni di salute.

  • Colazione: Uova con verdure (ad esempio spinaci o zucchine) e una porzione di frutta. In alternativa, yogurt solo se segui una paleo “flessibile” e lo tolleri bene.

  • Spuntino: Una manciata di frutta secca o un frutto, se serve davvero (non per abitudine).

  • Pranzo: Insalata mista abbondante con una fonte proteica (pesce o pollo), olio extravergine d’oliva e semi. Se desideri più carboidrati, alcune versioni includono patate dolci o altri tuberi.

  • Merenda: Verdure crude con una salsa semplice fatta in casa (ad esempio a base di avocado) oppure un frutto.

  • Cena: Carne o pesce con contorno di verdure cotte e una porzione di frutta.

Se ti alleni o hai giornate molto attive, potresti aver bisogno di una quota di carboidrati maggiore. In quel caso è utile ragionare in termini di equilibrio e prestazioni, non di “puro” rispetto delle regole.

Paleodieta per sportivi: energia, recupero e massa muscolare

Per chi fa sport, la paleo può funzionare bene se è pianificata: proteine adeguate e molte verdure sono un buon punto di partenza. La criticità più comune è l’energia: con pochi carboidrati alcune persone avvertono calo di performance, soprattutto negli sport ad alta intensità o di lunga durata.

Anche il recupero conta. Un’alimentazione troppo restrittiva può favorire stanchezza e calo di massa magra nel lungo periodo. Se noti debolezza persistente, crampi o difficoltà a recuperare, potrebbe essere utile valutare l’assetto complessivo, inclusi sonno e stress, e non solo “cosa è paleo e cosa no”.


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Come iniziare la paleodieta in modo semplice e realistico

Se vuoi provare la paleodieta, l’approccio più sicuro è partire dai cambiamenti a maggiore impatto e minore rischio: ridurre ultra-processati, aumentare verdure, scegliere proteine di qualità e imparare a costruire piatti completi. Poi, solo se necessario e sostenibile, valutare eventuali esclusioni più rigide.

  • Inizia dal “piatto”: Metà verdure, una quota proteica, una quota di grassi “buoni”. Se ti serve più energia, valuta una quota di carboidrati compatibile con la tua versione di paleo.

  • Organizza la spesa: Se in casa ci sono solo alternative “pronte” e confezionate, è più facile tornare alle vecchie abitudini.

  • Non puntare alla perfezione: Un modello alimentare è utile se è sostenibile. Se diventa un elenco di divieti, spesso dura poco.

Quando consultare un medico

È una buona idea parlarne con il medico (o con un dietista/nutrizionista) prima di iniziare la paleodieta se hai diabete o stai assumendo farmaci che influenzano glicemia e pressione, se hai malattie renali, disturbi gastrointestinali importanti, storia di disturbi del comportamento alimentare, se sei in gravidanza o allattamento, oppure se hai valori di colesterolo/trigliceridi già alterati. In generale, se durante il cambiamento alimentare compaiono sintomi persistenti (stanchezza marcata, capogiri, stitichezza severa, perdita di peso rapida non voluta), è opportuno fare una valutazione clinica.

Domande frequenti sulla paleodieta

La paleodieta elimina completamente i carboidrati?

No. La paleodieta elimina spesso cereali e legumi, ma può includere carboidrati da frutta, verdure e, in alcune versioni, tuberi. Il livello finale di carboidrati dipende da come la imposti.

La paleodieta fa bene a tutti?

No. Può essere utile per alcune persone (soprattutto per ridurre ultra-processati), ma non è l’unico modo per mangiare bene e può essere inadatta o rischiosa in alcune condizioni. La personalizzazione è fondamentale.

Si possono mangiare latticini nella paleodieta?

Nella versione “classica” no, ma molte varianti moderne consentono alcuni latticini, soprattutto fermentati. Se hai sintomi digestivi o sospetti intolleranze, meglio valutare con un professionista.

La paleodieta è meglio della dieta mediterranea?

Non necessariamente. La dieta mediterranea ha solide evidenze di beneficio su salute cardiovascolare e longevità. La paleodieta può essere un modo per migliorare la qualità della dieta, ma va costruita bene per essere equilibrata.

Posso seguire la paleodieta se voglio aumentare massa muscolare?

È possibile, ma serve attenzione a calorie, proteine e soprattutto energia disponibile per allenarsi. In alcuni sport può essere utile mantenere una quota adeguata di carboidrati da fonti compatibili con il tuo approccio.

Quanto tempo serve per vedere risultati con la paleodieta?

Dipende dagli obiettivi. Alcuni notano cambiamenti in sazietà e abitudini alimentari già nelle prime settimane. Per parametri come peso e profilo lipidico servono in genere settimane o mesi e un monitoraggio adeguato.


AutoreElty

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