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GuideNutrizioneIndice glicemico: cos’è, come si calcola e come usarlo per mangiare meglio

Indice glicemico: cos’è, come si calcola e come usarlo per mangiare meglio

~January 30, 2026
12 minuti
alimenti a basso indice glicemico

Se ti è capitato di sentir parlare di indice glicemico (IG) è probabile che il contesto fosse la gestione della fame, l’energia durante la giornata o la prevenzione degli “sbalzi” di zuccheri nel sangue. In realtà, l’IG è uno strumento semplice da capire ma facile da usare male, soprattutto se lo si trasforma in una lista rigida di cibi “buoni” e “cattivi”. L’obiettivo di questa guida è aiutarti a interpretarlo in modo pratico e realistico, così da fare scelte alimentari più consapevoli senza complicarti la vita.

Parleremo di cosa misura davvero l’IG, di come cambia in base a cottura e combinazioni nel piatto, della differenza con il carico glicemico e di quali strategie funzionano nella quotidianità. Ricorda però un punto importante: l’IG non è una diagnosi e non sostituisce il parere di un professionista. Se hai diabete, sei in gravidanza, hai disturbi metabolici o assumi farmaci che influenzano la glicemia, è sempre utile confrontarsi con il medico o un nutrizionista.

Cos’è l’indice glicemico e cosa misura

L’indice glicemico è un valore che indica quanto rapidamente e quanto intensamente un alimento contenente carboidrati fa aumentare la glicemia (cioè la quantità di glucosio nel sangue) rispetto a un alimento di riferimento. In genere il riferimento è il glucosio puro (IG = 100) oppure il pane bianco in alcune tabelle storiche. Più l’IG è alto, più l’aumento della glicemia tende a essere rapido.

Per capire perché questo conta, pensa a come ti senti dopo pasti diversi: alcuni ti danno energia stabile e sazietà più lunga, altri ti lasciano presto con fame o sonnolenza. Non dipende solo dall’IG, ma l’IG può contribuire a spiegare una parte della risposta del corpo.

In modo orientativo si parla spesso di IG basso, medio e alto. Le soglie possono variare leggermente tra le fonti, ma in generale si considera IG basso quando è fino a circa 55, medio tra 56 e 69, alto da 70 in su. Questa classificazione è utile come bussola, non come regola assoluta.

Indice glicemico e carico glicemico: differenze e perché contano entrambi

Una delle domande più comuni è: “Meglio guardare IG o carico glicemico?”. La risposta più utile è: dipende da cosa vuoi capire. L’IG ti dice la “velocità” con cui i carboidrati di quell’alimento possono alzare la glicemia. Il carico glicemico (CG), invece, considera anche la quantità di carboidrati nella porzione che mangi davvero. In pratica, il CG ti dice l’impatto complessivo della porzione sulla glicemia.

Questo spiega perché un alimento può avere un IG relativamente alto ma un CG basso se ne mangi poca quantità o se contiene pochi carboidrati disponibili. Viceversa, un alimento con IG medio può avere un CG elevato se le porzioni sono grandi. È uno dei motivi per cui “vietare” un cibo solo in base all’IG spesso non è la scelta migliore.

In un’alimentazione equilibrata, ha senso usare l’IG per scegliere la qualità dei carboidrati e il CG per ragionare su quantità e porzioni. Se stai seguendo un percorso per la gestione della glicemia, per esempio in caso di diabete, questi concetti diventano ancora più pratici perché aiutano a costruire pasti più stabili e prevedibili.

Come si calcola l’indice glicemico (in parole semplici)

L’IG non si calcola “a casa” con una formula semplice, perché è un valore ottenuto da test standardizzati. In questi test, un gruppo di persone assume una quantità di carboidrati disponibili (di solito 50 g) proveniente dall’alimento in esame. Poi si misura l’andamento della glicemia nelle ore successive e si confronta l’area sotto la curva con quella del glucosio di riferimento.

Questo metodo serve a rendere confrontabili gli alimenti, ma ha un limite: nella vita reale non mangiamo 50 g di carboidrati da un solo alimento isolato. Per questo l’IG va interpretato come un’indicazione generale, mentre ciò che succede nel tuo piatto dipende da combinazioni, porzioni e caratteristiche individuali.

Da cosa dipende l’indice glicemico di un alimento

Un punto spesso sottovalutato è che l’indice glicemico non è un “marchio” fisso e immutabile. Può cambiare in modo significativo in base a diversi fattori. La lavorazione industriale, ad esempio, tende a “rendere disponibili” gli amidi e quindi può alzare l’IG: pensa alle farine molto raffinate o ai cereali soffiati.

Conta molto anche la cottura. La pasta al dente, per esempio, tende ad avere un IG più basso rispetto alla pasta molto cotta perché l’amido è meno gelatinizzato. Anche il raffreddamento può influire: patate o riso cotti e poi raffreddati possono sviluppare una quota di amido resistente, che viene digerito più lentamente e può ridurre la risposta glicemica rispetto allo stesso alimento consumato appena cotto.

La maturazione è un altro fattore chiave: una banana molto matura tende ad avere un IG più alto rispetto a una banana meno matura, perché una parte degli amidi si trasforma in zuccheri più semplici. Inoltre, la presenza di fibre, proteine e grassi nel pasto rallenta lo svuotamento gastrico e l’assorbimento dei carboidrati, rendendo la curva glicemica più graduale.

Infine, esistono differenze individuali: microbiota intestinale, livello di attività fisica, sonno, stress e composizione corporea possono cambiare la risposta glicemica a parità di alimento. Se ti riconosci in una possibile insulino-resistenza o noti picchi e cali di energia frequenti, vale la pena parlarne con un professionista: spesso non serve “tagliare tutto”, ma impostare meglio quantità e combinazioni.

Tabella indice glicemico: esempi pratici di alimenti comuni

Le tabelle dell’IG sono utili, ma vanno lette con buon senso: i valori cambiano tra varietà, ricette e metodi di cottura. Qui trovi una panoramica orientativa, utile per farti un’idea e impostare scelte più stabili.


tabella indice glicemico

Un modo pratico di usare queste informazioni è chiederti: “Quante volte al giorno sto scegliendo carboidrati ad alto IG senza fibre né proteine a supporto?”. Anche solo ridurre queste occasioni può migliorare la stabilità energetica.

Indice glicemico basso: cosa significa nella vita reale

Dire che un alimento ha indice glicemico basso non significa automaticamente che “fa dimagrire” o che si può mangiare senza limiti. Significa che, a parità di carboidrati disponibili, tende a far salire la glicemia più lentamente. Questo può essere utile per favorire sazietà e ridurre i picchi glicemici, soprattutto se nel tuo stile di vita noti fame ravvicinata o cali di concentrazione.

Per esempio, legumi e cereali in chicco spesso sono scelte con IG più basso rispetto a prodotti da forno raffinati. Ma la differenza vera la fa il pasto nel suo complesso: un piatto di pasta al dente con verdure e una fonte proteica può avere un impatto diverso rispetto a pasta molto cotta condita solo con olio e pane a lato. L’IG serve a orientarti, non a trasformare l’alimentazione in un calcolo continuo.


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Come abbassare l’indice glicemico di un pasto: strategie semplici

Se vuoi ridurre l’impatto glicemico dei pasti senza rinunciare ai carboidrati, ci sono alcune strategie pratiche che spesso funzionano bene. La prima è aggiungere fibre: verdure, legumi, frutta intera e cereali meno raffinati rallentano l’assorbimento degli zuccheri. La seconda è bilanciare con proteine e grassi “buoni”, che rendono la digestione più graduale. Anche l’ordine con cui mangi può aiutare: iniziare con verdure e una fonte proteica e poi passare ai carboidrati può attenuare il picco in alcune persone.

La cottura è un altro dettaglio concreto: preferire la pasta al dente e non eccedere con la cottura di riso o patate può essere utile. Quando possibile, considerare la preparazione “cotto e raffreddato” (ad esempio riso o patate per un’insalata) può aumentare l’amido resistente. Non è una formula magica, ma è un trucco semplice per rendere i carboidrati più “lenti”.

Infine, l’attività fisica regolare migliora la sensibilità all’insulina e aiuta a gestire meglio la glicemia. Non serve per forza un allenamento intenso: anche una camminata dopo il pasto può essere un supporto concreto, soprattutto se hai una routine sedentaria.

Indice glicemico e dimagrimento: cosa è vero e cosa è un mito

L’IG viene spesso collegato al dimagrimento, ma è importante fare chiarezza. Un’alimentazione basata su cibi a IG più basso può aiutare alcune persone a controllare l’appetito e a ridurre gli spuntini “compensatori” legati a cali di energia. Tuttavia, il peso dipende dall’equilibrio complessivo tra energia introdotta e consumata, dalla qualità della dieta nel tempo, dal sonno, dallo stress e da tanti altri fattori.

Inoltre, alcuni alimenti a IG basso possono essere molto calorici (pensa a certi snack ricchi di grassi), mentre alcuni alimenti con IG più alto possono rientrare in un piano equilibrato se le porzioni sono adeguate e il pasto è ben strutturato. Se stai considerando approcci specifici come la dieta chetogenica, è ancora più importante farti seguire: non è adatta a tutti e va contestualizzata su salute, obiettivi e terapie in corso.

Indice glicemico e diabete: quando è particolarmente utile

Per chi convive con diabete o prediabete, o per chi deve controllare la glicemia per indicazione medica, conoscere l’indice glicemico può essere un aiuto concreto per prevenire picchi eccessivi dopo i pasti. Detto questo, la gestione della glicemia non si basa solo sull’IG: contano la quantità totale di carboidrati, la distribuzione nella giornata, la terapia farmacologica, l’attività fisica e la risposta individuale.

In questo contesto, può essere utile anche conoscere strumenti e percorsi di monitoraggio, come spiegato nella guida sul controllo della glicemia. Se noti valori spesso fuori target, sintomi come sete intensa, minzione frequente, stanchezza marcata o perdita di peso non intenzionale, non aspettare: parlane con il medico.

Indice glicemico nella frutta: bisogna limitarla?

La frutta è spesso al centro di dubbi perché contiene zuccheri naturali. In realtà, nella maggior parte dei casi la frutta intera è una scelta compatibile con un’alimentazione sana: oltre ai carboidrati, porta fibre, acqua, vitamine e composti protettivi. L’IG della frutta varia, ma spesso è basso o medio, soprattutto se parliamo di frutti ricchi di fibre e acqua.

Il punto chiave è distinguere frutta intera da succhi e frullati. Quando la fibra viene “rotta” o rimossa, la risposta glicemica tende a essere più rapida. Questo non significa che un frullato sia “vietato”, ma che va considerato come una forma più concentrata e veloce di carboidrati. Se il tuo obiettivo è la stabilità glicemica, spesso è meglio preferire la frutta intera e, se vuoi, abbinarla a yogurt o frutta secca in quantità adeguate.

Indice glicemico dei carboidrati: pane, pasta, riso e patate

Quando si parla di indice glicemico, le domande più frequenti riguardano i carboidrati “classici” della cucina italiana. Il pane bianco e molti prodotti da forno raffinati tendono ad avere IG più alto, mentre pane integrale vero, pane con semi e lievitazioni più lente possono avere un impatto più moderato, anche se dipende molto dalla ricetta.

La pasta, soprattutto se al dente, è spesso più gestibile del pane bianco perché la sua struttura rallenta la digestione degli amidi. Il riso varia moltissimo: varietà come il basmati tendono ad avere un IG più basso rispetto a risi più ricchi di amilopectina (spesso quelli a chicco corto usati per risotti). Le patate hanno spesso IG alto, ma la porzione, l’abbinamento e la modalità di preparazione fanno la differenza: patate con buccia, raffreddate in insalata e abbinate a verdure e proteine possono avere un impatto diverso rispetto a purè o patate molto cotte.

Indice glicemico e salute intestinale: perché fibre e microbiota contano

La risposta glicemica non dipende solo dallo zucchero “in entrata”, ma anche da come l’intestino gestisce digestione e assorbimento. Una dieta ricca di fibre, legumi, cereali integrali e verdure favorisce una risposta più graduale e sostiene il microbiota. Se hai sintomi come gonfiore, aria nella pancia o difficoltà digestive, può essere utile capire meglio cosa sta succedendo e valutare insieme a un professionista eventuali aggiustamenti, anche consultando risorse dedicate come quella sul gonfiore addominale.

In alcuni casi, soprattutto se si introducono molte fibre tutte insieme, è normale avvertire un po’ di meteorismo. L’idea migliore di solito è aumentare gradualmente, bere a sufficienza e scegliere cotture semplici. Se i disturbi sono persistenti o associati a dolore importante, cambiamenti dell’alvo o sangue nelle feci, serve un consulto medico per escludere cause che richiedono attenzione.

Esempi di pasti a indice glicemico più “basso” (senza rinunce)

Per rendere l’IG davvero utile, serve tradurlo in scelte concrete. Una colazione più stabile può essere yogurt naturale con avena e frutta intera, oppure pane integrale con una fonte proteica. A pranzo, un piatto unico con cereale in chicco, legumi e verdure è spesso un’ottima soluzione: bilancia carboidrati, fibre e proteine in modo naturale. A cena, puoi scegliere una porzione di pasta al dente con verdure e una fonte proteica, evitando di sommare nello stesso pasto molte fonti raffinate (per esempio pasta più pane più dolce).

Se fai sport, i carboidrati a IG più alto possono avere un ruolo in specifici momenti, ad esempio vicino all’allenamento, perché forniscono energia più rapidamente. Non è una regola uguale per tutti, ma è un esempio utile per ricordare che l’IG non è un giudizio morale sul cibo: è una caratteristica da usare con flessibilità in base al contesto.

Quando parlare con il medico o con un nutrizionista

Ha senso chiedere supporto professionale se hai una diagnosi di diabete, prediabete o insulino-resistenza, se sei in gravidanza, se hai una storia familiare importante per diabete o malattie cardiovascolari, oppure se noti sintomi ricorrenti dopo i pasti come sonnolenza intensa, fame improvvisa, tremori o sudorazione. Anche se stai assumendo farmaci o hai condizioni che influenzano il metabolismo, è meglio evitare il “fai da te”.

Un nutrizionista può aiutarti a costruire un piano sostenibile senza eliminazioni inutili, mentre il medico può indicarti se servono esami o monitoraggi specifici, ad esempio valutazioni della glicemia o altri parametri metabolici. Se hai dubbi sui tuoi esami, può essere utile imparare a orientarti con strumenti affidabili, come la guida su come leggere analisi del sangue, ricordando però che l’interpretazione finale va fatta con un professionista.

FAQ sull’indice glicemico

Cos’è l’indice glicemico in parole semplici?

L’indice glicemico è un numero che indica quanto velocemente un alimento con carboidrati tende ad aumentare la glicemia rispetto al glucosio. Più è alto, più l’aumento può essere rapido.

Qual è la differenza tra indice glicemico e carico glicemico?

L’IG descrive la “velocità” di aumento della glicemia per quel tipo di carboidrato. Il carico glicemico considera anche quanti carboidrati mangi nella porzione reale, quindi descrive meglio l’impatto complessivo del piatto.

La pasta ha indice glicemico alto?

Spesso la pasta, soprattutto se cotta al dente e consumata in un pasto bilanciato con verdure e proteine, ha un impatto più moderato rispetto a pane bianco o prodotti raffinati. Cottura, porzioni e condimenti fanno molta differenza.

Le patate hanno indice glicemico alto: devo evitarle?

Le patate possono avere IG alto, ma non significa che siano “vietate”. Conta la porzione, la preparazione (ad esempio raffreddate in insalata) e l’abbinamento con fibre e proteine nel pasto.

Frutta e indice glicemico: posso mangiarla se devo controllare la glicemia?

In molti casi sì, preferendo la frutta intera (che contiene fibre) e porzioni adeguate. Succhi e frullati possono dare una risposta più rapida perché la fibra è ridotta o “spezzata”. Se hai diabete o stai monitorando la glicemia, confrontati con il medico o un nutrizionista.

Come posso abbassare l’indice glicemico di un pasto?

Puoi aumentare le fibre (verdure, legumi), scegliere carboidrati meno raffinati, cuocere la pasta al dente, aggiungere proteine e grassi buoni e curare le porzioni. Anche una breve camminata dopo il pasto può aiutare molte persone.


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AutoreElty

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