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Immunoglobuline: cosa sono, a cosa servono e quando si misurano

~January 22, 2026
11 minuti
immunoglobuline

Le immunoglobuline, chiamate anche anticorpi, sono una delle “armi” principali del nostro sistema di difesa. Ogni giorno il corpo entra in contatto con germi, sostanze irritanti e stimoli ambientali: quando serve, il sistema immunitario riconosce ciò che è potenzialmente pericoloso e mette in moto una risposta mirata. Le immunoglobuline sono fondamentali proprio perché si legano in modo specifico a ciò che devono neutralizzare, aiutando l’organismo a eliminare l’infezione o a contenerla.

Se ti è stato consigliato un esame delle immunoglobuline, oppure hai letto valori come IgG, IgA, IgM o IgE in un referto, è normale avere dubbi: “Sono alte? Sono basse? È grave?”. L’obiettivo di questa guida è aiutarti a capire il significato di questi esami con un linguaggio semplice, senza allarmismi, ma con la giusta attenzione. Non sostituisce il parere del medico: i valori vanno sempre interpretati insieme a sintomi, storia clinica e altri esami.

Cosa sono le immunoglobuline (anticorpi)

Le immunoglobuline sono proteine prodotte soprattutto da un tipo di globuli bianchi chiamati linfociti B (che possono trasformarsi in plasmacellule). Il loro “lavoro” è riconoscere un bersaglio specifico, detto antigene, che può essere una parte di un virus, di un batterio o di un’altra sostanza estranea all’organismo. Una volta legate all’antigene, le immunoglobuline possono neutralizzarlo direttamente oppure “segnalarlo” ad altri componenti del sistema immunitario perché lo eliminino.

Un modo semplice per immaginarle è come chiavi progettate per una serratura precisa: ogni anticorpo si adatta a un determinato antigene. È questo che rende l’immunità così efficace e, in molti casi, capace di “memorizzare” gli incontri precedenti. Quando contraiamo un’infezione o facciamo un vaccino, il corpo può produrre immunoglobuline specifiche che rendono più rapida la risposta a contatti futuri.

Tipi di immunoglobuline: IgG, IgA, IgM, IgE e IgD

Esistono diverse classi di immunoglobuline, ciascuna con un ruolo particolare. Nei referti si trovano spesso indicate come IgG, IgA, IgM, IgE e, più raramente, IgD. Capire le differenze aiuta a dare un senso a ciò che si legge nelle analisi.

IgG: le più comuni e “di memoria”

Le IgG sono le immunoglobuline più presenti nel sangue. Spesso vengono associate alla “memoria immunitaria”: possono aumentare dopo un’infezione passata o dopo una vaccinazione e restare presenti a lungo. In alcuni contesti clinici, la presenza di IgG specifiche contro un determinato germe può suggerire un contatto avvenuto in passato (ma la valutazione dipende dal singolo caso e dal tipo di test).

IgA: la difesa delle mucose

Le IgA sono molto importanti nelle mucose, quindi in aree come intestino, vie respiratorie e apparato genitale. Si trovano anche in secrezioni come saliva e lacrime. Sono una prima barriera contro ciò che entra dall’esterno. Quando si parla di benessere delle mucose e di equilibrio della flora intestinale, entrano in gioco molte variabili: in alcuni percorsi di salute digestiva si discute anche di supporto con fermenti lattici, ma la scelta va personalizzata con un professionista, soprattutto se ci sono sintomi importanti o patologie note.

IgM: la risposta “precoce”

Le IgM tendono a essere tra le prime immunoglobuline prodotte quando il corpo affronta un’infezione recente. In alcune infezioni, la loro presenza può essere un indizio di contatto da poco tempo, ma non è una regola universale: esistono falsi positivi, persistenze nel tempo e variabilità tra test. Per questo il medico valuta sempre il quadro completo.

IgE: allergie e parassiti

Le IgE sono spesso collegate a reazioni allergiche e, in alcuni casi, a infestazioni da parassiti. Non tutte le allergie danno IgE alte e non tutte le IgE alte significano “per forza” allergia: è un pezzo del puzzle. Se hai sintomi compatibili (starnuti persistenti, prurito, orticaria, respiro sibilante, peggioramenti stagionali), può essere utile un inquadramento dedicato e, quando indicato, un percorso con uno specialista. Per orientarti, puoi leggere anche la guida Elty sull’allergia.

IgD: meno usate nella pratica comune

Le IgD sono meno frequentemente misurate negli esami di routine. Hanno un ruolo nella maturazione e nell’attivazione dei linfociti B, ma nella pratica clinica quotidiana vengono richieste più raramente e in contesti specifici.

A cosa servono le immunoglobuline nel corpo

Le immunoglobuline sono essenziali per diversi motivi. Prima di tutto, aiutano a bloccare virus e batteri prima che possano diffondersi. Inoltre facilitano il lavoro di “pulizia” da parte di altre cellule immunitarie: è come se etichettassero ciò che va eliminato. In certi casi attivano anche sistemi che favoriscono l’infiammazione controllata necessaria a risolvere l’infezione.

Un altro aspetto importante è la protezione a lungo termine. Dopo l’esposizione a un microrganismo o dopo la vaccinazione, l’organismo può mantenere anticorpi e cellule di memoria: questo riduce la probabilità di ammalarsi di nuovo o rende la malattia più lieve. È uno dei motivi per cui le campagne vaccinali restano uno strumento di sanità pubblica rilevante: per approfondire il tema, puoi consultare la guida Elty sul vaccino antinfluenzale.

Esami delle immunoglobuline: quali sono e come si leggono

Quando si parla di “esame delle immunoglobuline” si possono intendere cose diverse. A volte si misurano le immunoglobuline “totali” (IgG totali, IgA totali, IgM totali, IgE totali), altre volte si cercano anticorpi “specifici” contro un determinato agente infettivo. Il significato cambia parecchio.

In genere il prelievo è un normale esame del sangue. I valori di riferimento possono variare in base al laboratorio, all’età e al metodo di misurazione. Se vuoi imparare a orientarti meglio tra sigle e intervalli di riferimento, può aiutarti anche la guida Elty su come leggere le analisi del sangue. Ricorda però che l’interpretazione finale spetta al medico.

Immunoglobuline totali vs anticorpi specifici

Le immunoglobuline totali descrivono una “quantità complessiva” di una classe di anticorpi. Possono essere richieste quando si sospetta un problema del sistema immunitario, in caso di infezioni ricorrenti, oppure in alcuni percorsi di approfondimento per malattie infiammatorie o autoimmuni.

Gli anticorpi specifici, invece, cercano la risposta immunitaria contro un bersaglio preciso (per esempio contro un virus). Qui le domande tipiche sono: “Ho avuto l’infezione?” oppure “Ho sviluppato anticorpi dopo vaccino o malattia?”. Anche in questo caso, la lettura non è automatica: una positività può indicare contatto passato, recente o, talvolta, reazioni crociate. È sempre utile confrontarsi con il medico.

Immunoglobuline alte: cosa può significare

Valori “alti” di immunoglobuline possono avere molte spiegazioni, spesso non pericolose di per sé. In generale, un aumento può riflettere un sistema immunitario che sta lavorando o ha lavorato recentemente: infezioni, infiammazioni, alcune condizioni autoimmuni, allergie (soprattutto per le IgE), oppure stimoli cronici. Il punto chiave è capire quali immunoglobuline sono aumentate e se l’aumento è lieve o marcato.

Un rialzo di IgG può vedersi dopo infezioni o in contesti infiammatori cronici; IgA elevate possono comparire in alcune condizioni epatiche o intestinali; IgM elevate possono talvolta associarsi a infezioni recenti o ad altre situazioni che richiedono approfondimenti; IgE elevate spesso orientano verso allergie o parassitosi, ma non bastano da sole a fare diagnosi.

In alcune circostanze, aumenti importanti e persistenti di specifiche immunoglobuline possono richiedere esami mirati (per esempio elettroforesi delle proteine, immunofissazione) per escludere condizioni più rare. Non è un passaggio automatico: è il medico a valutare se e come proseguire, in base a sintomi e storia clinica.

Immunoglobuline basse: quando preoccuparsi

Le immunoglobuline “basse” possono indicare una ridotta capacità dell’organismo di produrre anticorpi o un’eccessiva perdita di proteine. A volte è una variazione transitoria; altre volte richiede attenzione, soprattutto se la persona ha infezioni frequenti, infezioni più lunghe del solito o complicanze ricorrenti.

Tra le cause possibili ci sono alcune immunodeficienze (primitive o acquisite), terapie che riducono la risposta immunitaria, o condizioni in cui le proteine vengono perse o non prodotte adeguatamente. Anche alcune malattie renali possono avere un ruolo in certi quadri clinici: per un inquadramento divulgativo sul tema puoi consultare la guida Elty sull’insufficienza renale. È importante non fare collegamenti “diretti” da soli: serve sempre la valutazione clinica.

In pratica, ci si orienta così: se i valori sono di poco sotto il range e non ci sono sintomi, spesso il medico può scegliere di controllare nel tempo. Se invece ci sono infezioni ricorrenti, calo di peso non spiegato, febbre persistente, stanchezza marcata o altri segnali, è prudente approfondire senza rimandare.


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Quando si prescrive il dosaggio delle immunoglobuline

Il medico può richiedere il dosaggio delle immunoglobuline in diverse situazioni. Un motivo comune è la presenza di infezioni ripetute (per esempio respiratorie o gastrointestinali) o infezioni che durano più del previsto. Un altro scenario è l’approfondimento di alcune condizioni autoimmuni o infiammatorie, quando servono tasselli in più per capire cosa sta succedendo.

Possono essere richieste anche prima o durante alcuni trattamenti che influenzano il sistema immunitario, o quando si valutano cause di reazioni allergiche importanti. Inoltre, in casi selezionati, si misurano per monitorare l’andamento di alcune patologie del sangue o del sistema immunitario sotto controllo specialistico.

Immunoglobuline e infezioni: cosa sapere

Quando incontriamo un virus o un batterio, la produzione di anticorpi segue spesso una sequenza: prima compaiono risposte più “immediate” e poi quelle di memoria. Detto così sembra lineare, ma nella realtà esistono eccezioni: le tempistiche cambiano tra persone, tra agenti infettivi e in base allo stato di salute.

Per esempio, in alcune infezioni respiratorie o in condizioni di gola infiammata, gli anticorpi possono non essere l’esame più utile nell’immediato: a volte servono tamponi, valutazione clinica e, se indicato, terapia. In caso di sintomi persistenti o severi, è importante non improvvisare cure. Se ti è stato prescritto un antibiotico, segui le indicazioni del medico e non interrompere o modificare la terapia di tua iniziativa; se vuoi capire come funzionano gli antibiotici più comuni, può esserti utile la guida Elty sull’amoxicillina.

Immunoglobuline e allergie: il ruolo delle IgE

Le IgE sono spesso al centro dei dubbi quando si parla di prurito, orticaria, naso che cola, asma o fastidi legati a pollini, acari, animali o alimenti. È vero che molte allergie “classiche” si associano a IgE specifiche contro l’allergene, ma il percorso corretto di diagnosi non si basa su un singolo numero.

In genere, oltre alle IgE totali, possono essere richieste IgE specifiche o test cutanei, sempre interpretati in relazione ai sintomi. Un valore di IgE alto senza disturbi può non richiedere interventi particolari; viceversa, sintomi importanti con IgE non elevate possono comunque meritare attenzione clinica. Se compaiono gonfiore di labbra o viso, difficoltà respiratoria, senso di svenimento o sintomi rapidi dopo un’esposizione sospetta, serve valutazione urgente.

Immunoglobuline e malattie autoimmuni: prudenza e contesto

In alcune malattie autoimmuni il sistema immunitario si attiva in modo “sbagliato”, producendo risposte contro componenti del proprio organismo. In questi casi alcuni valori immunologici possono risultare alterati, ma le immunoglobuline totali da sole non diagnosticano una malattia autoimmune. Servono esami specifici, visita medica, valutazione dei sintomi e, spesso, un inquadramento specialistico.

Se hai già una diagnosi o un sospetto discusso con il medico (per esempio in presenza di dolori articolari persistenti, rash cutanei, stanchezza importante, febbricola), è corretto procedere con gli accertamenti indicati. Se invece stai interpretando autonomamente un referto, il consiglio più utile è portarlo al medico di base: spesso una variazione è spiegabile o richiede solo un controllo nel tempo.

Immunoglobuline in gravidanza e nei bambini

In gravidanza e nei primi mesi di vita del bambino il tema degli anticorpi è particolarmente interessante. La mamma può trasferire al feto parte delle IgG attraverso la placenta, offrendo una protezione temporanea dopo la nascita. Col tempo, il sistema immunitario del bambino matura e inizia a produrre anticorpi in modo più efficiente.

Nei bambini piccoli i valori di riferimento possono essere diversi da quelli dell’adulto, e alcune infezioni tipiche dell’infanzia possono stimolare la produzione di anticorpi. Se il pediatra o il medico propone un dosaggio immunologico, di solito lo fa perché c’è una storia di infezioni ricorrenti o perché serve chiarire un dubbio specifico. In ogni caso, è bene evitare interpretazioni “fai da te” basate su range non adeguati all’età.

Come prepararsi all’esame delle immunoglobuline

Nella maggior parte dei casi non serve una preparazione complessa. Spesso il prelievo può essere fatto come un normale esame del sangue; a volte può essere richiesto il digiuno se nello stesso prelievo sono inclusi altri parametri (per esempio glicemia o lipidi). Le indicazioni precise arrivano dal laboratorio o dal medico.

Un consiglio pratico: porta con te l’elenco dei farmaci e integratori che assumi, perché alcune terapie possono influenzare la risposta immunitaria o il modo in cui si interpretano i risultati. Se hai febbre alta o un’infezione in corso, avvisa il medico: talvolta può essere utile rimandare il test o, al contrario, farlo proprio in quella fase per rispondere a un quesito clinico.

Quando contattare il medico (segnali da non ignorare)

È opportuno confrontarsi con il medico, senza aspettare, se insieme ad alterazioni delle immunoglobuline compaiono infezioni frequenti (otiti, sinusiti, bronchiti, polmoniti), febbre persistente, dimagrimento non intenzionale, stanchezza importante, linfonodi ingrossati che non regrediscono, o reazioni allergiche intense. Sono segnali che non significano automaticamente una malattia grave, ma meritano una valutazione accurata.

Se invece hai solo un valore lievemente fuori range e ti senti bene, spesso la scelta più ragionevole è discutere il referto con il medico di base e valutare se ripetere l’esame, aggiungere test mirati o semplicemente monitorare nel tempo.

FAQ sulle immunoglobuline

Immunoglobuline: cosa sono in parole semplici?

Le immunoglobuline sono proteine del sistema immunitario che riconoscono virus, batteri e altre sostanze estranee. Si legano al “bersaglio” e aiutano il corpo a neutralizzarlo o eliminarlo.

Qual è la differenza tra IgG e IgM?

In modo generale, le IgM tendono a comparire prima durante una risposta immunitaria, mentre le IgG sono più legate alla protezione nel tempo. Però le tempistiche non sono identiche per tutte le infezioni e la lettura va sempre contestualizzata.

IgE alte significano sempre allergia?

No. Le IgE possono aumentare nelle allergie, ma anche in altre condizioni. Inoltre si può avere un’allergia con IgE non particolarmente elevate. Se ci sono sintomi, la valutazione clinica è fondamentale.

Immunoglobuline basse: è una immunodeficienza?

Non necessariamente. Un valore basso può essere transitorio o legato a molte cause. Se però sono presenti infezioni ricorrenti o complicanze, il medico può valutare ulteriori approfondimenti per escludere una ridotta risposta immunitaria.

Che esami si fanno se le immunoglobuline sono alte?

Dipende dal tipo di aumento e dai sintomi. Il medico può decidere di controllare nel tempo, richiedere esami per infezioni o infiammazione, oppure test come elettroforesi delle proteine e altri accertamenti mirati, se indicato.

Si può “aumentare” le immunoglobuline con integratori?

Non esiste un integratore universale che aumenti in modo mirato le immunoglobuline in modo utile e sicuro per tutti. Se c’è il sospetto di un problema immunitario, la cosa più efficace è capire la causa con il medico e impostare un percorso adatto alla situazione.


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AutoreElty

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