Quantiferon: cos’è, quando si fa e come interpretare il risultato

- Cos’è il Quantiferon (IGRA) e a cosa serve
- Quando si fa il Quantiferon: indicazioni più comuni
- Quantiferon e Mantoux: differenze e quale scegliere
- Come si fa il Quantiferon: prelievo e preparazione
- Quanto tempo ci vuole per il risultato del Quantiferon
- Come interpretare il referto: Quantiferon positivo, negativo o indeterminato
- Quantiferon e gravidanza, bambini, immunodepressi: cosa sapere
- Quando rivolgersi al medico (e quando non aspettare)
- Domande frequenti sul Quantiferon
Il quantiferon è uno degli esami più richiesti quando si vuole valutare il rischio di tubercolosi (TB), soprattutto in contesti specifici come lavoro sanitario, screening pre-assunzione, contatto con un caso noto o prima di alcune terapie che possono “abbassare le difese”. È un semplice prelievo di sangue, ma spesso genera dubbi: “se è positivo ho la tubercolosi?”, “se è negativo sono sicuro al 100%?”, “che differenza c’è con la prova Mantoux?”.
In questa guida Elty ti accompagna passo dopo passo: che cos’è davvero il quantiferon, come funziona, quando è indicato, come leggere in modo corretto un referto e quali sono i passaggi successivi che di solito vengono consigliati dal medico. Le informazioni sono generali e non sostituiscono una valutazione personalizzata: se hai sintomi o fattori di rischio importanti, è sempre il caso di parlarne con il medico curante o con uno specialista.
Cos’è il Quantiferon (IGRA) e a cosa serve
Il quantiferon è un test immunologico chiamato anche IGRA (Interferon Gamma Release Assay). In parole semplici, serve a capire se il tuo sistema immunitario ha “riconosciuto” in passato alcuni frammenti tipici del batterio che causa la tubercolosi, cioè Mycobacterium tuberculosis. Non cerca direttamente il batterio nel sangue: misura invece una risposta delle tue cellule immunitarie.
Quando il sangue viene messo a contatto in laboratorio con antigeni specifici della tubercolosi, se il tuo organismo è stato esposto a quel batterio (anche anni prima), alcune cellule possono rilasciare una sostanza chiamata interferone-gamma. Il test quantifica proprio questo “segnale”. Per questo motivo il quantiferon è molto utile per identificare una possibile infezione tubercolare latente, cioè una situazione in cui la persona è entrata in contatto con il batterio ma non ha sintomi e non è contagiosa.
Un punto importante: il quantiferon da solo non distingue in modo definitivo tra infezione latente e malattia attiva. Se il test risulta positivo, di solito il medico valuterà storia clinica, eventuali sintomi e, quando indicato, esami di approfondimento (per esempio una radiografia del torace o esami microbiologici).
Quando si fa il Quantiferon: indicazioni più comuni
Il quantiferon viene richiesto in diverse situazioni di vita reale. Una delle più frequenti è lo screening in ambito lavorativo (per esempio per personale sanitario o per chi lavora in contesti a rischio). Può essere richiesto anche dopo un contatto stretto con una persona con tubercolosi attiva, oppure in caso di provenienza o soggiorno prolungato in aree dove la tubercolosi è più diffusa.
Un’altra indicazione comune riguarda la valutazione prima di iniziare terapie che possono modificare la risposta immunitaria (ad esempio alcuni farmaci per malattie infiammatorie o autoimmuni). In questi casi l’obiettivo è identificare una possibile infezione latente, perché in presenza di specifiche condizioni il rischio che “si riattivi” può aumentare. In pratica, il test può essere un tassello importante di un percorso di sicurezza clinica.
Infine, il quantiferon può essere usato come alternativa alla Mantoux, o come conferma in caso di risultati dubbi, soprattutto in persone vaccinate con BCG (il vaccino contro la tubercolosi), dove alcuni test cutanei possono essere meno specifici.
Quantiferon e Mantoux: differenze e quale scegliere
Spesso il dubbio è: meglio Mantoux o quantiferon? La Mantoux (test tubercolinico) è una prova cutanea: si inietta un piccolo quantitativo di sostanza sotto la pelle e si misura la reazione dopo 48–72 ore. Il quantiferon invece è un esame del sangue e non richiede di tornare per “leggere” la reazione cutanea.
In generale, l’IGRA ha il vantaggio di essere più specifico per Mycobacterium tuberculosis e di risentire meno di alcune interferenze (come la vaccinazione BCG o l’esposizione a micobatteri non tubercolari). D’altra parte, la scelta dipende dal contesto: età, rischio individuale, disponibilità del test, necessità di tempi rapidi, indicazioni regionali o protocolli aziendali. È normale che sia il medico competente o il medico di base a indicare quale esame è più appropriato nel tuo caso.
Come si fa il Quantiferon: prelievo e preparazione
Il quantiferon si esegue con un normale prelievo di sangue venoso. Nella maggior parte dei casi non è necessaria una preparazione particolare e non è richiesto il digiuno, salvo diverse indicazioni del laboratorio o se il prelievo viene associato ad altri esami che lo richiedono. Se stai assumendo farmaci che influenzano il sistema immunitario, è utile segnalarlo al medico, perché in alcune persone questo può contribuire a risultati difficili da interpretare (ad esempio indeterminati).
Di solito il campione deve essere gestito con tempi e modalità precise (perché le cellule devono restare “vive” e reattive). Per questo motivo conviene farlo in un laboratorio che esegue regolarmente questo tipo di test e rispetta la catena di lavorazione prevista dal metodo.
Se stai cercando una struttura, può esserti utile orientarti con una guida come laboratorio analisi vicino a me, così da capire come scegliere in base a comodità, tempi e servizi disponibili.
Quanto tempo ci vuole per il risultato del Quantiferon
Il tempo di refertazione del quantiferon varia da laboratorio a laboratorio. In molti casi il risultato arriva in 24–72 ore lavorative, ma può richiedere più tempo se il campione viene inviato a un centro esterno o se ci sono giorni festivi. Se ti serve per lavoro o per una visita programmata, vale la pena chiedere in anticipo i tempi medi del laboratorio e, se possibile, prenotare con un po’ di margine.
Ricorda che, soprattutto in caso di contatto recente con un caso di tubercolosi, può essere necessario ripetere il test dopo alcune settimane: nelle primissime fasi, infatti, il sistema immunitario potrebbe non aver ancora sviluppato una risposta misurabile. È il medico a stabilire il timing più corretto in base al rischio e al tipo di esposizione.
Come interpretare il referto: Quantiferon positivo, negativo o indeterminato
Leggere un referto del quantiferon può sembrare complicato perché spesso include valori numerici e controlli interni. Il concetto però si riduce a tre esiti principali: positivo, negativo o indeterminato. La cosa più utile è interpretarlo insieme al contesto clinico: una stessa dicitura può avere significati diversi se sei stato esposto di recente, se hai sintomi, se sei immunodepresso o se è un test di routine.
Se vuoi prendere confidenza con la lettura dei referti di laboratorio in generale, può aiutarti una guida dedicata come leggere analisi del sangue, così da capire cosa sono i controlli e perché un valore “fuori range” non è sempre sinonimo di malattia.
Quantiferon positivo: cosa significa davvero
Un quantiferon positivo indica che il sistema immunitario ha risposto agli antigeni della tubercolosi, quindi è compatibile con un contatto con Mycobacterium tuberculosis. Nella maggior parte dei casi, soprattutto se non hai sintomi, questo risultato suggerisce una infezione latente e non una malattia attiva. In altre parole, non vuol dire automaticamente che sei contagioso o che hai una tubercolosi in corso.
Il passo successivo dipende dalla valutazione medica. In genere si escludono segnali di malattia attiva (come tosse persistente, febbre prolungata, perdita di peso non intenzionale, sudorazioni notturne) e si possono richiedere accertamenti come radiografia del torace. Se il quadro è compatibile con infezione latente, il medico potrà discutere l’opportunità di un trattamento preventivo, soprattutto in presenza di fattori di rischio. Questo tipo di decisione è sempre personalizzata: età, comorbidità, farmaci in corso e rischio di esposizione contano molto.
Per approfondire in modo semplice come ci si può esporre e quali sono i meccanismi di trasmissione, puoi leggere anche tubercolosi come si prende.
Quantiferon negativo: posso stare tranquillo?
Un quantiferon negativo significa che, in quel momento, non è stata rilevata una risposta immunitaria specifica agli antigeni testati. In molte persone questo è coerente con l’assenza di infezione tubercolare. Tuttavia, come per qualunque esame, l’interpretazione non è “assoluta” e va contestualizzata.
Ci sono situazioni in cui un risultato negativo può essere meno affidabile: esposizione molto recente (prima che la risposta immunitaria si sviluppi), età molto avanzata, alcune condizioni che riducono l’efficienza del sistema immunitario, oppure terapie immunosoppressive. Se hai avuto un contatto stretto con un caso di tubercolosi o hai sintomi importanti, è fondamentale parlarne con il medico anche con un test negativo, perché potrebbe essere indicata una rivalutazione o un controllo nel tempo.
Quantiferon indeterminato: perché succede e cosa fare
L’esito indeterminato è quello che spesso preoccupa di più perché sembra “non dire nulla”. In realtà comunica che il test non è stato in grado di dare un risultato interpretabile: può succedere quando i controlli interni non funzionano come previsto, ad esempio perché le cellule del sangue non hanno risposto adeguatamente al controllo positivo o perché c’è stata un’interferenza tecnica nella gestione del campione.
Le cause possono essere banali (problemi pre-analitici, tempi di trasporto, temperatura) oppure legate alla persona (immunodepressione, alcune infezioni, terapie). In genere il medico consiglia di ripetere il test, eventualmente in un laboratorio con esperienza, e di valutare alternative o approfondimenti in base al rischio individuale.
Quantiferon e gravidanza, bambini, immunodepressi: cosa sapere
In alcune fasi della vita o in alcune condizioni cliniche è normale che la gestione della tubercolosi e dei test di screening richieda più attenzione. In gravidanza, per esempio, il test può essere richiesto in caso di esposizione o per protocolli specifici: la scelta degli eventuali approfondimenti e del timing va però condivisa con il medico, considerando benefici e rischi.
Nei bambini piccoli la decisione tra Mantoux e IGRA dipende dall’età e dalle linee guida: in alcune fasce d’età la Mantoux è ancora molto usata, mentre l’IGRA può essere utile in altri contesti o come conferma. Nelle persone immunodepresse (per malattia o per terapia) il test può dare esiti meno netti, inclusi risultati indeterminati; per questo serve un ragionamento clinico completo, che può includere anche imaging o test ripetuti.
Quando rivolgersi al medico (e quando non aspettare)
Il quantiferon è uno strumento di screening e di valutazione del rischio, ma non è un “fai da te”: se risulta positivo, indeterminato o se hai sintomi, la cosa migliore è confrontarti con il medico di base, il medico competente o uno specialista (spesso infettivologo o pneumologo). È particolarmente importante non rimandare se compaiono sintomi compatibili con tubercolosi attiva, come tosse che non passa, febbre persistente, sudorazioni notturne o calo di peso non spiegato. In questi casi serve un inquadramento clinico rapido.
Allo stesso modo, se devi iniziare una terapia che modifica le difese immunitarie, è bene seguire con precisione lo screening richiesto: prevenire è più semplice che gestire una riattivazione in un momento delicato.
Domande frequenti sul Quantiferon
Il Quantiferon è affidabile?
È considerato un test affidabile per identificare una risposta immunitaria compatibile con infezione tubercolare, soprattutto in molti adulti e in contesti di screening. Come tutti gli esami, però, non è perfetto: il risultato va interpretato con la storia clinica, il rischio di esposizione e l’eventuale presenza di sintomi.
Se il Quantiferon è positivo sono contagioso?
Non necessariamente. Spesso un risultato positivo è compatibile con infezione latente, in cui non ci sono sintomi e non si trasmette la malattia. La contagiosità si valuta soprattutto in caso di tubercolosi attiva, che richiede una valutazione medica e, se indicato, esami aggiuntivi.
Posso fare il Quantiferon se ho il raffreddore o un’influenza?
In genere sì, ma alcune infezioni acute o condizioni che “stressano” il sistema immunitario possono rendere l’interpretazione più complessa in casi particolari. Se non è urgente, può essere ragionevole chiedere al medico o al laboratorio se conviene rimandare di qualche giorno.
Serve il digiuno per fare il Quantiferon?
Di solito no. Tuttavia, se insieme al quantiferon devi fare altri esami che richiedono digiuno, il laboratorio potrebbe consigliarti di presentarti a stomaco vuoto. Segui sempre le indicazioni che ti vengono date al momento della prenotazione.
Perché il Quantiferon può risultare indeterminato?
Può dipendere da motivi tecnici nella gestione del campione o da una risposta immunitaria non adeguata (ad esempio in alcune forme di immunodepressione). In molti casi la soluzione è ripetere l’esame e valutare il quadro clinico complessivo con il medico.
Quanto dura la positività del Quantiferon?
Se una persona è stata esposta alla tubercolosi, il test può restare positivo per molto tempo. Un risultato positivo non “misura” quanto sia recente l’esposizione e non è pensato per monitorare da solo l’efficacia di eventuali percorsi di prevenzione o cura: per questo servono indicazioni mediche e, se necessario, altri controlli.
Nota di sicurezza: questo articolo ha scopo informativo. Per interpretare un referto, valutare il rischio individuale o decidere eventuali approfondimenti, è necessario consultare un medico.
Prenota ora una Esame del Sangue
Cerca la prestazione medica di cui hai bisogno.
AutoreElty
Specializzati in tematiche di salute e benessere, ci impegniamo a fornirvi informazioni precise, aggiornate e facilmente accessibili per aiutarvi a vivere una vita più sana.
Chi siamo?
Elty è composto da un team di esperti in salute pubblica, nutrizionisti, medici e giornalisti scientifici. Uniamo le nostre diverse competenze per portarvi articoli che coprono un'ampia gamma di argomenti, dalla nutrizione alla salute mentale, dalla prevenzione delle malattie agli ultimi ritrovati della medicina.
La nostra missione
La nostra missione è chiarire il complesso mondo della salute e del benessere, rendendolo accessibile a tutti. Crediamo fermamente che un pubblico informato sia un pubblico più sano, e ci impegniamo a mantenervi aggiornati con contenuti affidabili e ben ricercati.
Articoli correlati
Scopri altri articoli per prenderti cura della tua salute...





