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Apnee notturne: sintomi, cause, diagnosi e rimedi

~April 17, 2026
13 minuti
apnee notturne

Ci sono notti in cui il respiro si interrompe, anche per diversi secondi, senza che tu te ne accorga. Lo scopri al mattino: stanco come se non avessi dormito, con un mal di testa sordo e la sensazione di aver trascorso ore a lottare invece di riposare. Oppure lo scopri attraverso chi ti sta vicino, che ti racconta di aver sentito russare forte e poi, all'improvviso, il silenzio.

Le apnee notturne sono uno dei disturbi del sonno più diffusi e, allo stesso tempo, tra i più sottovalutati. Secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, si stima che la sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS) interessi tra il 3% e il 7% degli uomini adulti e tra l'1% e il 3% delle donne nella popolazione generale, con una prevalenza che aumenta significativamente dopo i 50 anni e nelle persone in sovrappeso.

Capire cosa sono, come si manifestano e cosa si può fare è il primo passo per uscire da un circolo che non riguarda solo la qualità del sonno, ma la salute nel suo complesso. Questo articolo ti accompagna attraverso ogni aspetto di questo disturbo: dai sintomi alle cause, dalla diagnosi ai percorsi di cura disponibili.

Cosa sono le apnee notturne?

Le apnee notturne sono episodi di interruzione del respiro durante il sonno, ciascuno della durata di almeno 10 secondi. Quando questi episodi si ripetono con una frequenza superiore a 5 volte per ora di sonno, si parla clinicamente di sindrome delle apnee notturne. Se la frequenza supera le 15-30 interruzioni per ora, il disturbo è classificato come moderato o grave.

Ogni pausa respiratoria provoca una riduzione dell'ossigeno nel sangue, nota come desaturazione ossiemoglobinica. Il cervello, percependo il calo di ossigeno, reagisce attivando un micro-risveglio che ripristina il respiro. Questi risvegli sono spesso così brevi da non essere ricordati, ma si ripetono decine o centinaia di volte per notte, frammentando profondamente la struttura del sonno.

Accanto alle apnee vere e proprie esistono anche le cosiddette ipopnee, ovvero riduzioni parziali del flusso respiratorio superiori al 30%, associate a un calo della saturazione o a un micro-risveglio. Nell'uso clinico, apnee e ipopnee vengono spesso considerate insieme attraverso l'indice AHI (Apnea-Hypopnea Index), che misura quanti eventi respiratori avvengono in media ogni ora di sonno.

Apnee notturne: quali sono i sintomi principali?

Il russamento è spesso il primo segnale che porta a sospettare la presenza di apnee notturne, ma non è l'unico né il più significativo. Molte persone che russano non hanno apnee, e alcune con apnee gravi possono non russare in modo evidente. I sintomi più indicativi si distribuiscono tra la notte e il giorno.

Durante la notte puoi notare risvegli improvvisi con sensazione di soffocamento o di non riuscire a respirare, movimenti frequenti nel letto, sudorazione eccessiva o necessità di alzarsi più volte per urinare. La bocca secca al risveglio è un altro segnale comune, legato alla respirazione prevalentemente orale durante il sonno.

Durante il giorno, invece, i sintomi riflettono la scarsa qualità del riposo: sonnolenza diurna eccessiva, difficoltà di concentrazione, irritabilità, cali di memoria e mal di testa mattutino sono tra i disturbi più riferiti. In alcuni casi, la sonnolenza può essere così intensa da compromettere la capacità di guidare o di svolgere attività che richiedono attenzione sostenuta. Uno studio pubblicato su JAMA Internal Medicine ha evidenziato come chi soffre di OSAS abbia un rischio di incidente stradale significativamente più elevato rispetto alla media della popolazione.


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Le cause e i fattori di rischio delle apnee notturne

Le cause delle apnee notturne variano in base alla tipologia del disturbo, ma nella forma più comune, quella ostruttiva, il meccanismo centrale è il collasso parziale o totale delle vie aeree superiori durante il sonno. Questo avviene quando i muscoli della gola si rilassano eccessivamente, restringendo o ostruendo il passaggio dell'aria.

Tra i fattori di rischio più documentati, il sovrappeso e l'obesità occupano un ruolo centrale: il tessuto adiposo che si deposita intorno al collo aumenta la pressione sulle vie aeree, riducendone la pervietà. Un indice di massa corporea superiore a 30 kg/m² è associato a un rischio significativamente aumentato di sviluppare il disturbo.

Altri fattori che aumentano la probabilità di sviluppare apnee notturne includono una struttura anatomica sfavorevole delle vie aeree (mandibola arretrata, tonsille voluminose, palato molle lungo), il sesso maschile, l'avanzare dell'età, il consumo di alcol e di sedativi nelle ore serali, il fumo di sigaretta e alcune condizioni mediche come l'ipotiroidismo o la sindrome dell'ovaio policistico. La familiarità gioca anch'essa un ruolo: avere un familiare di primo grado con OSAS aumenta la probabilità di svilupparla.

Tipologie di apnee notturne: ostruttiva (OSAS), centrale e mista

Non tutte le apnee notturne hanno la stessa origine. Riconoscere la tipologia di apnea notturna è essenziale per scegliere il percorso terapeutico più appropriato.

La forma più comune è la sindrome delle apnee ostruttive del sonno, nota con l'acronimo OSAS (Obstructive Sleep Apnea Syndrome). In questo caso il problema è fisico: le vie aeree superiori collassano o si ostruiscono durante il sonno, impedendo il passaggio dell'aria nonostante il tentativo attivo della muscolatura respiratoria. Rappresenta oltre il 90% di tutti i casi di apnea del sonno.

Le apnee centrali hanno invece un'origine neurologica. Il cervello non invia correttamente i segnali ai muscoli responsabili della respirazione, che quindi non si attivano. Questo tipo di apnea è meno frequente e si associa spesso a patologie cardiovascolari gravi, come lo scompenso cardiaco, o all'uso di oppioidi.

Esiste infine la forma mista, che combina componenti ostruttive e centrali nello stesso episodio. In questi casi il percorso diagnostico richiede una valutazione più approfondita, poiché il trattamento varia in modo sostanziale tra le diverse sottoforme del disturbo.

Come avviene la diagnosi: la polisonnografia

La polisonnografia è lo strumento diagnostico di riferimento per le apnee notturne. Si tratta di una registrazione notturna complessa che monitora simultaneamente numerosi parametri fisiologici: il flusso d'aria dal naso e dalla bocca, la saturazione di ossigeno nel sangue, la frequenza cardiaca, i movimenti toracici e addominali, l'attività cerebrale (EEG), i movimenti oculari e il tono muscolare degli arti.

L'esame si esegue generalmente in un laboratorio del sonno specializzato, dove la persona trascorre una notte sotto monitoraggio continuo. In casi selezionati è possibile effettuare una variante semplificata dell'esame a domicilio, la cosiddetta poligrafia cardio-respiratoria, che registra i parametri più rilevanti per la diagnosi di OSAS senza la componente neurologica. Questa versione è meno accurata, ma può essere indicata quando il sospetto clinico è elevato e la situazione logistica lo richiede.

I risultati della polisonnografia forniscono l'indice AHI, che permette di classificare la gravità del disturbo: lieve (AHI tra 5 e 15 eventi per ora), moderata (tra 15 e 30) e grave (oltre 30). Questa classificazione è determinante per orientare le scelte terapeutiche successive.

Quali sono i rischi e le conseguenze per la salute?

Le conseguenze delle apnee notturne sulla salute vanno ben oltre la stanchezza. L'ipossia ripetuta durante la notte, combinata con i micro-risvegli continui, mette sotto stress l'intero organismo, con effetti documentati su diversi apparati.

Sul fronte cardiovascolare, l'associazione con l'ipertensione arteriosa è tra le più solide: si stima che oltre il 50% delle persone con OSAS moderata o grave presenti ipertensione. Il rischio di aritmie cardiache, in particolare la fibrillazione atriale, è aumentato. Anche il rischio di infarto del miocardio e di ictus cerebrale è significativamente più elevato nei soggetti con apnee non trattate, secondo le linee guida dell'European Respiratory Society.

Sul piano metabolico, l'OSAS è correlata a una maggiore resistenza insulinica e a un peggioramento del controllo glicemico nelle persone con diabete di tipo 2. Sul piano neurologico, la deprivazione cronica del sonno favorisce deficit cognitivi, rallentamento delle funzioni esecutive e, nel lungo periodo, è stata associata a un aumentato rischio di declino cognitivo. Non trattare le apnee notturne, in sintesi, non è mai una scelta neutra.

Rimedi e trattamenti per le apnee notturne

I rimedi per le apnee notturne variano in base alla forma, alla gravità e alle caratteristiche individuali della persona. Non esiste un approccio unico valido per tutti: il percorso terapeutico viene sempre costruito dallo specialista tenendo conto di molteplici fattori.

Il trattamento di elezione per le forme moderate e gravi di OSAS è la ventilazione a pressione positiva continua, nota come CPAP (Continuous Positive Airway Pressure). Si tratta di un dispositivo che eroga un flusso d'aria a pressione costante attraverso una mascherina indossata durante il sonno, mantenendo aperte le vie aeree e prevenendo il collasso. Studi controllati hanno dimostrato la sua efficacia nel ridurre l'indice AHI, migliorare la qualità del sonno, abbassare la pressione arteriosa e ridurre il rischio cardiovascolare.

Per le forme lievi o in presenza di anomalie anatomiche specifiche, lo specialista può valutare l'utilizzo di dispositivi di avanzamento mandibolare (MAD), protesi ortodontiche che mantengono la mandibola in posizione avanzata durante il sonno per aumentare lo spazio nelle vie aeree. In casi selezionati, soprattutto in età pediatrica o in presenza di ostruzioni anatomiche precise, può essere indicato un intervento chirurgico, come la tonsillectomia o la settoplastica.

La perdita di peso, quando indicata, può da sola ridurre significativamente la gravità delle apnee. Una riduzione del 10% del peso corporeo è stata associata a una diminuzione dell'indice AHI fino al 26% in alcuni studi pubblicati su Sleep Medicine Reviews.

Prevenzione: stile di vita e buone abitudini

La prevenzione delle apnee notturne passa in larga misura da scelte quotidiane che riguardano il peso, le abitudini serali e la posizione durante il sonno. Non sempre è possibile eliminare completamente il rischio, specie quando esistono fattori anatomici o familiari, ma molto si può fare per ridurlo.

Mantenere un peso corporeo nella norma è l'intervento più efficace, insieme all'eliminazione o alla forte riduzione del consumo di alcol nelle ore serali: l'alcol rilassa la muscolatura faringea, aumentando il rischio di collasso delle vie aeree. I sedativi e gli ansiolitici hanno un effetto simile e non vanno mai sospesi autonomamente, ma solo su indicazione dello specialista.

Dormire sul fianco anziché sulla schiena riduce la pressione gravitazionale sulle vie aeree superiori e può migliorare la respirazione notturna, soprattutto nelle forme lievi. Smettere di fumare è un altro passo importante: il fumo provoca infiammazione e gonfiore delle mucose delle vie aeree, peggiorando la pervietà notturna. Una buona igiene del sonno, con orari regolari e un ambiente fresco e silenzioso, completa il quadro delle buone pratiche preventive.

Apnee notturne nei bambini: cosa sapere

Le apnee notturne nei bambini sono più diffuse di quanto si pensi. Si stima che interessino tra il 2% e il 3% della popolazione pediatrica, con un picco tra i 2 e i 6 anni, l'età in cui le adenoidi e le tonsille raggiungono le dimensioni massime rispetto alla cavità orofaringea.

Nei bambini, l'ipertrofia adenotonsillare è la causa più frequente di apnee notturne. I sintomi notturni includono russamento, respirazione orale, sudorazione eccessiva e posture anomale durante il sonno (come dormire con il collo iperesteso). Ma sono i sintomi diurni a spesso sfuggire al collegamento: difficoltà di concentrazione, iperattività, irritabilità, scarso rendimento scolastico e, in alcuni casi, enuresi notturna possono essere espressione di un sonno frammentato e non ristoratore.

Se sospetti che tuo figlio respiri in modo irregolare durante la notte, una valutazione specialistica è il primo passo. In molti casi, la rimozione chirurgica delle adenoidi e delle tonsille risolve il problema in modo definitivo, con un miglioramento significativo della qualità del sonno e delle funzioni cognitive.


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Quando è necessario consultare un medico specialista

Consultare uno specialista del sonno è necessario ogni volta che i sintomi delle apnee notturne interferiscono con la qualità della vita quotidiana o quando chi ti sta vicino segnala pause respiratorie durante il sonno. Non aspettare che i sintomi diventino invalidanti.

Alcune situazioni richiedono una valutazione più urgente. Se soffri già di ipertensione, aritmie, diabete o sei in sovrappeso significativo, la coesistenza di disturbi del sonno può peggiorare queste condizioni e merita attenzione tempestiva. Lo stesso vale se avverti sonnolenza alla guida o in situazioni che richiedono concentrazione.

Il percorso inizia spesso dal medico di medicina generale, che può indirizzarti verso uno specialista in pneumologia, otorinolaringoiatria o neurologia del sonno. In molte strutture esistono centri dedicati alla medicina del sonno che offrono una valutazione multidisciplinare, dalla diagnosi strumentale alla gestione del trattamento nel tempo.

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Domande frequenti sulle apnee notturne

Come capire se si soffre di apnee notturne?

I segnali più frequenti delle apnee notturne includono russamento intenso, risvegli bruschi con sensazione di soffocamento, sonnolenza diurna persistente e mal di testa al mattino. Spesso è chi dorme vicino a te a notare le pause respiratorie. Una valutazione specialistica con polisonnografia consente di confermarne la presenza e valutarne la gravità.

Cosa fare per evitare le apnee notturne?

Per ridurre il rischio di apnee notturne è utile mantenere un peso corporeo sano, evitare alcol e sedativi nelle ore serali, dormire sul fianco anziché sulla schiena e smettere di fumare. Questi accorgimenti non sostituiscono la valutazione di uno specialista nei casi già diagnosticati, ma possono ridurre significativamente la frequenza degli episodi nelle forme lievi.

Quando le apnee notturne sono pericolose?

Le apnee notturne diventano pericolose quando non vengono trattate nel tempo. L'ipossia notturna ripetuta aumenta il rischio di ipertensione arteriosa, aritmie, infarto e ictus. Le forme gravi, con più di 30 episodi per ora di sonno, richiedono intervento specialistico tempestivo per ridurre il carico sulle strutture cardiovascolari e metaboliche.

Chi cura le apnee notturne?

Le apnee notturne vengono curate da specialisti in pneumologia, otorinolaringoiatria, neurologia del sonno o medicina del sonno, in base alla causa prevalente. In molti casi è necessario un approccio multidisciplinare che coinvolge anche il cardiologo, il nutrizionista o l'ortodontista per una gestione completa e duratura del disturbo.

Cosa sono le apnee notturne?

Le apnee notturne sono interruzioni temporanee della respirazione durante il sonno, della durata di almeno 10 secondi. Quando si ripetono più di 5 volte per ora si parla di sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS). Il disturbo riduce la qualità del sonno e può avere conseguenze significative sulla salute cardiovascolare e metabolica se non affrontato.

Qual è la differenza tra apnea ostruttiva e centrale?

L'apnea ostruttiva è causata dal collasso fisico delle vie aeree superiori durante il sonno ed è la forma più comune, rappresentando oltre il 90% dei casi. L'apnea centrale dipende invece da un'alterazione dei segnali neurologici inviati dal cervello ai muscoli respiratori. La forma mista combina entrambi i meccanismi e richiede una valutazione diagnostica più approfondita.

Come funziona la polisonnografia?

La polisonnografia è l'esame diagnostico di riferimento per le apnee notturne. Registra durante il sonno parametri come il flusso respiratorio, la saturazione di ossigeno, la frequenza cardiaca e l'attività cerebrale. Si esegue in un laboratorio del sonno o, in casi selezionati, a domicilio in forma semplificata. È il metodo più accurato per valutare la gravità del disturbo.

Le apnee notturne possono colpire anche i bambini?

Le apnee notturne nei bambini sono più comuni di quanto si pensi e interessano tra il 2% e il 3% della popolazione pediatrica. Le cause più frequenti includono l'ipertrofia delle adenoidi e delle tonsille. I sintomi possono manifestarsi come difficoltà di concentrazione, iperattività o scarso rendimento scolastico, oltre al russamento notturno persistente.

Fonti

  1. Istituto Superiore di Sanità (ISS). Disturbi del sonno: apnee notturne. EpiCentro, 2022.

  2. World Health Organization (WHO). Sleep disorders: a global public health concern. WHO Technical Report, 2021.

  3. European Respiratory Society (ERS). ERS Guidelines on Management of Obstructive Sleep Apnoea in Adults. European Respiratory Journal, 2023.

  4. American Academy of Sleep Medicine (AASM). International Classification of Sleep Disorders, 3rd edition, 2014.

  5. Peppard P.E. et al. Increased prevalence of sleep-disordered breathing in adults. American Journal of Epidemiology, 2013.

  6. Punjabi N.M. The epidemiology of adult obstructive sleep apnea. Proceedings of the American Thoracic Society, 2008.

  7. Lévy P. et al. OSA and non-dipping nocturnal blood pressure: relation to cardiovascular risk. Sleep Medicine Reviews, 2016.

  8. Ministero della Salute. Linee di indirizzo per la diagnosi e la terapia della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (OSAS) nell'adulto. 2017.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono una valutazione medica personalizzata.


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