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Lombalgia: cause, sintomi e rimedi per il mal di schiena basso

~January 22, 2026
11 minuti
uomo con lombalgia

La lombalgia è il classico dolore nella parte bassa della schiena: può essere un fastidio lieve che “tira” quando ti pieghi, oppure un dolore più intenso che limita movimenti semplici come alzarsi dalla sedia o girarsi nel letto. È un problema molto comune in Italia e, nella maggior parte dei casi, non è legato a una malattia grave. Spesso dipende da un sovraccarico dei muscoli, da rigidità articolare, da posture mantenute a lungo o da un gesto fatto “male” (ad esempio sollevare un peso senza piegare le ginocchia).

Detto questo, il dolore alla schiena merita sempre attenzione: alcune situazioni richiedono una valutazione medica rapida, soprattutto se ci sono sintomi “di allarme”. In questa guida, scritta con un approccio amichevole ma rigoroso, troverai una panoramica completa su cause, sintomi, durata, cosa fare a casa, come prevenire le ricadute e quando è meglio farsi aiutare da un professionista.

Che cos’è la lombalgia e perché è così frequente

Con il termine lombalgia si indica un dolore localizzato nella regione lombare, cioè nella zona compresa tra le ultime costole e i glutei. In pratica è il “mal di schiena” basso. È così frequente perché la colonna lombare è una parte del corpo che lavora continuamente: sostiene il peso, accompagna la camminata, stabilizza il tronco e consente movimenti come piegarsi, ruotare e sollevare.

Quando sommiamo sedentarietà, lavoro al computer, stress, scarsa forza muscolare, aumento di peso o movimenti ripetuti, la schiena può diventare più vulnerabile. Anche chi fa sport può essere soggetto a lombalgia: non perché lo sport “faccia male”, ma perché carichi elevati, tecnica imperfetta o recupero insufficiente aumentano il rischio di sovraccarico.

Cause della lombalgia: le più comuni (e le meno comuni)

Capire le cause della lombalgia aiuta a scegliere il comportamento più utile e a evitare errori frequenti (come immobilizzarsi per giorni). Nella maggior parte dei casi si parla di lombalgia “aspecifica”: significa che non c’è una singola lesione identificabile come unica responsabile, ma un insieme di fattori che irritano muscoli, legamenti e articolazioni.

Le cause più comuni includono contratture o affaticamento muscolare, rigidità delle articolazioni posteriori della colonna, movimenti improvvisi, sollevamento di carichi senza controllo, posture prolungate (ad esempio molte ore seduti), scarso allenamento dei muscoli del tronco e ridotta mobilità di anche e caviglie che “spostano” il lavoro sulla zona lombare. Anche lo stress può amplificare la percezione del dolore e aumentare la tensione muscolare, rendendo il disturbo più persistente.

Tra le cause che meritano maggiore attenzione ci sono il coinvolgimento di un disco intervertebrale (come nell’ernia del disco), l’irritazione del nervo sciatico, problemi infiammatori, traumi e, più raramente, condizioni che richiedono valutazioni urgenti. Non bisogna spaventarsi: sono situazioni meno frequenti, ma è importante riconoscere i segnali giusti (li vediamo più avanti).

Sintomi della lombalgia: come si presenta il dolore

I sintomi della lombalgia possono variare molto da persona a persona. In genere il dolore è localizzato nella parte bassa della schiena e può essere descritto come un peso, una fitta, un bruciore o una sensazione di rigidità. Spesso peggiora con alcuni movimenti (piegarsi, ruotare, alzarsi), con la stazione seduta prolungata o al mattino appena svegli.

In alcuni casi il dolore si accompagna a spasmo muscolare (la schiena “si blocca”), difficoltà a stare dritti o a cambiare posizione. Altre volte si associa a fastidio ai glutei o alla coscia, senza però arrivare sotto il ginocchio. Quando invece il dolore scende lungo la gamba e può essere associato a formicolii o intorpidimento, si può sospettare un coinvolgimento nervoso come nella sciatalgia. Non è una diagnosi automatica, ma un indizio che può orientare la valutazione.

Lombalgia acuta, subacuta e cronica: quanto dura

Di solito si parla di lombalgia acuta quando il dolore dura fino a 4 settimane. Se persiste tra 4 e 12 settimane, è subacuta; oltre le 12 settimane si definisce cronica. Nella pratica, molte lombalgie acute migliorano sensibilmente entro pochi giorni o 2–3 settimane, soprattutto se ci si muove con buon senso e si evita il riposo assoluto. Se il dolore non migliora o tende a ripresentarsi spesso, vale la pena indagare i fattori che lo alimentano: abitudini, carichi, stress, sonno, attività fisica e tecnica nei gesti quotidiani.

Lombalgia: quando preoccuparsi (segnali di allarme)

La maggior parte degli episodi di lombalgia non è pericolosa, ma ci sono sintomi che richiedono una valutazione medica rapida o urgente. In generale è bene contattare il medico o rivolgersi al pronto soccorso se il dolore compare dopo un trauma importante (caduta, incidente), se è molto intenso e non migliora minimamente, o se è associato a febbre, perdita di peso non intenzionale, peggioramento progressivo, dolore notturno che non cambia con le posizioni.

Serve attenzione anche se compaiono debolezza marcata a una gamba, difficoltà a camminare, perdita di controllo di vescica o intestino, o anestesia nella zona “a sella” (area genitale/perineale). Questi segni, per quanto rari, possono indicare un problema neurologico serio che va valutato subito.

Cosa fare subito quando arriva la lombalgia (prime 48–72 ore)

Quando arriva una lombalgia improvvisa, l’istinto è spesso fermarsi completamente. In realtà, per molti episodi, la strategia più utile è restare attivi entro i limiti del dolore, evitando però movimenti che lo scatenano in modo netto. Camminare a passo tranquillo, fare pause frequenti se si lavora seduti e cambiare posizione spesso aiuta la schiena a non irrigidirsi ulteriormente.

Il riposo assoluto prolungato tende a peggiorare rigidità e recupero. Meglio puntare su “movimento gentile”: alzarsi ogni 30–60 minuti, camminare qualche minuto, fare piccoli movimenti del bacino e della colonna senza forzare. Anche il sonno è importante: prova a trovare una posizione che scarichi la zona lombare (ad esempio sul fianco con un cuscino tra le ginocchia). Se il dolore è forte, il medico o il farmacista possono indicare un antidolorifico da banco adatto a te e compatibile con la tua storia clinica. In molte persone si usano farmaci come paracetamolo o antinfiammatori come ibuprofene, ma non sono “sempre” indicati: dipende da età, altri farmaci, stomaco, reni, pressione e altre condizioni. Per questo è importante non improvvisare, soprattutto se hai patologie o assumi terapie in corso.

Rimedi per lombalgia: cosa aiuta davvero (e cosa evitare)

Parlando di rimedi per lombalgia, l’obiettivo non è solo “spegnere” il dolore, ma anche favorire un recupero stabile. Nelle fasi iniziali può essere utile alternare calore e freddo in base a ciò che ti dà più sollievo: molte persone trovano benefico il calore perché riduce la tensione muscolare, mentre altre preferiscono il freddo nelle prime ore dopo uno sforzo. Non esiste una regola valida per tutti: conta la risposta personale.

Da evitare, invece, sono gli approcci estremi: immobilizzarsi per giorni, riprendere subito carichi pesanti “perché non bisogna avere paura”, o fare stretching aggressivo sul dolore. Anche le cinture lombari possono avere un ruolo temporaneo in situazioni specifiche, ma non dovrebbero diventare una soluzione permanente: il rischio è che la schiena si “disabitui” a lavorare in modo attivo.

Se il dolore persiste o si ripresenta, un percorso di fisioterapia può essere molto utile per recuperare mobilità, forza e controllo motorio. L’obiettivo non è solo trattare il sintomo, ma capire perché la schiena si è irritata e come ridurre le ricadute nella vita reale (lavoro, sport, carichi domestici).


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Esercizi per la lombalgia: quali scegliere e come farli in sicurezza

Gli esercizi possono essere un grande alleato contro la lombalgia, ma devono essere scelti con buon senso. Nella fase acuta spesso funzionano meglio movimenti semplici e ripetuti che non aumentano nettamente il dolore: camminata leggera, mobilità dolce della colonna, esercizi di respirazione con rilassamento del diaframma e attivazione graduale dei muscoli profondi dell’addome.

Quando il dolore si riduce, diventa importante rinforzare in modo progressivo i muscoli del tronco (addome, glutei, muscoli paravertebrali) e migliorare la mobilità delle anche. Non serve fare “cento esercizi”: la costanza vince sulla quantità. Se durante un esercizio il dolore aumenta molto, si irradia alla gamba o resta più intenso nelle ore successive, è un segnale che va modificato o rimandato. In caso di dubbi, meglio farsi guidare da un professionista.

Postura e lombalgia: la sedia “giusta” non basta

È normale chiedersi se la postura sia la causa della lombalgia. La realtà è più sfumata: non esiste una postura perfetta da mantenere tutto il giorno. Anche una postura “buona” diventa un problema se resta immobile per ore. La strategia più efficace è variare spesso: alternare seduta e stazione eretta, fare micro-pause, appoggiare bene i piedi, alzarsi per una telefonata, fare due passi tra una riunione e l’altra.

Se lavori al computer, può aiutare curare l’altezza dello schermo, usare un supporto per i lombi se ti fa stare più comodo, e soprattutto inserire nella giornata momenti di movimento. Un altro aspetto poco considerato è lo stress: tensioni emotive e carichi mentali possono aumentare la contrazione muscolare e rendere la percezione del dolore più intensa e persistente.

Lombalgia e stile di vita: peso, sonno, attività fisica

La gestione della lombalgia non riguarda solo la schiena. Il corpo è un sistema: se dormi poco, se sei molto stressato, se ti muovi poco o se fai sempre gli stessi gesti, il dolore può diventare più “appiccicoso”. Il sonno, in particolare, è un grande modulatore del dolore: nelle settimane in cui dormiamo peggio, la soglia del dolore tende a scendere e recuperiamo con più fatica.

Anche l’attività fisica regolare è una forma di prevenzione: non serve “spaccarsi” in palestra, ma essere costanti. Camminata, nuoto, esercizi a corpo libero e allenamento di forza ben dosato migliorano la tolleranza ai carichi quotidiani. Se hai dubbi su che sport scegliere, l’indicazione più realistica è quella che riuscirai a mantenere nel tempo. A volte un check-up e un confronto con un professionista aiutano a partire in modo sicuro: può essere utile un check-up completo se hai più fattori di rischio o vuoi un punto della situazione sulla tua salute generale.

Esami per lombalgia: quando servono davvero (RX, risonanza, ecc.)

Una domanda molto comune è: “Devo fare una risonanza?” Nella lombalgia aspecifica, soprattutto nelle prime settimane e in assenza di segnali di allarme, spesso gli esami non sono necessari. Questo perché molte alterazioni (come piccole protrusioni, segni di usura o discopatie) possono essere presenti anche in persone senza dolore e rischiano di creare preoccupazione senza cambiare la gestione.

Gli esami possono diventare utili se il dolore è persistente, se ci sono sintomi neurologici (debolezza, perdita di sensibilità), se il medico sospetta una causa specifica o se è necessario pianificare trattamenti mirati. A seconda del caso si può valutare una radiografia oppure una risonanza magnetica. La scelta e il timing vanno sempre discussi con il medico, perché “più esami” non significa automaticamente “più cura”.

Lombalgia in gravidanza e nel post-partum: perché succede e come gestirla

Durante la gravidanza, la lombalgia è frequente: cambiano il baricentro, i carichi sulla colonna, la mobilità del bacino e la tensione dei tessuti. Inoltre, la stanchezza e il sonno frammentato possono aumentare la sensibilità al dolore. In questi casi è importante evitare soluzioni fai-da-te troppo aggressive e preferire strategie dolci e sicure, come esercizi mirati, mobilità controllata e consigli pratici su come sollevare e ruotare senza stressare la schiena.

Se sei in gravidanza, può essere utile affidarsi a indicazioni dedicate e supervisionate, ad esempio attraverso esercizi in gravidanza. Nel post-partum, oltre alla schiena, entrano in gioco carichi ripetuti (allattamento, bimbo in braccio) e il recupero del core: procedere con gradualità e con supporto professionale è spesso la strada più efficace.

Prevenzione della lombalgia: come ridurre ricadute e cronicità

Prevenire la lombalgia non significa vivere “in punta di piedi” o evitare ogni sforzo, ma costruire una schiena più capace di adattarsi. Le strategie più solide sono sorprendentemente semplici: muoversi ogni giorno, allenare la forza con progressione, curare mobilità di anche e caviglie, gestire i carichi (anche domestici) e migliorare la tecnica di sollevamento. Anche imparare a distribuire i pesi, usare entrambe le mani, avvicinare gli oggetti al corpo e spezzare i lavori lunghi in blocchi più brevi può fare una grande differenza.

Se gli episodi sono ricorrenti, può essere utile tenere un piccolo diario: quando compare il dolore, cosa stavi facendo, quanto hai dormito, quanto stress avevi, quanta attività fisica hai fatto. Non per “colpevolizzarti”, ma per scoprire schemi ripetuti e correggerli con azioni concrete.

Quando rivolgersi al medico o a uno specialista

È consigliabile parlare con il medico se la lombalgia è intensa, se dura oltre 2–3 settimane senza miglioramenti, se limita molto le attività quotidiane, se si associa a dolore che scende lungo la gamba, formicolii o debolezza, o se hai già avuto episodi ricorrenti che stanno peggiorando. Il medico potrà valutare la situazione, escludere segnali di allarme, indicare eventuali esami e indirizzarti allo specialista più adatto (ad esempio fisiatra o fisioterapista) in base ai sintomi.

Ricorda: questa guida è informativa e non sostituisce una visita. Se hai dubbi o sintomi nuovi, chiedere un parere è sempre una scelta prudente.

FAQ sulla lombalgia

La lombalgia passa da sola?

Spesso sì: molti episodi di lombalgia migliorano in giorni o poche settimane, soprattutto se resti attivo con gradualità, eviti il riposo assoluto e gestisci i carichi. Se però il dolore non migliora o torna spesso, è utile confrontarsi con un medico per capire i fattori che lo mantengono.

Meglio riposo o movimento quando ho lombalgia?

Nella maggior parte dei casi è meglio il movimento “tollerabile”: camminare e cambiare spesso posizione aiutano a ridurre rigidità e a recuperare. Il riposo assoluto prolungato tende a rallentare il miglioramento. Se però il dolore è molto forte o c’è un trauma, serve valutazione medica.

Il dolore che scende nella gamba significa sempre sciatalgia?

No, non sempre. Un’irradiazione può avere cause diverse. Quando il dolore scende sotto il ginocchio e si associa a formicolii, intorpidimento o debolezza, è più probabile un coinvolgimento nervoso e conviene farsi valutare dal medico.

Devo fare una risonanza magnetica per la lombalgia?

Non necessariamente. In assenza di segnali di allarme, nelle prime settimane spesso non serve. Il medico può consigliarla se il dolore persiste, se ci sono sintomi neurologici o se sospetta una causa specifica che cambierebbe la gestione.

Caldo o freddo: cosa è meglio per la lombalgia?

Dipende dalla risposta individuale. Il calore spesso rilassa i muscoli e dà sollievo, il freddo può essere utile nelle prime ore dopo uno sforzo o se senti una sensazione di “infiammazione”. Se una delle due opzioni peggiora il dolore, sospendila.

Quando la lombalgia è un’emergenza?

È urgente se compare dopo un trauma importante o se è associata a febbre alta, peggioramento rapido, debolezza marcata a una gamba, perdita di controllo di vescica o intestino, o intorpidimento nella zona genitale/perineale. In questi casi serve valutazione immediata.


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