Emorroidi: sintomi, cause, rimedi e come affrontare il percorso di cura

- Cosa sono le emorroidi?
- Emorroidi interne ed esterne: quali sono le differenze?
- I 4 stadi della patologia emorroidaria
- Sintomi principali: come riconoscere le emorroidi
- Quali sono le cause più comuni?
- Fattori di rischio da non sottovalutare
- Diagnosi: la visita proctologica e altri esami
- Rimedi e trattamenti per le emorroidi infiammate
- Cosa mangiare e cibi da evitare
- Prevenzione: come ridurre il rischio
- Quando consultare uno specialista
- Prenota la tua visita proctologica con Elty
- Domande frequenti sulle emorroidi
- Fonti
Ci sono disturbi di cui si fa fatica a parlare, anche con il proprio medico. Le emorroidi sono tra questi: un problema molto diffuso, spesso sottovalutato o gestito in silenzio per imbarazzo, ma che può influenzare in modo significativo la qualità della vita di chi ne soffre. Prurito, bruciore, sanguinamento, dolore durante i movimenti intestinali: sono segnali che meritano attenzione, non rassegnazione.
Secondo i dati disponibili in letteratura, si stima che oltre il 50% della popolazione adulta sviluppi una forma di patologia emorroidaria nel corso della vita, con picchi di frequenza tra i 45 e i 65 anni. Nonostante la diffusione, molte persone aspettano mesi, o addirittura anni, prima di rivolgersi a uno specialista.
In questo articolo trovi una guida chiara e accurata per capire cosa sono le emorroidi, come riconoscerle, cosa le provoca e quali percorsi di cura esistono oggi. L'obiettivo è uno solo: aiutarti a capire cosa sta succedendo e a scegliere il momento giusto per agire.
Cosa sono le emorroidi?
Le emorroidi sono strutture vascolari presenti in modo fisiologico nel canale anale di ogni persona. Non sono, di per sé, una malattia: fanno parte dell'anatomia normale e contribuiscono al controllo della continenza fecale. Si parla di patologia emorroidaria quando questi cuscinetti vascolari si infiammano, si dilatano o scivolano verso l'esterno, causando sintomi fastidiosi.
I plessi emorroidari sono formati da arteriole, venule e tessuto connettivo. Quando la pressione all'interno di questi vasi aumenta in modo cronico, le pareti si indeboliscono e le strutture si dilatano progressivamente. È a questo punto che compaiono i primi segnali: gonfiore, prurito anale, sensazione di corpo estraneo, perdita di sangue.
È importante distinguere la condizione anatomica normale, che tutti abbiamo, dalla vera e propria patologia. Solo nel secondo caso è necessario intervenire con un percorso specifico.
Emorroidi interne ed esterne: quali sono le differenze?
Le emorroidi interne originano al di sopra della linea dentata, una struttura anatomica che delimita il confine tra il retto e il canale anale inferiore. Essendo localizzate in una zona priva di innervazione sensitiva dolorifica, le emorroidi interne spesso non causano dolore, anche quando sanguinano. Il sanguinamento rettale, di colore rosso vivo, è in molti casi il primo segnale che porta la persona a rivolgersi a uno specialista.
Le emorroidi esterne, invece, si trovano al di sotto della linea dentata, in una zona ricca di terminazioni nervose sensitive. Per questo motivo tendono a essere più dolorose, specialmente in caso di trombosi, ovvero quando si forma un coagulo all'interno del vaso dilatato. Esternamente si presentano come noduli molli o tensivi, talvolta visibili e palpabili intorno all'ano.
In alcuni casi le due forme coesistono: si parla allora di emorroidi miste. La distinzione tra i due tipi orienta lo specialista nella scelta del percorso di cura più adeguato.
I 4 stadi della patologia emorroidaria
La classificazione più utilizzata in ambito clinico per le emorroidi interne è quella in quattro stadi, che descrive il grado di prolasso, ovvero di fuoriuscita del tessuto emorroidario dal canale anale.
Nel primo stadio le emorroidi sono presenti all'interno del canale anale e non prolassano mai verso l'esterno. I sintomi principali sono il sanguinamento e, talvolta, il prurito. Nel secondo stadio il prolasso compare durante la defecazione, ma il tessuto rientra spontaneamente subito dopo, senza che la persona debba intervenire manualmente.
Il terzo stadio è caratterizzato da un prolasso che non rientra da solo: la persona deve ridurlo manualmente. I sintomi sono più importanti e il fastidio nella vita quotidiana aumenta. Nel quarto stadio, infine, il prolasso è permanente e non riducibile nemmeno manualmente. In questa fase sono frequenti dolore, sanguinamento abbondante e difficoltà igieniche significative.
Questa classificazione aiuta lo specialista a valutare la gravità della situazione e a scegliere il tipo di intervento più appropriato, da quello conservativo fino alle procedure mini-invasive o chirurgiche.
Sintomi principali: come riconoscere le emorroidi
Riconoscere i sintomi delle emorroidi non è sempre immediato, soprattutto perché i disturbi possono variare molto da persona a persona e cambiare nel tempo. Il segnale più comune è il sanguinamento rettale, che si manifesta tipicamente con sangue rosso vivo sulla carta igienica, sulle feci o nel water dopo la defecazione. Si tratta quasi sempre di sangue arterioso, quindi brillante, diverso dal sangue scuro associato a problemi del tratto gastrointestinale superiore.
Accanto al sanguinamento, il prurito anale è uno dei disturbi più frequenti e spesso più fastidiosi nella vita quotidiana. Può essere continuo o comparire solo in certi momenti della giornata, ed è causato dalla mucosità prodotta dal tessuto infiammato. Il bruciore, la sensazione di peso o di corpo estraneo nell'area rettale, e il dolore durante o dopo la defecazione completano il quadro sintomatologico più comune.
In presenza di prolasso, la persona può avvertire chiaramente la fuoriuscita di tessuto dall'ano durante o dopo la defecazione. Nei casi più avanzati, il prolasso può presentarsi anche con l'attività fisica o semplicemente in posizione eretta.
Quali sono le cause più comuni?
Le cause delle emorroidi sono legate principalmente a un aumento cronico della pressione sui vasi del plesso emorroidario. La stitichezza è tra i fattori più frequenti: lo sforzo eccessivo durante la defecazione aumenta la pressione nel canale anale e favorisce la dilatazione progressiva dei vasi. Allo stesso modo, la diarrea cronica, alternando tensione e rilassamento improvvisi, può irritare e indebolire i tessuti.
La dieta povera di fibre è strettamente correlata alla stitichezza e, indirettamente, alla comparsa della patologia emorroidaria. Un introito insufficiente di acqua contribuisce a rendere le feci più dure e difficili da espellere, aumentando gli sforzi evacuativi.
La gravidanza rappresenta un altro fattore causale rilevante: l'aumento della pressione addominale esercitata dall'utero sul plesso venoso pelvico, unito alle modificazioni ormonali e alla stitichezza frequente in questo periodo, favorisce lo sviluppo o il peggioramento delle emorroidi, in particolare durante il terzo trimestre e nel periodo del parto.
Fattori di rischio da non sottovalutare
Oltre alle cause dirette, esistono alcuni fattori di rischio che aumentano la probabilità di sviluppare la patologia emorroidaria nel corso della vita. L'età è uno di questi: con il passare degli anni i tessuti di supporto del canale anale si indeboliscono progressivamente, rendendo più probabile la dilatazione e il prolasso dei plessi vascolari.
La sedentarietà prolungata, in particolare la posizione seduta per molte ore consecutive, riduce il ritorno venoso e aumenta la pressione sui vasi pelvici. Chi svolge lavori che richiedono posizione seduta per l'intera giornata lavorativa presenta un rischio più elevato. Al contrario, anche il sollevamento di pesi intenso e frequente può aumentare la pressione addominale in modo dannoso per i plessi emorroidari.
Un indice di massa corporea elevato, la familiarità per la patologia emorroidaria e l'uso cronico e scorretto di lassativi sono altri elementi che lo specialista considera nella valutazione complessiva del rischio individuale.
Diagnosi: la visita proctologica e altri esami
La visita proctologica è il punto di partenza fondamentale per una diagnosi accurata. Lo specialista proctologo effettua inizialmente un'ispezione visiva della regione anale, seguita da una valutazione digitale (esplorazione rettale) che consente di rilevare la presenza di emorroidi interne, il loro grado di prolasso e l'eventuale presenza di altre alterazioni.
L'anoscopio, uno strumento tubolare di piccole dimensioni, permette di visualizzare direttamente l'interno del canale anale e di confermare la diagnosi con maggiore precisione. In alcuni casi, in presenza di sanguinamento o di sintomi atipici, lo specialista può richiedere una rettosigmoidoscopia o una colonscopia per escludere altre cause, tra cui patologie del colon-retto che possono presentarsi in modo simile.
La diagnosi differenziale è importante: non tutti i sintomi anorettali sono dovuti alle emorroidi. Ragadi anali, fistole, polipi, prolasso rettale e, più raramente, neoplasie possono presentarsi con segni analoghi. Per questo motivo, una valutazione specialistica è sempre raccomandata, anche quando i sintomi sembrano lievi e familiari.
Rimedi e trattamenti per le emorroidi infiammate
Il percorso di cura per le emorroidi infiammate varia in base alla gravità della situazione, allo stadio della patologia e alle caratteristiche individuali della persona. Nelle forme lievi, le modifiche allo stile di vita e ai comportamenti alimentari sono spesso sufficienti a ridurre i sintomi in modo significativo.
Sul piano farmacologico, lo specialista può prescrivere pomate o supposte contenenti principi attivi vasoprotettori, antinfiammatori o anestetici locali. I flavonoidi purificati, come la diosmina e l'esperidina, sono tra i principi attivi più studiati per il trattamento della patologia emorroidaria sintomatica: agiscono sul tono venoso e sulla permeabilità capillare, riducendo edema e sanguinamento.
Per le forme più avanzate, resistenti al trattamento conservativo, esistono procedure ambulatoriali mini-invasive. La legatura elastica è tra le più utilizzate per le emorroidi interne di secondo e terzo stadio: consiste nell'applicazione di un elastico alla base del tessuto emorroidario, che porta alla sua necrosi ischemica e alla caduta entro pochi giorni. La scleroterapia e la coagulazione a infrarossi sono altre opzioni disponibili.
L'intervento chirurgico, l'emorroidectomia, si riserva ai casi di quarto stadio o a situazioni che non rispondono alle terapie conservative e mini-invasive. Le tecniche chirurgiche si sono evolute negli anni, con opzioni che consentono un recupero più rapido e meno dolore post-operatorio rispetto al passato.
Cosa mangiare e cibi da evitare
L'alimentazione gioca un ruolo centrale sia nella prevenzione che nel percorso di cura delle emorroidi. Una dieta ricca di fibre favorisce la formazione di feci morbide e ben idratate, riducendo la necessità di sforzo durante la defecazione. Si raccomanda un apporto di fibre pari ad almeno 25-30 grammi al giorno, attraverso il consumo regolare di verdura, legumi, frutta fresca e cereali integrali.
L'idratazione adeguata è altrettanto importante: bere almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno contribuisce alla regolarità intestinale e alla consistenza ottimale delle feci. Questa indicazione è particolarmente rilevante per chi aumenta l'apporto di fibre, poiché le fibre necessitano di acqua per svolgere la loro funzione.
Tra i cibi da evitare o limitare ci sono quelli che irritano la mucosa intestinale o favoriscono la stitichezza: cibi piccanti e speziati, alcol, caffè in eccesso, cibi raffinati e poveri di fibre come pane bianco, riso bianco e dolci industriali. Anche il consumo eccessivo di carne rossa e formaggi stagionati può rallentare il transito intestinale.
Prevenzione: come ridurre il rischio
La prevenzione delle emorroidi passa innanzitutto dalla cura dello stile di vita quotidiano. Adottare un'alimentazione ricca di fibre e mantenersi ben idratati sono le prime misure concrete su cui agire. L'attività fisica regolare, anche moderata come una camminata di 30 minuti al giorno, migliora la circolazione venosa e favorisce la regolarità intestinale.
È utile evitare di trattenersi a lungo in bagno o di sforzarsi eccessivamente durante la defecazione. Rispondere prontamente allo stimolo evacuativo, senza rimandare, riduce la pressione sul plesso emorroidario. Allo stesso modo, limitare la posizione seduta prolungata e fare pause di movimento durante la giornata lavorativa contribuisce a ridurre la pressione venosa pelvica.
Per chi ha già avuto episodi di patologia emorroidaria, la prevenzione delle recidive coincide in gran parte con le stesse indicazioni: costanza nelle abitudini alimentari, attività fisica e attenzione ai segnali precoci, che consentono di intervenire prima che la situazione si aggravi.
Quando consultare uno specialista
Ci sono situazioni in cui è importante non aspettare. Se noti sanguinamento rettale per la prima volta, anche se modesto, è sempre opportuno rivolgerti a uno specialista proctologo per escludere cause diverse dalle emorroidi. Il sangue rettale non va mai attribuito automaticamente a un problema emorroidario senza una valutazione medica.
Rivolgiti a uno specialista anche in presenza di dolore intenso e improvviso nella zona anale, che potrebbe indicare una trombosi emorroidaria acuta, una condizione che richiede attenzione rapida. Lo stesso vale in caso di prolasso che non rientra spontaneamente, perdita di muco, difficoltà nel mantenere l'igiene personale o sintomi che peggiorano nonostante le modifiche allo stile di vita.
Non è necessario aspettare che i sintomi diventino insopportabili. Prima si interviene, più il percorso di cura è semplice ed efficace. La visita proctologica è un esame rapido e non invasivo, e può fare una grande differenza nella gestione della tua salute intestinale.
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Domande frequenti sulle emorroidi
Come capire se si hanno le emorroidi?
I segnali più frequenti delle emorroidi sono il sanguinamento durante la defecazione, il prurito anale, il bruciore e la sensazione di peso nella zona rettale. La presenza di sangue rosso vivo sulla carta igienica o nelle feci è spesso il primo segnale che spinge a cercare una valutazione. Solo la visita proctologica può confermare la diagnosi con certezza.
Cosa fare per far passare l'infiammazione delle emorroidi?
Per ridurre l'infiammazione delle emorroidi è utile applicare ghiaccio avvolto in un panno sulla zona interessata, fare bagni in acqua tiepida, aumentare l'apporto di fibre e idratarsi adeguatamente. Lo specialista può prescrivere pomate o supposte a base di principi attivi antinfiammatori e vasoprotettori per accelerare il miglioramento.
Quanto tempo ci mettono le emorroidi a guarire?
I tempi di guarigione delle emorroidi variano in base alla gravità e al tipo di percorso adottato. Le forme lievi migliorano in pochi giorni con modifiche allo stile di vita. Le forme più avanzate richiedono settimane o, in caso di intervento chirurgico, un recupero di alcune settimane con follow-up specialistico. La risposta è individuale e cambia in relazione alla situazione di partenza.
Cosa succede se non si curano le emorroidi?
Le emorroidi non trattate tendono a evolvere verso stadi più gravi, con prolasso progressivo, sanguinamenti sempre più frequenti e rischio di anemia da carenza di ferro. In alcuni casi può formarsi una trombosi emorroidaria acuta, una condizione dolorosa che richiede attenzione medica rapida. Il percorso di cura è in genere molto più semplice se si interviene in fase precoce.
Come sgonfiare le emorroidi esterne velocemente?
Per ridurre il gonfiore delle emorroidi esterne in tempi rapidi si consiglia l'applicazione locale di ghiaccio avvolto in un panno per brevi periodi, bagni in acqua tiepida e riposo in posizione orizzontale. Le pomate prescritte dallo specialista, a base di principi attivi antinfiammatori o anestetici, aiutano a contenere il dolore e a ridurre l'edema nelle prime ore.
Le emorroidi fanno sempre male?
Le emorroidi interne spesso non causano dolore, anche quando sanguinano, perché si trovano in una zona priva di innervazione sensitiva dolorifica. Il dolore è invece più frequente nelle emorroidi esterne o in presenza di trombosi emorroidaria. Il bruciore e il fastidio durante e dopo la defecazione sono comuni a entrambe le forme.
La gravidanza può causare le emorroidi?
La gravidanza è uno dei fattori di rischio più noti per la comparsa delle emorroidi. L'aumento della pressione addominale, i cambiamenti ormonali e la stitichezza frequente durante la gestazione favoriscono la dilatazione dei plessi vascolari, in particolare nel terzo trimestre e nel periodo del parto. I sintomi spesso migliorano spontaneamente dopo il parto.
Quando è necessario operarsi per le emorroidi?
L'intervento chirurgico per le emorroidi si valuta nei casi di stadio III o IV che non rispondono ai trattamenti conservativi o mini-invasivi. Lo specialista proctologo valuta la situazione in modo individuale. Le tecniche disponibili includono l'emorroidectomia tradizionale e procedure meno invasive come la legatura elastica o la disarterializzazione guidata da Doppler.
Fonti
Istituto Superiore di Sanità (ISS), ISSalute. "Emorroidi". Aggiornamento 2022.
Ministero della Salute. "Malattie dell'apparato digerente: patologia emorroidaria". Documento informativo, 2021.
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World Health Organization (WHO). "Diet, nutrition and the prevention of chronic diseases". Technical Report Series 916, 2003.
Lohsiriwat V. "Hemorrhoids: from basic pathophysiology to clinical management". World Journal of Gastroenterology, 2012.
Ratto C, Parello A, Donisi L, Litta F. "Anorectal physiology and disorders". In: Holzheimer RG, Mannick JA (eds). Surgical Treatment, Evidence-Based and Problem-Oriented. Zuckschwerdt, 2001. Aggiornato in letteratura specialistica 2019.
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