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Dieta del gruppo sanguigno: funziona davvero? Rischi e alternative

~February 12, 2026
9 minuti
dieta del gruppo sanguigno

La dieta del gruppo sanguigno è una delle strategie alimentari più discusse: promette di aiutare a dimagrire, ridurre gonfiore e infiammazione e migliorare energia e benessere scegliendo i cibi in base al proprio gruppo (0, A, B, AB) e al fattore Rh. L’idea può sembrare intuitiva: se il sangue è “diverso” da persona a persona, allora anche l’alimentazione dovrebbe essere personalizzata su quella base. Il punto però è capire cosa c’è di vero, cosa è ipotesi e cosa invece non è supportato dalle prove scientifiche disponibili.

In questa guida facciamo chiarezza in modo pratico: vediamo da dove nasce la teoria, cosa prevede per i vari gruppi, quali sono i possibili benefici (e perché possono verificarsi anche senza che il gruppo sanguigno c’entri), quali rischi considerare e quali alternative più solide esistono per costruire un’alimentazione davvero personalizzata. Se ti interessa un approccio concreto, qui trovi anche esempi di scelte quotidiane e domande frequenti per orientarti.

Cos’è la dieta del gruppo sanguigno e su cosa si basa

La dieta del gruppo sanguigno (nota anche come “blood type diet”) è diventata popolare perché propone un criterio semplice per scegliere cosa mangiare: il gruppo sanguigno. Secondo questa teoria, alcuni alimenti sarebbero più “compatibili” con determinati gruppi e altri andrebbero limitati o evitati perché favorirebbero infiammazione, digestione difficile, aumento di peso o altri disturbi.

Uno dei concetti spesso citati è quello delle lectine, proteine presenti in molti cibi (ad esempio legumi e cereali) che, secondo l’ipotesi, interagirebbero in modo diverso con i vari gruppi sanguigni. È una spiegazione che suona “biologica”, ma il passaggio cruciale è dimostrare con studi clinici che seguire una dieta diversa in base al gruppo sanguigno migliori davvero salute e parametri metabolici rispetto a diete non basate sul gruppo. Ad oggi, le prove a supporto sono limitate e non conclusive.

Quali sono le regole per i gruppi 0, A, B e AB

Le indicazioni cambiano a seconda del gruppo. Nella pratica, molti schemi propongono liste di alimenti “consigliati”, “neutri” e “da evitare”. Le differenze più marcate riguardano proteine animali, latticini, cereali e legumi.

Gruppo 0: spesso viene associato a un profilo “più carnivoro”, con enfasi su carni magre, pesce e verdure e maggiore prudenza con cereali e latticini. È un’impostazione che, in alcune persone, può portare a ridurre zuccheri e farine raffinate, con effetti positivi indipendenti dal gruppo.

Gruppo A: viene frequentemente orientato verso un’alimentazione più vegetale, con più legumi, cereali e verdure e meno carne rossa. Di nuovo: in chi prima mangiava poca fibra e tante calorie da alimenti ultra-processati, un aumento di vegetali può migliorare sazietà e regolarità intestinale.

Gruppo B: di solito è descritto come “più flessibile”, con buona tolleranza a latticini e una varietà di proteine. In alcuni schemi si limitano pollo, mais, grano e alcuni legumi.

Gruppo AB: spesso è una via di mezzo tra A e B, con mix di indicazioni. Il rischio pratico è che le regole diventino complesse e difficili da sostenere nel lungo periodo.

Nota importante: queste categorie non sono linee guida ufficiali e possono variare molto da un autore all’altro. Se stai pensando di seguirle, vale la pena chiederti se sono compatibili con il tuo stile di vita, con eventuali condizioni di salute e con una nutrizione completa.

La scienza cosa dice: evidenze, limiti e perché è controversa

Quando si parla di nutrizione, l’obiettivo non è trovare una teoria “affascinante”, ma un approccio che funzioni nella realtà, su persone diverse, in modo ripetibile e con benefici misurabili. Per la dieta del gruppo sanguigno, al momento, non esiste una base di evidenze robuste che dimostri che i risultati dipendano davvero dal gruppo sanguigno.

In molti casi, chi riferisce benefici (peso, energia, digestione) potrebbe star sperimentando effetti legati a cambiamenti generali, come:

  • Riduzione di alimenti ultra-processatiQuando un piano alimentare impone regole, spesso si finisce per mangiare più “semplice”: meno snack, meno dolci, meno bevande zuccherate. Questo da solo può migliorare peso e parametri metabolici.

  • Aumento di verdure e fibrePiù fibre significa maggiore sazietà, migliore regolarità e spesso un miglior controllo della fame. È un vantaggio che non richiede la “chiave” del gruppo sanguigno.

  • Maggiore attenzione e consapevolezzaTenere traccia di cosa mangi, pianificare i pasti e avere uno schema aumenta l’aderenza e riduce le scelte impulsive.

  • Taglio calorico involontarioLimitare categorie di cibo può ridurre le calorie totali, portando dimagrimento anche se le motivazioni teoriche non sono corrette.

Questo non significa che “non funzioni mai” come esperienza soggettiva, ma che è difficile attribuire i risultati al gruppo sanguigno come causa. Se vuoi investire tempo e impegno, ha senso puntare su metodi con basi più solide e personalizzazione basata su storia clinica, preferenze, obiettivi, segnali del corpo e, quando utile, esami.


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Benefici possibili: quando può aiutare (anche se non per il gruppo sanguigno)

Alcune persone trovano utile la dieta del gruppo sanguigno perché fornisce un “binario” chiaro. Se parti da un’alimentazione disordinata, qualsiasi schema che ti faccia scegliere cibi freschi, cucinare di più e ridurre eccessi può avere effetti positivi.

I benefici riferiti più spesso includono:

  • Perdita di pesoSpesso collegata a un minor introito calorico e a porzioni più controllate. Se noti una perdita di peso improvvisa non intenzionale, però, è importante parlarne con il medico per escludere altre cause.

  • Meno gonfiore e digestione più leggeraIl miglioramento può dipendere dalla riduzione di alimenti ricchi di sale, zuccheri o alcol e dall’aumento di fibre e acqua. Se il tuo problema principale è il gonfiore addominale, può essere utile una valutazione più mirata.

  • Più energia durante la giornataSpesso legata a colazioni e pranzi più completi, con migliori combinazioni di carboidrati, proteine e grassi “buoni” e meno picchi glicemici.

  • Maggiore regolaritàUn’alimentazione con più vegetali, legumi (se tollerati) e cereali integrali può migliorare anche la stitichezza e il benessere intestinale.

Il punto chiave è questo: se la dieta ti aiuta a mangiare meglio, bene. Ma è utile considerarla come un “pretesto organizzativo”, non come una verità biologica certa.

Rischi e controindicazioni: quando fare attenzione

Qualunque schema alimentare che elimina intere categorie di cibi può portare a squilibri, soprattutto se seguito senza guida professionale. Con la dieta del gruppo sanguigno i rischi principali sono pratici e nutrizionali.

  • Carenze nutrizionaliSe restringi troppo latticini o fonti di calcio e vitamina D, o se riduci eccessivamente cereali/legumi senza alternative, potresti non coprire fabbisogni di fibre, micronutrienti e proteine. Se sospetti un problema di vitamina D, qui trovi un approfondimento su vitamina D insufficiente.

  • Eccesso di proteine animaliAlcune varianti per gruppo 0 spingono molto su carne e pesce. Per alcune persone (specie con problemi renali o cardiovascolari) è un’impostazione che va valutata con attenzione. In caso di dubbi su salute dei reni, può essere utile leggere anche di insufficienza renale.

  • Relazione difficile con il ciboListe rigide “vietato/permesso” possono aumentare ansia, senso di colpa e alimentazione disordinata, soprattutto in chi ha già un rapporto complicato con dieta e controllo.

  • Effetto yo-yoSe lo schema è troppo restrittivo, è più facile abbandonarlo e riprendere le abitudini precedenti. Il risultato può essere un ciclo di perdita e recupero di peso.

Inoltre, il gruppo sanguigno non riassume la tua storia: allergie, intolleranze, farmaci, attività fisica, condizioni ormonali e metaboliche hanno un impatto molto più diretto su come ti senti e su cosa ti fa bene.

Gruppo sanguigno e metabolismo: cosa personalizza davvero una dieta

Se l’obiettivo è la personalizzazione, ci sono fattori più utili del gruppo sanguigno. Ad esempio, il tuo metabolismo è influenzato da età, massa muscolare, sonno, stress, movimento e apporto calorico. In più, ci sono aspetti clinici concreti che possono guidare scelte alimentari più efficaci.

  • Glicemia e risposta ai carboidratiPer alcune persone è importante gestire qualità e quantità dei carboidrati, valutando anche l’indice glicemico degli alimenti, soprattutto se ci sono segnali di insulino-resistenza.

  • Salute intestinaleGonfiore, alvo alterno, sensibilità a certi cibi possono richiedere strategie su fibre, fermentabili, ritmi dei pasti e idratazione, più che regole basate sul gruppo sanguigno.

  • Profilo lipidico e rischio cardiovascolareSe trigliceridi o colesterolo sono alti, la priorità diventa la qualità dei grassi, l’apporto di fibre e l’equilibrio calorico.

  • Preferenze e sostenibilitàLa dieta migliore è quella che riesci a seguire per mesi e anni, non per due settimane. La “personalizzazione” vera include gusto, routine e contesto familiare.

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Alternative più solide: come costruire un piano efficace e flessibile

Se ti incuriosisce la dieta del gruppo sanguigno perché desideri un piano “su misura”, puoi ottenere lo stesso (o migliore) risultato con approcci più supportati e adattabili. Un esempio è la dieta mediterranea, spesso consigliata perché bilanciata, ricca di vegetali e sostenibile nel tempo. Se vuoi approfondire, trovi una guida alla dieta mediterranea.

Un modo semplice per impostare una giornata tipo senza rigidità:

  • Verdure a ogni pastoCrude o cotte, di stagione: aiutano sazietà, micronutrienti e regolarità.

  • Proteine ben distribuiteLegumi, pesce, uova, latticini (se tollerati), carni magre: l’obiettivo è coprire il fabbisogno senza eccessi.

  • Carboidrati di qualitàPreferire integrali e porzioni adeguate all’attività fisica; ridurre zuccheri e farine raffinate se hai fame “a montagne russe”.

  • Grassi buoniOlio extravergine d’oliva, frutta secca, semi; e, dove indicato, pesce ricco di omega-3.

Se stai valutando un percorso guidato, una visita nutrizionale può aiutarti a trasformare obiettivi generici (“voglio dimagrire”) in un piano realistico e monitorabile. Puoi anche considerare un nutrizionista online quando hai bisogno di flessibilità e follow-up più semplici.

Come capire il proprio gruppo sanguigno (e quando serve davvero saperlo)

Conoscere il gruppo sanguigno è utile soprattutto in ambito trasfusionale e in alcune situazioni mediche specifiche. Per la maggior parte delle persone, non è un dato necessario per “scegliere la dieta”. Se non lo sai, esistono modi affidabili per scoprirlo: donazione di sangue, documentazione sanitaria, o test di laboratorio. Se vuoi capire come fare, puoi leggere questa guida su come scoprire gruppo sanguigno.

Se stai usando il gruppo sanguigno come scorciatoia per orientarti, considera che strumenti più utili possono essere un diario alimentare, il monitoraggio di sonno e movimento, e una valutazione clinica quando ci sono sintomi persistenti.

Quando consultare un medico

È una buona idea consultare il medico (o un nutrizionista clinico) prima di iniziare diete restrittive o se hai condizioni mediche in corso. In particolare, chiedi un parere se hai diabete o sospetta insulino-resistenza, malattie renali o epatiche, gravidanza o allattamento, disturbi del comportamento alimentare, oppure se compaiono sintomi come stanchezza intensa, calo di peso non intenzionale, capogiri, palpitazioni o disturbi intestinali persistenti. La personalizzazione corretta parte dalla tua storia clinica, non solo da una categoria come il gruppo sanguigno.

FAQ sulla dieta del gruppo sanguigno

La dieta del gruppo sanguigno è scientificamente provata?

Al momento non ci sono prove solide e definitive che dimostrino che i benefici dipendano dal gruppo sanguigno. Molti miglioramenti possono derivare da cambiamenti generali della qualità della dieta e delle calorie introdotte.

Si può dimagrire con la dieta del gruppo sanguigno?

Sì, alcune persone dimagriscono perché lo schema riduce cibi calorici e ultra-processati e aumenta l’attenzione alle porzioni. Non è detto però che il risultato sia legato al gruppo sanguigno: spesso è un effetto del nuovo stile alimentare.

La dieta del gruppo sanguigno aiuta contro il gonfiore?

Può aiutare se porta a mangiare più fibre, bere meglio e ridurre sale, alcol e zuccheri. Se il gonfiore è frequente o associato a dolore, diarrea/stitichezza o sangue nelle feci, è meglio fare una valutazione medica.

Che differenza c’è tra dieta del gruppo sanguigno e dieta mediterranea?

La dieta mediterranea è un modello alimentare bilanciato e supportato da molte evidenze in prevenzione cardiovascolare e metabolica. La dieta del gruppo sanguigno è un approccio basato su un’ipotesi meno supportata, con regole che possono diventare restrittive.

Devo evitare glutine o latticini in base al gruppo sanguigno?

In assenza di diagnosi (celiachia, allergia, intolleranze) non è obbligatorio. Eliminare latticini o cereali può essere utile solo se c’è un motivo specifico e se si ribilancia l’alimentazione per evitare carenze.

Il fattore Rh cambia le indicazioni della dieta del gruppo sanguigno?

In molti schemi il Rh viene citato, ma non esiste una base chiara e condivisa che dimostri un impatto pratico del Rh sulle scelte alimentari quotidiane.


AutoreElty

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