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Cartilagine: cos’è, a cosa serve e come proteggere le articolazioni

~February 20, 2026
11 minuti
cartilagine

La cartilagine è un tessuto “speciale”: non è dura come l’osso e non è elastica come un legamento, ma sta nel mezzo e fa una cosa fondamentale per la nostra qualità di vita. In pratica, aiuta le articolazioni a muoversi in modo fluido, riduce l’attrito tra le superfici ossee e contribuisce ad assorbire gli urti. Quando è in salute, spesso non ci pensiamo nemmeno: camminare, salire le scale, piegarsi o afferrare un oggetto risultano gesti semplici. Quando invece la cartilagine si altera o si assottiglia, possono comparire dolore, rigidità e limitazioni nei movimenti che influenzano sport, lavoro e vita quotidiana.

In questo articolo vediamo, con un linguaggio chiaro e affidabile, cos’è la cartilagine, dove si trova, quali sono le cause più comuni di usura o danno, come si fa la diagnosi e quali strategie (realistiche e sicure) aiutano a proteggere le articolazioni. Non troverai promesse miracolose: l’obiettivo è darti strumenti utili per capire cosa sta succedendo e quali passi fare insieme al medico o al fisioterapista.

Che cos’è la cartilagine e perché è così importante

La cartilagine è un tessuto connettivo formato da cellule (condrociti) immerse in una “matrice” ricca di acqua, collagene e proteoglicani. Questa matrice funziona un po’ come un cuscino tecnico: trattiene acqua, resiste alla compressione e permette uno scorrimento quasi “lubrificato” tra le superfici articolari. A differenza di molti altri tessuti, la cartilagine ha una capacità di riparazione limitata: è poco vascolarizzata (arriva poco sangue) e questo rende più difficile recuperare dopo un danno.

Il suo ruolo, però, non è solo “meccanico”. La cartilagine lavora in sinergia con ossa, capsule articolari, menischi, tendini e muscoli per stabilizzare e rendere efficiente il movimento. Se uno di questi elementi è in difficoltà, anche la cartilagine può risentirne nel tempo.

Tipi di cartilagine: ialina, fibrosa ed elastica

Non esiste un’unica cartilagine. Nel corpo troviamo forme diverse, pensate per funzioni differenti. Capire questa distinzione aiuta anche a comprendere perché alcune aree sono più soggette a usura o a dolore.

  • Cartilagine ialina: è la più diffusa. Riveste le superfici delle articolazioni (cartilagine articolare) e si trova anche in alcune strutture delle vie respiratorie. È liscia e progettata per lo scorrimento.

  • Cartilagine fibrosa: è più “robusta” e resistente alla trazione. La troviamo, per esempio, nei dischi intervertebrali e in strutture come i menischi, dove deve gestire carichi importanti.

  • Cartilagine elastica: è più flessibile. È presente in strutture che devono piegarsi e tornare in forma, come il padiglione auricolare.

Dove si trova la cartilagine nel corpo

Quando si parla di cartilagine, la mente va subito a ginocchio o anca, ma in realtà è presente in molte zone. La sua distribuzione è “strategica”: si concentra dove serve scorrimento, ammortizzazione o supporto flessibile.

  • Articolazioni: riveste le estremità delle ossa in punti come ginocchio, anca, caviglia, spalla, gomito e polso, consentendo movimenti fluidi.

  • Colonna vertebrale: contribuisce alla funzione di ammortizzazione nei dischi intervertebrali, fondamentali per distribuire i carichi.

  • Gabbia toracica: collega le costole allo sterno, permettendo una certa elasticità durante la respirazione.

  • Naso e orecchio: dà forma e sostegno senza rigidità eccessiva.

Come “si consuma” la cartilagine: usura, infiammazione e traumi

Dire che la cartilagine “si consuma” è una semplificazione, ma rende l’idea. In molti casi, il problema nasce da un equilibrio che si rompe nel tempo tra carico meccanico, capacità di adattamento del tessuto e qualità del movimento. Anche fattori biologici (età, ormoni, predisposizione) e infiammatori possono favorire la degradazione della matrice cartilaginea.

Le situazioni più comuni includono l’uso ripetuto e intenso di un’articolazione, un sovraccarico legato al peso corporeo, un allineamento non ottimale, ma anche traumi acuti. Per esempio, una distorsione al ginocchio può danneggiare strutture che proteggono la cartilagine (come legamenti o menischi), aumentando lo stress sulle superfici articolari durante il movimento.

Cause e fattori di rischio più comuni

Non sempre c’è una sola causa: spesso è una combinazione di elementi. Conoscere i principali fattori di rischio aiuta a ragionare in prevenzione, soprattutto se avverti rigidità o fastidio ricorrente.

  • Età: con il tempo, la capacità di mantenere “idrata” ed efficiente la matrice cartilaginea può ridursi. Non significa che il dolore sia inevitabile, ma che serve più attenzione a carichi e recupero.

  • Sovrappeso: aumenta i carichi sulle articolazioni portanti (ginocchio, anca, caviglia) e può favorire l’infiammazione di basso grado. Anche piccole riduzioni di peso, se indicate dal medico, possono alleggerire in modo significativo.

  • Traumi e microtraumi: infortuni sportivi, lavori pesanti o movimenti ripetitivi possono creare un “debito” meccanico nel tempo.

  • Debolezza muscolare e scarso controllo motorio: muscoli poco allenati o schemi di movimento inefficienti fanno lavorare peggio l’articolazione, aumentando l’attrito e la compressione.

  • Allineamento articolare: varo/valgo del ginocchio, piede piatto o altri disallineamenti possono concentrare il carico in un’area più ristretta della cartilagine.

  • Patologie articolari: condizioni come artrosi o alcune forme di artrite possono alterare progressivamente la cartilagine e i tessuti circostanti.

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Sintomi: come capire se la cartilagine può essere coinvolta

La cartilagine in sé non è ricca di terminazioni nervose, quindi spesso i sintomi derivano dalle strutture vicine (osso subcondrale, sinovia, tendini, legamenti, muscoli) che reagiscono alla perdita di scorrimento o alla maggiore pressione. In pratica: il fastidio “si sente”, anche se la fonte non è sempre immediata.

  • Dolore durante o dopo il carico: camminare a lungo, salire/scendere le scale o stare in piedi può aumentare il dolore.

  • Rigidità: spesso è più evidente al mattino o dopo essere rimasti seduti a lungo, e tende a migliorare con un po’ di movimento.

  • Gonfiore: può comparire per irritazione della membrana sinoviale e aumento del liquido articolare; in alcuni casi si nota un ginocchio gonfio dopo sforzi o giornate più intense.

  • Scricchiolii o crepitii: sensazioni sonore o tattili durante il movimento; non sempre sono un segno di danno, ma se associati a dolore meritano valutazione.

  • Limitazione funzionale: difficoltà a piegarsi, accovacciarsi, correre, fare sport o anche semplicemente camminare a passo sostenuto.

Cartilagine del ginocchio: menisco e superfici articolari

Il ginocchio è uno dei distretti più “stressati” perché gestisce carichi elevati e movimenti complessi. Qui convivono più strutture cartilaginee con ruoli diversi: la cartilagine articolare che riveste femore, tibia e rotula, e i menischi (cartilagine fibrosa) che aiutano a distribuire il carico e migliorare la stabilità.

Quando il sistema funziona bene, la pressione si distribuisce in modo uniforme. Se invece c’è un danno meniscale o una perdita di cartilagine articolare, il carico si concentra e il ginocchio può diventare più sensibile. Non a caso, molte persone cercano risposte partendo da un dolore apparentemente “banale” che col tempo diventa più frequente.

Cartilagine dell’anca, della spalla e della colonna

All’anca, la cartilagine deve permettere scorrimento e stabilità in un’articolazione che sostiene il peso del corpo. La spalla, invece, è un’articolazione estremamente mobile: qui la cartilagine lavora insieme a tendini e muscoli per mantenere la testa dell’omero centrata durante i movimenti. Nella colonna vertebrale, la componente cartilaginea e discale contribuisce ad assorbire gli urti e a consentire flessibilità: problemi posturali e sovraccarichi possono riflettersi sul benessere generale, inclusa la percezione di rigidità e dolore.

Quando il dolore si localizza in aree diverse, è utile ricordare che “cartilagine” non significa solo ginocchio: la logica del problema (carico, movimento, recupero, infiammazione) può essere simile, anche se le strutture coinvolte cambiano.

Diagnosi: quali esami possono essere utili

La diagnosi non si basa solo su un’immagine. In genere parte da una visita: racconto dei sintomi, valutazione del movimento, test clinici e analisi dei fattori di rischio (peso, lavoro, sport, pregressi traumi). Gli esami servono a completare il quadro e a escludere altre cause.

  • Radiografia: è utile per vedere l’osso e alcuni segni indiretti (come la riduzione dello spazio articolare). Non mostra direttamente la cartilagine, ma può orientare in caso di artrosi.

  • Risonanza magnetica: è uno degli esami più informativi per valutare cartilagine, menischi, legamenti e tessuti molli. È spesso indicata quando si sospetta un danno specifico o quando i sintomi persistono.

  • Ecografia: può essere utile per valutare versamento, sinovia e tendini in alcune sedi, anche se la cartilagine articolare profonda non è sempre ben visualizzabile.

In alcuni casi, il medico può proporre un percorso graduale: prima terapia e rieducazione del movimento, poi esami se il miglioramento non arriva o se ci sono segnali di allarme.

Cosa fare se si sospetta un problema di cartilagine

Se avverti sintomi compatibili con un coinvolgimento cartilagineo, l’obiettivo iniziale è ridurre lo stress sull’articolazione senza “spegnere” il movimento. Il riposo assoluto, infatti, raramente aiuta: le articolazioni hanno bisogno di carichi adeguati e progressivi per mantenere una buona funzione.

  • Gestione dei carichi: ridurre temporaneamente attività che scatenano dolore (salti, corsa intensa, accovacciamenti profondi), mantenendo però un’attività compatibile, come cammino moderato o esercizi controllati.

  • Rinforzo muscolare mirato: muscoli più forti e coordinati proteggono l’articolazione e migliorano la distribuzione delle forze.

  • Recupero e sonno: il corpo gestisce meglio l’infiammazione e la riparazione quando dormiamo bene e alterniamo sforzo e recupero.

  • Valutazione tecnica del movimento: lavorare su postura, appoggio del piede, controllo dell’anca e del tronco può ridurre sovraccarichi ripetuti.

Trattamenti: dall’esercizio alle terapie fisiche, cosa sapere

La cura dipende dalla causa, dalla sede e dalla gravità del problema, ma esiste un principio comune: la strategia più efficace tende a essere quella combinata, costruita nel tempo. Non esiste un singolo intervento che “ricostruisca” la cartilagine in modo universale, ma esistono percorsi che riducono dolore e migliorano la funzione, spesso in maniera significativa.

  • Esercizio terapeutico: è una delle opzioni con le migliori evidenze per molte condizioni degenerative e da sovraccarico. L’obiettivo non è “allenarsi duro”, ma allenarsi bene e in modo progressivo.

  • Terapie fisiche: in alcuni casi possono essere proposte come supporto al percorso riabilitativo, per modulare dolore e facilitare il recupero. Esempi includono tecarterapia o laserterapia, la cui indicazione va valutata con un professionista.

  • Farmaci antidolorifici o antinfiammatori: possono essere utili in alcune fasi, ma vanno sempre considerati con prudenza e su indicazione del medico, soprattutto in presenza di altre patologie o terapie in corso.

  • Infiltrazioni: esistono diverse opzioni (per esempio con acido ialuronico o altre sostanze). Non sono “magiche” e non sono adatte a tutti: è il medico a valutare benefici, rischi e indicazioni.

  • Chirurgia: si prende in considerazione quando i sintomi sono importanti, persistenti e limitanti, o in caso di lesioni specifiche che non rispondono al trattamento conservativo.

Alimentazione e stile di vita: cosa può aiutare davvero

Parlare di cartilagine porta spesso a domande su diete e “soluzioni rapide”. La realtà è che nessun alimento, da solo, ripara la cartilagine. Però lo stile di vita può fare una grande differenza sul contesto in cui l’articolazione lavora: infiammazione generale, peso corporeo, energia per l’esercizio, qualità del sonno.

  • Gestione del peso: se c’è sovrappeso, un percorso graduale può ridurre il carico articolare e migliorare i sintomi, soprattutto a ginocchio e anca.

  • Modello alimentare equilibrato: un’impostazione in stile dieta mediterranea (verdure, frutta, legumi, cereali integrali, pesce, olio extravergine) è spesso utile come base per la salute generale.

  • Idratazione: l’acqua è una componente importante della matrice cartilaginea. Restare idratati è una misura semplice, con benefici che vanno oltre le articolazioni.

  • Fumo e sedentarietà: entrambi possono peggiorare la qualità dei tessuti e la capacità di recupero.

Se stai valutando integratori, è bene parlarne con il medico: alcune sostanze sono studiate in ambito articolare, ma l’efficacia può variare e non sostituiscono la terapia basata su esercizio e gestione dei carichi.


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Esercizi e movimento: la “manutenzione” più concreta per le articolazioni

Le articolazioni amano il movimento, purché sia adatto e progressivo. L’esercizio migliora la forza muscolare, la stabilità, la coordinazione e la tolleranza al carico. Inoltre può aiutare a gestire il dolore attraverso meccanismi neurofisiologici (in parole semplici: il corpo “modula” meglio gli stimoli dolorosi).

  • Forza: rinforzo di quadricipite, glutei, polpacci e muscoli del tronco per proteggere ginocchio e anca.

  • Mobilità: esercizi dolci per recuperare escursione articolare e ridurre rigidità, senza forzare il dolore.

  • Propriocezione e controllo: lavoro su equilibrio e controllo del gesto, utile soprattutto dopo infortuni.

  • Attività aerobica a basso impatto: cyclette, nuoto o cammino possono aiutare resistenza e gestione del peso senza sovraccarichi eccessivi.

Un percorso di fisioterapia può essere particolarmente utile per personalizzare intensità e progressione, soprattutto se il dolore ti ha fatto “cambiare modo di muoverti” e senti l’articolazione insicura.

Quando consultare un medico

È consigliabile consultare il medico (o uno specialista) se il dolore articolare dura più di 2–3 settimane nonostante la riduzione dei carichi, se il gonfiore è evidente o ricorrente, se avverti blocchi articolari, instabilità, perdita di forza, oppure se il dolore ti sveglia la notte o peggiora rapidamente. Una valutazione è importante anche dopo un trauma significativo, soprattutto se non riesci a caricare il peso o se l’articolazione cambia forma e funzione. In presenza di febbre, arrossamento marcato e dolore intenso, è prudente un controllo urgente per escludere cause che richiedono interventi rapidi.

FAQ sulla cartilagine

La cartilagine si può rigenerare?

La cartilagine ha una capacità di riparazione limitata. In alcune situazioni può esserci un parziale recupero o un adattamento dei tessuti, ma spesso l’obiettivo realistico è ridurre dolore e migliorare la funzione con esercizio, gestione dei carichi e terapie mirate.

Come capire se ho un consumo di cartilagine o un’infiammazione?

I sintomi possono sovrapporsi. Dolore da carico, rigidità e riduzione della mobilità possono comparire sia in condizioni degenerative sia infiammatorie. La differenza si fa con visita medica, anamnesi e, se necessario, esami strumentali e del sangue per inquadrare la causa.

La risonanza magnetica vede la cartilagine?

Sì, la risonanza magnetica è uno degli esami più utili per valutare la cartilagine e molte strutture associate (menischi, legamenti, tendini). L’indicazione va però contestualizzata: non sempre serve subito, e un referto va interpretato insieme ai sintomi.

Se sento scricchiolii al ginocchio significa che la cartilagine è rovinata?

Non necessariamente. Gli scricchiolii possono essere presenti anche in articolazioni sane. Diventano più significativi se associati a dolore, gonfiore o limitazione persistente: in quel caso è utile una valutazione.

Camminare fa bene o male alla cartilagine?

In generale, camminare a intensità adeguata è spesso utile: mantiene attivi muscoli e articolazioni. Se però il dolore aumenta molto o compare gonfiore dopo la camminata, può essere necessario ridurre temporaneamente il carico e impostare un percorso graduale con un professionista.

Gli integratori per le articolazioni funzionano?

Alcuni integratori sono studiati in ambito articolare, ma i risultati possono variare molto da persona a persona e non sostituiscono esercizio e gestione dei carichi. Prima di assumerli, è prudente parlarne con il medico, soprattutto se prendi altri farmaci o hai patologie croniche.


AutoreElty

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